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Covid, “Ero in salute ma sono stato ricoverato, appena ho potuto mi sono vaccinato”, la storia di Gianni colpito da una grave polmonite bilaterale

“In quel periodo morivano persone ben più sportive e sane di me”, la storia di Gianni, un giovane papà della Valsugana finito in ospedale a causa del Covid. Oggi, a un anno di distanza, con l’85,1% dei trentini over 12 vaccinati i ricoverati sono 8 volte di meno

Di Tiziano Grottolo - 24 novembre 2021 - 09:32

TRENTO. “Più o meno un anno fa, dopo più di una settimana di febbre e tosse gestita a casa, mi è stata diagnosticata una polmonite bilaterale che il giorno prima non si faceva vedere”. Si apre così il racconto di Giovanni Sbetti, “Gianni” per gli amici, un giovane papà della Valsugana che suo malgrado ha dovuto fare i conti con il famigerato Sars-Cov-2. L’infezione è degenerata improvvisamente “altrettanto improvvisamente – prosegue il giovane papà – nel giro di pochi minuti mi veniva a mancare il fiato: l’ultimo lo avevo speso a chiedere aiuto alla dottoressa”. Quest’ultima è stata determinante per la diagnosi, “è sempre stata premurosa nell’informarsi quotidianamente sulle mie condizioni, è stata lei ad accorgersi della polmonite in corso”.

 

Le condizioni di Gianni sono comunque molto serie tanto che per il suo trasferimento in ospedale deve intervenire un’ambulanza. “Dopo una serata di controlli all’ospedale di Borgo Valsugana, visto che la sola maschera di ossigeno non bastava, sono stato trasferito in pneumologia ad Arco dove c’era la possibilità di trattare la mia mancanza di ossigeno con il casco Cpap”.

 

Era il 20 novembre 2020. Quel giorno erano stati registrati 234 positivi, i ricoverati in ospedale erano 417 mentre i posti letto occupati in terapia intensiva erano 38. Oltre 3.000 le persone positive. Oggi (dati aggiornati al 23 novembre), a un anno di distanza con l’85,1% dei trentini over 12 vaccinati, i numeri sono ben diversi. I ricoverati nei normali reparti sono appena 48 (8 volte di meno) mentre i pazienti in terapia intensiva sono 5. I positivi, come riporta il Ministero della Salute, si fermano a 1.188, poco più di un terzo rispetto al 2020.

 

“Il Covid-19 mi ha attaccato con incomprensibile violenza considerato che non accusavo nessun problema di salute”, ricorda Gianni. “In quel periodo morivano persone ben più sportive e sane di me”. Solo dopo alcune settimane il giovane papà della Valsugana è tornato a respirare autonomamente, seppur con l’aiuto dell’ossigeno.

 

“Il tema è che non capita sempre e solo ‘agli altri’, ‘agli anziani’, ‘ai già compromessi’, ma può capitare anche a te. Quando è venuto il mio turno mi sono vaccinato. L’ho fatto principalmente per non dover ripetere questa esperienza, non farla ripetere a chi mi stava vicino ‘da lontano’ e per diminuire il complessivo rischio di diffusione del contagio. Non tutti sono stati fortunati come me a superare la malattia e riabilitarsi completamente fin da poter andare a 3.600 metri del Vioz con i tre bambini. Molti accusano ancora malesseri. È dunque meglio non prendere il virus per non rischiare la vita e per non rischiare di trascinarsi difficoltà postume o di infettare altre persone. E con il vaccino questo rischio diminuisce”.

 

Gli effetti della campagna vaccinale sono sotto gli occhi di tutti, rispetto a un anno fa la situazione negli ospedali non è più drammatica. Come ha sottolineato il direttore generale facente funzione dell’Azienda sanitaria, Antonio Ferro, grazie agli sforzi fin qui compiuti è stato possibile salvare molte vite: “Il vaccino protegge dalle forme gravi dell’infezione. Dei 12 casi in terapia intensiva da ottobre a oggi, nessuno era vaccinato e le evidenze dimostrano che chi non si vaccina corre 11 volte in più il rischio di contagiarsi e di essere ricoverato”.

 

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