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Trento
26 febbraio | 18:44

Parità di genere e lavoro, opportunità e possibilità di crescita. “Divario ancora troppo elevato, si deve fare di più. Davanti a noi, un potenziale del +12% nel Pil”

Presentato il volume edito da Il Sole 24 Ore a cura di Silvia Pagliuca e Paolo Morando. “In Italia, lavora appena una donna su due e la disparità retributiva e pensionistica (gender pay gap) ha raggiunto i 7922 euro”

Parità di genere e lavoro, opportunità e possibilità di crescita
di Alissa Claire Collavo

TRENTO. “Parità di genere. La conquista di tutti”. Una tematica attuale e urgente, analizzata con approccio innovativo dai giornalisti Silvia Pagliuca e Paolo Morando in un libro voluto dalla Fondazione Vrt ed edito da Il Sole 24 Ore, per la quale “occorre e si può fare molto di più”, afferma Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore, chiamato a introdurre l'oggetto di studio del volume.

 

“Il 2023 è stato un anno importante per la parità di genere – continua Tamburini – culminato con l'assegnazione del Premio Nobel per l'economia a Claudia Goldin e alla sua ricerca sul gender gap” ma è necessario continuare a “contrastare i tentativi di ritorno al passato sul tema”.

 

“La parità di genere è un obiettivo molto importante da raggiungere ma c'è il rischio che diventi una moda”, mette in guardia Tamburini.

 

Cosa fare allora per non perdere di vista il reale obiettivo di questa battaglia economica e sociale? Innanzitutto, “cominciare a scardinare gli stereotipi, partendo dalla formazione e dall'ambiente familiare”, sostiene l'assessora alle pari opportunità, Giulia Casonato, ricordando come “il problema delle discriminazioni e della parità di genere riguardi tutti” e come “l'assenza delle donne dal mercato del lavoro e dalle posizioni lavorative di alto livello” abbia inevitabilmente un impatto su tutta la società.

 

“La parità di genere non significa solo equità – spiega il Presidente della Fondazione VRT, Stefano Milani –; è anche opportunità e possibilità di crescita”.

 

“Davanti a noi, c'è una possibilità di crescita enorme – esorta Milani – Se l'Italia raggiungesse la parità di genere entro il 2050, il suo Pil potrebbe aumentare del 12%”.

 

Una percentuale incoraggiante che si scontra con le difficoltà quotidiane del divario di genere, a cominciare dalla sottorappresentazione occupazionale femminile: in Italia, infatti, lavora appena una donna su due.

 

Altre disparità riguardano le condizioni retributive e pensionistiche (dove il gender pay gap ha raggiunto i 7922 euro) e la segregazione verticale delle carriere che vede le donne impiegate in ruoli di routine e a bassa qualificazione, con appena il 16.5% delle ragazze italiane laureate in materie Stem (scienza, tecnologia, economia e matematica).

 

La ricerca di Pagliuca e Morando ne analizza, di conseguenza, le cause: “stereotipi, ancora molto diffusi in famiglia così come a scuola e sul lavoro, lo squilibrio nella gestione delle attività di cura, per il 70% a carico delle donne, la mancanza di servizi all'infanzia (in Italia solo il 27% dei bambini ha accesso agli asili nido), l'assenza di modelli che possano incoraggiare la partecipazione femminile al mondo del lavoro”.

 

E nel concreto? Mediante questo libro, la Fondazione VRT intende offrire il proprio contributo al dibattito e alla crescita del Paese, ma anche “sostenere il superamento del divario di genere, finanziando bandi e progetti di ricerca a favore dell'imprenditorialità femminile”, afferma Milani.

 

Le aziende, per quanto riguarda il profitto, “hanno una possibilità di crescita dal 5 al 10%”, continua Milani, interrogandosi sui fattori necessari ad ottenere questo tipo di risultati.

 

Servono competenze: in futuro, infatti, “9 posti di lavoro su 10 richiederanno competenze digitali ma se da una parte di popolazione permane un approccio umanistico, non ci sarà cambiamento”.

 

Ma servono anche un ricambio dei modelli di leadership e manageriali e dei progetti “con tecnologie abilitanti che permettano di facilitare la vita delle persone, aiutando la creazione di un modello di work-life balance”, conclude Milani.

 

Una sfida fondamentale per il futuro, quella della parità di genere, "su cui il mondo accademico e l'Università di Trento si confrontano da tempo”, interviene il rettore di UniTn e vicepresidente di Fondazione Vrt, Flavio Deflorian. “La presenza, tra le relatrici di oggi, di due colleghe è la prova di quanto il mondo femminile abbia dato alla ricerca da sempre. È chiaro a tutti che la parità di genere non è solo un tema di giustizia ed equità ma è anche fortemente legato allo sviluppo”.

 

Le interviste a sette donne di successo che vanno a comporre la seconda parte del libro, hanno lo scopo di invertire il senso comune di narrazione, a testimonianza di quanto sia possibile, seppur non senza difficoltà, raggiungere la parità di genere in ambito lavorativo.

 

Le testimonianze di Chiara Saraceno (sociologa), Daria De Pretis (giurista, già vicepresidente della Corte Costituzionale e rettrice dell'Università di Trento), Bernadette Bevacqua (Chief executive officer di Sperlari), Giovanna Fior (amministratore unico di Bauer Spa), Elisa Ricci (ricercatrice) e Sofia Santi (Ceo e fondatrice di OneBra) confermano infatti l'urgenza di un impegno concreto per ridurre il gender gap a vantaggio della crescita economica e sociale del Paese.

 

Sette esempi di competenza e merito dunque – aspetti sui quali si focalizza Carlo Schoenberg, Presidente del Consiglio di gestione della Fondazione Caritro –, modello per le nuove generazioni, carenti di esempi “utili a capire che un certo tipo di carriera è possibile”, afferma Chiara Saraceno.

 

“I monopoli non si possono rompere se non con delle regole”, ricorda infine Daria De Pretis, auspicando una maggiore applicazione delle quote femminili in ambienti come magistratura e politica dove la partecipazione delle donne è ancora limitata. “La disparità tra uomini e donne implica il dimezzare il bacino dal quale si attingono i talenti”.

 

 

 

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