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Trento
23 marzo | 13:12

Bilancio di genere, a Trento cresce l'occupazione femminile ma permane il divario salariale: “Tra il 2016 e il 2020, 10 mila euro lordi l'anno in meno degli uomini”

In politica, le donne hanno gradimento maggiore ma faticano a raggiungere posizioni apicali (nel 2020, solo 3 donne su 12 nelle commissioni consiliari). All'università, la maggior parte delle studentesse preferisce ancora le materie umanistiche all'area Stem 

Bilancio di genere, a Trento cresce l'occupazione femminile ma permane il divario salariale
di Alissa Claire Collavo

TRENTO. A Trento cresce, seppure di poco, l'occupazione femminile anche se i redditi delle donne continuano a essere inferiori a quelli dei colleghi uomini; persistono inoltre le difficoltà nel raggiungere “posizioni apicali e di responsabilità sia nelle aziende partecipate del Comune di Trento sia in quelle private”.

 

Questi sono solo alcuni dei risultati che emergono dal Bilancio di genere 2023 presentato nel pomeriggio del 21 marzo a Palazzo Geremia dall'assessora alle pari opportunità, Giulia Casonato e dalla presidente del Consiglio delle donne, Filomena Chilà.

 

Il documento è stato realizzato dal team guidato dalla professoressa Barbara Poggio, prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Università di Trento (di cui fanno parte le collaboratrici del Centro Studi di Genere, Anna Ress, Letizia Caporusso e Majida El Aafyouny) e fa il punto sulle disparità di genere nel Comune di Trento, consentendo all'amministrazione di valutare l'impatto delle scelte strategiche sulle disuguaglianze.

 

“Non è facile riuscire a riconoscere la natura sistemica delle discriminazioni di genere”, ha affermato l'assessora Casonato. “Per questo motivo, abbiamo bisogno di nuovi strumenti che applichino una lente di genere attraverso la quale leggere i dati e analizzare le politiche pubbliche”.

 

l Bilancio costituisce quindi “un punto di partenza per rispondere ai bisogni della società”, ha ribadito la presidente, Filomena Chilà, sostenendo che “per un reale cambio di passo risulta fondamentale adottare l’approccio delle pari opportunità come indicatore di benessere della città”.

 

Tra i parametri presi in considerazione nel processo di valutazione delle disparità, figurano “demografia, salute, istruzione, violenza di genere e spazio urbano” ma anche “lavoro, economia, potere e rappresentanza, famiglia e conciliazione”; ambiti per i quali si è calcolato “il livello di disparità nel Comune di Trento e, dove possibile, il trend provinciale, oltre agli interventi attivati dall’Amministrazione e le risorse messe a disposizione per colmare le differenze di genere”.

 

Il format proposto rappresenta un unicum a livello nazionale”, ha sottolineato la professoressa Poggio nel ricordare come il Bilancio sia frutto della collaborazione tra Comune e Università di Trento e costituisca un “fondamentale punto di partenza per una progettazione partecipata di una città più equa per donne e uomini”.

 

Nel Comune di Trento, l'occupazione femminile è passata dal 45,8% al 46,8% (nell'arco di dieci anni, dal 2011 al 2021) mentre quella maschile dal 59,9% al 58,6%.

 

La riduzione del gap occupazionale registrato in questo periodo, passato dal 14,1% all'11,9%, viene motivato dall'aumento dell'occupazione femminile da un lato e dall'altro, dalla riduzione di quella maschile (pur tenendo conto delle crisi economiche che hanno penalizzato un po' tutti i lavoratori).

 

Anche in ambito imprenditoriale emerge un forte divario di genere: l'80% delle imprese aventi sede legale a Trento è infatti guidato da uomini, i quali “nei settori dell’estrazione mineraria, della fornitura energetica e idrica e nella gestione dei rifiuti non conoscono concorrenza femminile”.

 

Per quanto riguarda la differenza di reddito, è possibile osservare un'evidente disparità a cominciare dal quinquennio che va dal 2016 al 2020, durante il quale nel Comune di Trento, le donne hanno guadagnato in media 10 mila euro lordi l’anno meno degli uomini.

 

Lo stesso, per le pensionate del settore pubblico che nel 2022 hanno percepito una pensione di anzianità di 1851 euro a fronte dei 2960 riconosciuti ai pensionati maschi. (Ma anche per quelle del settore privato dove i numeri mostrano una situazione ancora più svantaggiosa per le donne).

 

Quali allora i dati per i settori presi in considerazione?

 

In politica, pur ricevendo il gradimento maggiore, le donne sono meno rappresentate degli uomini e ricoprono con difficoltà il ruolo di presidente nelle Commissioni consiliari comunali.

 

Alle ultime due elezioni amministrative, ad esempio, le candidate al Consiglio comunale non superavano il 38,2% nel 2020 (erano il 35% nel 2015) e il 37,2% nelle Circoscrizioni (dove nel 2015 erano il 36,1%).

 

Prendendo poi in considerazione la composizione delle Commissioni consiliari formate nel 2020, è facile osservare come la rappresentanza femminile sia fortemente minoritaria: su 12 componenti, infatti, solo 2 in media sono donne; su 12 capigruppo, se ne contano 3 mentre tra i presidenti, 1 su 7. Lo stesso all’interno del Consiglio comunale del 2020 (ma lo stesso si è verificato nel 2015) composto per il 75% da uomini e per il 25% da donne.

 

Diverso e virtuoso è il caso della Giunta, che rispetto al 2015, quando le assessore erano il 37,5%, mostra nel periodo analizzato una situazione di sostanziale parità di genere.

 

Anche riguardo alla composizione delle 14 società partecipate dal Comune, pur con un miglioramento rispetto al biennio precedente, i dati mostrano una netta sproporzione tra uomini e donne, che nel 2022 ricoprono il ruolo di presidente solo per il 14,3% del totale (erano il 7,1% nel 2021 e 2020).

 

Per le donne è dunque molto complesso raggiungere posizioni apicali e essere riconosciute in ruoli decisionali di responsabilità.

 

Nel campo dell'istruzione, il Bilancio mostra come la maggioranza degli iscritti ai licei linguistico (85%), artistico (73,8%), classico (72,9%), coreutico (72,2%) e delle scienze umane (77,3%) siano ragazze, a fronte dell’alta percentuale di ragazzi che frequentano l’istituto tecnologico, composto per l’85,7% da ragazzi.

 

All'università la situazione non sembra cambiare, confermando i dati sulla “segregazione formativa” anche tra gli iscritti all'Università di Trento, dove è possibile notare molte più ragazze nei percorsi umanistici e molti più ragazzi nei percorsi scientifici e tecnologici (Stem – Science. Technology, Engineering and Mathematics).

 

Oltre al Bilancio, infine, che traccia anche linee guida per spronare l'amministrazione a garantire una sempre maggiore parità di genere, il prossimo 13 aprile, dalle 9 alle 12, ci sarà un laboratorio di parità durante il quale le organizzazioni interessate a confrontarsi sul tema delle politiche di genere, potranno confrontarsi proprio con l'amministrazione “per condividere le azioni virtuose intraprese e tracciare una mappa di pratiche di parità, affinché la rimozione delle disuguaglianze diventi un proposito primario e perseverante dell’agire, in un percorso di sinergia tra pubblico e privato”.

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