Coronavirus, tutti vaccinati e i focolai nelle Rsa del Trentino si spengono senza conseguenze. Un anno fa 383 ricoveri e 30 in rianimazione. Oggi 22 ricoveri
Nella settimana 7-13 novembre 2020 il Trentino faceva registrare 46 decessi (e la curva era in crescita), in quella appena passata i morti sono stati 4. I vaccini hanno rivoluzionato la situazione e mentre l'Alto Adige, con il 30% dei residenti che non si sono vaccinati, fa segnare dati pessimi rispetto a tutto il resto del Paese, in Trentino anche i contagi nelle Rsa non hanno conseguenze devastanti come avveniva un anno fa

TRENTO. Sarebbe certamente finita in maniera molto diversa un anno fa, senza i vaccini, e invece, fortunatamente, tutto è andato per il meglio e si sono risolti i due focolai Covid che avevano interessato le Rsa di Transacqua di Primiero e di Villa Belfonte di Trento. In totale sono stati contagiati 43 anziani e anche qualche operatore sanitario. Tutti però erano già vaccinati e quindi i sintomi, quando ci sono stati, sono stati lievi o al più modesti (10 dei casi di villa Belfonte sono stati trasferiti ad Arco ma tutto è andato per il meglio) e nessuno ha avuto il decorso drammatico che un anno fa ha riguardato migliaia di persone. E che i vaccini stanno facendo una differenza enorme è lampante leggendo i numeri.
Un anno fa l'Italia era travolta dal virus e il Trentino contava una cosa come 383 ricoveri con 30 persone in terapia intensiva (e 46 in alta intensità). Oggi ci sono 22 ricoveri in totale 0 in alta intensità e 2 in terapia intensiva. Nella settimana 7-13 novembre del 2020 si erano contati 46 morti (e la curva era ancora in crescita) mentre nell'ultima settimana sono stati 4 i decessi. D'altronde questi sono i dati sull'efficacia dei vaccini.
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La copertura, anche solo dall'essere infettati, è altissima però più ci si allontana dalla data dell'ultima dose più l'efficacia cala. E' possibile, quindi, contrarre il virus ma le conseguenze sono incredibilmente meno infauste di quanto accadeva senza i vaccini. E il caso delle due Rsa trentine è esemplare: gli anziani e i sanitari sono stati quelli che si sono vaccinati prima e che ora devono, assolutamente, fare la terza dose nei tempi più rapidi possibili per poter rialzare nuovamente il loro livello di copertura anche solo dall'essere contagiati.
E non è un caso se l'Alto Adige, territorio peggiore in Italia per copertura vaccinale (il 30% della popolazione non si è ancora vaccinata), sia l'unico a rischio chiusura con un rialzo dei dati da ogni punto di vista: ricoveri, terapie intensive, decessi e un'incidenza svariate volte superiore a quella nazionale (QUI APPROFONDIMENTO).
Il Trentino, invece, con quell'8% di popolazione vaccinata in più sta tenendo come il resto d'Italia. ''Oggi - comunica l'Apss - non si rilevano più casi di positività né tra gli ospiti né tra il personale e questo consente alla due strutture di riprendere la normale attività socio assistenziale. Per quanto riguarda Primiero, i casi di positività hanno interessato 25 ospiti e qualche operatore già vaccinati in precedenza e sono stati tutti gestiti nella struttura trattandosi di situazioni a basso impegno assistenziale. Per Villa Belfonte si è invece optato per il trasferimento precauzionale nella struttura Covid di Bolognano di Arco di 10 dei 18 casi positivi affetti da modesti sintomi, anch’essi già vaccinati con due dosi. Al momento - conclude l'Azienda sanitaria - non si registrano altre situazioni critiche nelle Rsa della provincia di Trento, dove la somministrazione della terza dose di vaccino anti Covid ha interessato pressoché la totalità degli ospiti''.

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