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Senza no vax nessun ricovero in terapia intensiva in Trentino Alto Adige. Ecco perché se tutti si fossero vaccinati vedremmo la luce in fondo al tunnel

I dati in regione parlano chiarissimo: oggi ci sono in totale 15 ricoverati in rianimazione tutti no vax e anche i 7 in più che sono stati in intensiva da ottobre a oggi a Trento erano senza vaccino. L'Iss, con degli insiemi chiarisce (speriamo) a tutti l'effetto paradosso e quanto il vaccino cambi radicalmente le cose. Il professor Clementi spiega, poi, perché un vaccinato non contagia come un non vaccinato e perché se fossimo tutti protetti le cose sarebbero molto diverse 

Di Luca Pianesi - 24 novembre 2021 - 11:50

TRENTO. Se tutti si fossero vaccinati in Trentino Alto Adige le terapie intensive sarebbero vuote. Non ci sarebbe nessun ricoverato in rianimazione e la Provincia di Trento e di Bolzano potrebbero pensare a uscire davvero dal tunnel del coronavirus, con un contagio, quasi certamente, ancora presente, ma con una malattia i cui effetti sarebbero enormemente depotenziati. I dati non mentono e fotografano una situazione chiarissima: in Alto Adige sono 10 i ricoveri in terapia intensiva (esattamente il numero che fa salire al 10% l'occupazione dei posti letto in rianimazione tetto da non superare per non far scattare il cambio di colore per tutto il territorio) con all'interno solo persone no vax; in Trentino sono 5 e anche i 7 precedenti che ci sono stati da ottobre ad oggi sono sempre e solo stati no vax.

 

A livello nazionale il dato non è allo 0% come in Trentino Alto Adige ma, anche in questo caso, i numeri parlano chiaro. Secondo il report dell'Iss del 17novembre i ricoveri in terapia intensiva nel periodo 10 ottobre/7novembre in totale c'erano ricoverate in terapia intensiva 660 persone. Di queste 424 erano non vaccinati, il 64%, 236 i vaccinati (dei quali 14 aveva fatto solo la prima dose, 177 ciclo completo entro 6 mesi, 45 ciclo completo dopo 6 mesi). Questi i valori assoluti e tutto ciò nonostante l'effetto paradosso che vede confrontarsi due insiemi di persone totalmente diverso: da un lato 7,8 milioni di persone, dall'altro 42milioni di persone (38,9 sono quelli con vaccini completi con effetto a meno di 6 mesi).

 

Qui sotto, invece, i valori proporzionati a 100.000 persone: è ben evidente quanto la barra rossa sia sempre decisamente più alta delle altre due, in tutte le fasce d'età sia nell'incidenza, che nel tasso di ospedalizzazione, che nel tasso di ricoveri in terapia intensiva che nella mortalità (grafici sempre dal report Iss del 17novembre)

 

 

 

In proporzione, allora, lo squilibrio appare palese tra i due macrogruppi (vaccinati non vaccinati) e il risultato è quello mostrato qui sotto dagli insiemi che esemplificano perfettamente la situazione spiegando in maniera chiara (speriamo) a tutti l'importanza del vaccino e anche l'effetto paradosso. 

 

 

 

 

 

 

Con tutta la popolazione vaccinata, allora (e vaccinata bene, con copertura entro i sei mesi) il sistema sanitario sarebbe in perfetta salute e si potrebbe cominciare davvero a prendere in considerazione il fatto che il Covid19 diventi una malattia come le altre, accettabile dal punto di vista della salute pubblica. E, con tutta la popolazione vaccinata, il virus sarebbe in grossissima difficoltà anche dal punto di vista della circolazione. Non è vero, infatti, che una persona vaccinata è contagiosa quanto una non vaccinata e la spiegazione la dà, perfetta e precisa, il professor Massimo Clementi, sulla pagina della Fondazione Veronesi

 

Il Direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Irccs Ospedale San Raffaele e ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano spiega che ''l’obiettivo dei vaccini per Covid-19 è quello di mostrare in anticipo al nostro sistema immunitario la proteina Spike, che viene utilizzata dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2 per legarsi ai recettori Ace-2 ed entrare nelle cellule. In questo modo il sistema immunitario ha il tempo di produrre una risposta adeguata sia a livello di anticorpi, sia cellulo-mediata, che gli permetterà di riconoscere e sconfiggere il virus rapidamente, nel caso di infezione''.

 

''Proteggere dai sintomi della malattia - prosegue Clementi - non significa però necessariamente impedire che una persona vaccinata si infetti con il coronavirus (in modo pressoché asintomatico) e possa passarlo a propria volta a qualcun altro. In Lombardia, secondo dati recenti (l'intervento del professore è di ieri ndr), il 54 per cento di 1.073 nuovi casi di Covid-19 sono tra persone già vaccinate. Questo significa che il vaccino non funziona? No. Chi è vaccinato può comunque infettarsi, sia perché i vaccini non hanno un’efficacia del 100 per cento, sia perché la loro copertura con il tempo tende ad affievolirsi. Ma questo non significa che il vaccinato si ammali gravemente, anzi: sono molto poche le segnalazioni di casi gravi tra chi si è vaccinato. Inoltre, secondo gli ultimi dati a disposizione, la probabilità di un vaccinato di contagiare altre persone si riduce di almeno il 70% rispetto a quella di un non vaccinato (valore che raggiunge l’85 per cento in alcuni studi, anche in base al tipo di vaccino). Un ottimo risultato, ma comunque diverso dal 100 per cento: per questo è ragionevole continuare a seguire le regole di distanziamento sociale e continuare ad indossare la mascherina, soprattutto quando ci troviamo in luoghi al chiuso e affollati''.

 

 

 

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