“Per il tumore a Trento volevano operarmi ma a Belluno sono bastate 5 sedute da 15 minuti”, la storia dell’insegnante con la passione della montagna
Il ciclo di cure è stato garantito dall’ospedale di Belluno che dispone di un macchinario ad hoc, il racconto di Ivo Cestari: “Me la sono cavata in 5 sedute da un quarto d’ora, in pratica durava più il viaggio che la terapia e grazie alla flessibilità dei medici non ho perso nemmeno una giornata di lezione”

BELLUNO. Un consiglio che può salvare la vita, si potrebbe riassumere così la vicenda che ha visto protagonista l’insegnante trentino (e blogger de Il Dolomiti) Ivo Cestari. La storia di Cestari è finita anche sul Tg2 nell’approfondimento di “Medicina 33”, ma andiamo con ordine.
Lo scorso anno l’insegnante, iscritto della Sat e grande appassionato di montagna, ha effettuato un’uscita con la sua sezione e la Commissione medica della Sat: “Nell’occasione – racconta Cestari – ci venne ricordato che vista l’età media dei partecipanti, circa 60 anni, sarebbe stato il caso di sottoporsi all’esame del Psa (Antigene Prostatico Specifico, una sostanza prodotta dalla ghiandola prostatica che può essere utilizzata come marcatore tumorale ndr)”.
Pur non avendo sintomi Cestari ha seguito il consiglio e questa è stata la sua fortuna. “I miei valori erano completamente oltre i limiti così sono stato sottoposto ad altri esami”. Con la biopsia arriva la cattiva notizia: a Cestari viene diagnosticato un tumore alla prostata. “A Trento mi è stato suggerito di procedere subito con un’operazione chirurgica ma leggendo un articolo de Il Dolomiti ho scoperto che in Veneto viene effettuato un trattamento alternativo alla chirurgia, cioè la radioterapia ad alto dosaggio guidata dalle immagini”.
In appena due giorni Cestari ottiene un appuntamento all’ospedale di Belluno dell’Ulss Dolomiti. “Mi hanno trattato sempre benissimo e con grande professionalità – sottolinea – in poco tempo sono stato sottoposto a una risonanza magnetica e poi è iniziato il ciclo di cure”.
Normalmente per la cura di un tumore alla prostata servono tra i 20 e i 28 trattamenti ma con l’apparecchio in dotazione all’ospedale di Belluno (costato circa 2 milioni di euro), a parità di risultati clinici, ne bastano tra i 5 e i 7. L’Ulss parla di una maggiore precisione nei trattamenti con conseguente possibilità di aumentare la dose per ogni frazione di terapia erogata, salvaguardando maggiormente i tessuti sani peritumorali. Con il nuovo macchinario inoltre, è possibile fare trattamenti più brevi con conseguente accorciamento delle liste di attesa, ma anche meno disagi per i malati e i loro familiari.
“Sto terminando il ciclo di cure, me la sono cavata in 5 sedute da un quarto d’ora. In pratica durava più il viaggio che la terapia e grazie alla flessibilità dei medici non ho perso nemmeno una giornata di lezione”. Per Cestari il primo controllo è andato bene e a fine mese ci sarà un nuovo esame di conferma: “Rientra tutto nel servizio di sanità pubblica nazionale – conclude – l’unica cosa che mi ha lasciato un po’ deluso è che a Trento nessuno mi ha indicato questa possibilità”.














