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I 708 chilometri di muro a secco della Cembra riconosciuti dal Testo Unico del Vino. La ministra: ''Straordinaria importanza storica, ambientale, culturale ed economica''

Per tutelare questo paesaggio da anni opera il Vi.va.ce, il Comitato viticoltura valle cembra. Ispezioni continue, studi cartografici – raffronti catastali tra mappe del 1950 e i rilevamenti attuali – analisi ambientali di esperti del paesaggio. Oltre 200 pagine minuziosamente dettagliate, trasmesse al Ministero competente

Di Nereo Pederzolli - 02 July 2020 - 13:01

CEMBRA. Lassù, su dove la vite è piantata in minuscoli terreni sostenuti arditamente da muri a secco. I sassi porfirici della valle di Cembra che diventano baluardi: di cultura agricola, di economia rurale. Utili, indispensabili per forme di viticoltura dolomitica, muri belli da vedere e ora riconosciuti dal Testo Unico del Vino, una vera e propria tutela legale operativa, grazie al decreto in materia appena firmato dalla ministra Teresa Bellanova, assieme ai ministri Dario Franceschini e Sergio Costa.

 

Tutta la vallata dell’Avisio è pronta a onorare un Progetto ambientale atteso da anni. Diventare ufficialmente un Paesaggio Rurale storico d’Italia (Qui articolo). Vanto e onore, pure con oneri da rispettare. Perché curare i 708 chilometri di muri a secco – sì, avete letto bene: l’estensione lineare raggiunge quasi 710 mila metri – è impegno e rispetto. Verso quanti hanno faticato per realizzare i terrazzamenti, i patriarchi del vino cembrano. Vignaioli provenienti forse dal noid Europa e che già nel 1400 coltivavano la vite nei filari incastonati su pendii a prova di equilibrio. Viti sostenute proprio dai blocchi porfirici, accatastati mirabilmente da quanti nel vino cercavano una forma di sostentamento alcolico di rustica golosità.

 

Per tutelare questo paesaggio da anni opera il Vi.va.ce, il Comitato viticoltura valle cembra. Ispezioni continue, studi cartografici – raffronti catastali tra mappe del 1950 e i rilevamenti attuali – analisi ambientali di esperti del paesaggio. Oltre 200 pagine minuziosamente dettagliate, trasmesse al Ministero competente. E ora il varo del Decreto.

 

Quello che mette sotto tutela i vigneti belli del Buon Paese. Da quelli sferzati dal vento a Pantelleria alle viti di Sciacchetrà delle Cinque Terre in Liguria, senza tralasciare l’ardita Valtellina, le ‘marògne’ della Valpolicella, i balzi del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene. Poi le terre vulcaniche dai Colli Euganei, quelle dell’Etna e altri ancora, Langhe, Collio compresi. Con Cembra decisamente protagonista.

 

Non solo. Il Comitato Vi.va.ce attende l’ulteriore riconoscimento. Quello concesso dalla Fao, riservato ad esclusivi paesaggi mondiali. Basti pensare che finora, per l’Italia, è censito solo quello caratterizzato dagli ulivi sui colli tra Orvieto e Assisi. Terrazzamenti che devono ulteriormente coinvolgere tutta la Comunità di Valle, vignaioli e imprenditori, non solo agricoli.

 

Un decreto atteso e che, come spiega Teresa Bellanova, “rende finalmente concreto il percorso atteso da tempo perché i soggetti interessati possano presentare alle Regioni di competenza le domande per il riconoscimento dei vigneti storici o eroici". I vigneti eroici devono possedere almeno un requisito tra: pendenza del terreno superiore al 30%; altitudine media superiore a 500 metri sopra il livello del mare, esclusi quelli situati su un altopiano; sistemazione degli impianti su terrazze e gradoni; viticoltura delle piccole isole. Per i vigneti storici, sono individuati o dall’utilizzo di forme di coltivazione tradizionali legate al luogo di produzione, o per la presenza di “sistemazioni idrauliche-agrarie storiche o di particolare pregio paesaggistico".

 

“Da oggi finalmente possiamo contare su una legge che individua, sostiene e valorizza queste particolari e delicate categorie di vigneto e dunque i vignaioli e tutti coloro che ritenendolo un patrimonio di straordinaria importanza sotto il profilo storico, ambientale, produttivo, culturale, economico, lavorano per tutelarlo, preservarlo, consegnarlo alle muove generazioni”, dice la ministra Teresa Bellanova. 

 

Saperi e competenze che vogliamo sostenere con determinazione, tributando a questi vignaioli il nostro grazie per il lavoro e lo sforzo quotidiani a difesa dei loro vigneti e di una storia che è patrimonio di tutti. Muri a secco per movimentare l’economia. Impostare future azioni di sviluppo basate sulla concreta sostenibilità. Per trasmettere bellezza e la cultura di un territorio inconfondibile. Proprio come quello cembrano.

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