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''Ho accusato un dolore al torace e non riuscivo a respirare. Ho temuto nessuno mi aiutasse per paura del Covid e invece i soccorritori sono stati straordinari''

Elda stava correndo lungo la ciclabile quando si è sentita male. Ha temuto nessuno si avvicinasse a lei per paura del coronavirus invece è stata soccorsa da tre militari che hanno chiamato i sanitari. Poi la ''corsa'' al Santa Chiara ''dove ho trovato persone stupende. Dovrò fare ancora controlli e accertamenti per capire l’origine del mio problema, ma oggi ho piena fiducia nel sistema sanitario del nostro territorio''

Di Laura Gaggioli - 07 ottobre 2020 - 13:11

TRENTO. “In questo periodo di emergenza sanitaria, in cui sembra che regnino il caos e la diffidenza, la mia storia vuole essere esempio di umanità e speranza”. Così Elda Gjeka, giovane mamma trentina di origini albanese, ricorda la sua esperienza con i sanitari dell’ospedale del Santa Chiara. Elda ha 37 anni ed è una donna molto sportiva e salutista, ma qualcosa, giovedì 1 ottobre, ha arrestato la sua corsa mentre si allenava nel suo quotidiano esercizio.

 

“Era mattina e durante la mia corsa abituale di 30 chilometri lungo l’Adige - inizia a raccontare Elda - ho avvertito un forte dolore all’addome e al torace che mi ha improvvisamente impedito di respirare. Due turisti in bicicletta si sono avvicinati, ma subito dopo hanno ripreso la loro strada”. Elda è quindi crollata a terra, urlante dal dolore, e spaventata ha temuto che nessuno l'avrebbe soccorsa. “Nessuno mi aiuterà, ho pensato - racconta oggi -. La psicosi dettata dal coronavirus ci ha reso apatici e le persone saranno spaventate da quanto mi sta succedendo”.

 

Poi, d’un tratto, 3 giovani militari, intenti nel loro allenamento, l’hanno notata prestandole subito soccorso e sostegno e hanno chiamato i sanitari. “Mi sono sembrati tre angeli e da quel momento qualcosa è cambiato: non mi sono più sentita abbandonata”, esclama Elda.

 

E', quindi, avvenuto il trasporto in codice rosso verso l’ospedale Santa Chiara dove la donna è stata immediatamente sottoposta a tac toracica per escludere il peggio. Nel pronto soccorso la situazione era caotica con persone, pazienti e personale medico che affollavano le stanze, ma, spiega ancora Elda, la dottoressa Ragusa nonostante stesse gestendo i nuovi protocolli per la gestione del coronavirus, al contempo, è stata capace di offrire una parola di conforto ad ogni persona sofferente. ''E con lei anche tutti gli infermieri intenti nel loro lavoro sono stati disponibilissimi - aggiunge la sportiva -. Un'immagine bellissima, che dava speranza anche a chi, come me, stava male''.

 

Dopo un primo sospiro di sollievo per l’esito del tampone negativo, Elda è stata spostata dalla radiologia alla chirurgia generale e anche qui la scena si è ripetuta: personale medico giovane e accogliente, predisposto all’aiuto e molto capace nel proprio lavoro. “Sono grata per tutto - racconta ancora la donna - grata per l’accoglienza e la professionalità ricevuta ma anche per la lezione che ho imparato e ci tenevo davvero a condividere con tutti: pensavo che nessuno mi avrebbe soccorso, che mi avrebbero abbandonato, invece ho trovato tanta solidarietà e tanta attenzione. Sono cose che si danno per scontate ma che, in realtà, quando stai male, ti accorgi che non lo sono. Certo, di cose da migliorare ce ne sono, l’ospedale non si può definire 'nuovo' ma le persone sono state straordinarie e questo ha fatto la differenza nella mia storia. Dovrò fare ancora controlli e accertamenti per capire l’origine del mio problema, ma oggi ho piena fiducia nel sistema sanitario del nostro territorio”.

 

Una bella storia che restituisce speranza e fiducia. Una storia a lieto fine nella quale impegno e altruismo hanno fatto la differenza. Questa, spesso e volentieri, è la ''normalità'' ma qualche volta è giusto anche ringraziare perché le cose sono andate bene.

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