Contenuto sponsorizzato

La straordinaria lezione di Oliviero Toscani a centinaia di studenti trentini e i miracoli della didattica online: ''Tutto ciò che è facile e comodo è stupido''

Esortati dalla dirigente scolastica Daniela Simoncelli i docenti delle materie di indirizzo si sono ingegnati in queste settimane di lockdown e ne sono nate anche delle opportunità. Per i 1200 studenti del Liceo delle arti, articolato nei suoi tre Istituti di Trento e Rovereto si è concretizzata l'occasione di ascoltare e confrontarsi con uno dei più rivoluzionari fotografi internazionali come Toscani. Ecco il suo racconto e i consigli dati ai giovani

Di Roberta Belli - 09 maggio 2020 - 19:17

ROVERETO. Cosa ci fa Oliviero Toscani, fotografo di fama internazionale, collegato in videoconferenza con centinaia di case trentine? Sembra incredibile, eppure è avvenuto nel pomeriggio di giovedì 7 maggio 2020. Anche questo è uno dei piccoli miracoli della DAD, la didattica a distanza. Resa necessaria dall’emergenza Covid-19, si è trasformata nel giro di poche settimane da problema apparentemente insormontabile a straordinaria opportunità di sperimentare ed inventare nuove strategie formative, tra le quali la videoconferenza in diretta e in streaming con Oliviero Toscani che ha coinvolto studenti e docenti del Liceo delle arti di Trento e Rovereto.

 

Un vero problema, la DAD, per le discipline pratiche tipiche del nostro Istituto che si avvale di laboratori, strumenti e materiali non sempre reperibili o replicabili nelle case degli studenti e così i docenti delle materie di indirizzo si sono ingegnati, esortati dalla dirigente scolastica Daniela Simoncelli, portando nelle case le voci e le esperienze di artisti ed esperti del mondo delle arti e della comunicazione, per tenere desti la motivazione e l’interesse dei 1200 studenti del Liceo delle arti, articolato nei suoi tre Istituti di Trento e Rovereto (Liceo artistico Vittoria, Liceo coreutico-musicale Bonporti e Liceo artistico Depero). E così dopo le videoconferenze con il pedagogista e scrittore prof. Marco Dallari e con l’artista Michele Parisi, il referente per le attività esterne Lorenzo Manfredi, ha invitato Oliviero Toscani per raccontare la sua straordinaria carriera e per riflettere sull’arte della fotografia in una prospettiva attuale e concreta di ridefinizione e ripensamento del suo ruolo, in un’epoca, come la nostra, considerata la civiltà dell’immagine.

 

La videoconferenza comincia in un clima di trepidante entusiasmo, inizialmente più da parte dei docenti che degli studenti i quali, in virtù della loro giovane età, non conoscevano molto Toscani o non avevano ancora compreso tutto il valore rivoluzionario delle sue fotografie. Conversa con tutti prima di cominciare il proprio intervento, in modo informale e con la vis polemica che lo contraddistingue e che incute un po’ di timore. Gli studenti sono curiosi di sapere come sia diventato un artista della fotografia e le domande si rincorrono nella chat sul lato destro dello schermo, sul quale si impone il viso beffardo di Oliviero Toscani, con i suoi occhiali rossi (suoi in ogni senso, visto che ne ha disegnato un’intera collezione) che risponde alle domande senza risparmiarsi e senza risparmiare battute caustiche e provocatorie: la sua autenticità politicamente scorretta è travolgente. Seguono quasi due ore di racconti e meditazioni in ordine sparso, ripercorrendo il suo vastissimo repertorio di foto pubblicate su riviste prestigiose (“una foto vale se è pubblicata: non fotografo per me, mi bastano i miei occhi”, sottolinea) come Elle e Vogue, protagoniste di campagne pubblicitarie controverse per la verità diretta al limite dell'irriverenza, ma anche di reportage e campagne di sensibilizzazione ecologiste, animaliste e sociali.

 

Da questo mosaico alla fine emerge un’immagine ben delineata: quella di un grande rispetto per il peso della cultura, delle parole e delle espressioni artistiche in quanto portatrici di quella che definisce “coscienza socio-politica”. Le prime battute sono un attacco diretto alla la tecnologia, argomento sollevato dagli immancabili problemi tecnici di connessione, ben noti a tutti noi in queste settimane di “smart working”. Sostiene che l’uso eccessivo della tecnologia sia da dilettanti: chi usa Photoshop è “il pentito del suo lavoro mediocre che ritocca con la tecnologia quello che non riesce a pensare con il cuore e con la testa ". Colpiti e affondati. Poiché nella nostra scuola diverse discipline artistiche si avvalgono della tecnologia, tra cui il programma suddetto, gli studenti rimangono interdetti ed un po’ contrariati e uno di loro chiede delucidazioni. La risposta, lapidaria come sempre, rasserena gli animi: "Non sono contrario alla tecnologia ma provo antipatia per chi ricorre alla tecnologia per mancanza di creatività".

 

E aggiunge che proprio in questo periodo sta lanciando una piattaforma interattiva dedicata alla fotografia chiamata “Oliviero Toscani Circus”: “Avrò il mio circo” dice, “il sogno della mia vita: il circo della comunicazione”, nel quale si avvarrà della collaborazione di professionisti con diverse competenze: psicologi, grafici, fotografi, giornalisti. Racconta le sue origini e la sua formazione: 78 anni, figlio di un fotoreporter del Corriere della sera, ha vissuto la giovinezza negli anni ‘60, periodo di epocali trasformazioni sociali, anche se - precisa - non gli piace dividere la storia per decadi, bensì “per espressioni culturali, che sono spesso a cavallo tra i decenni”. Quanto ha ragione. Ne sappiamo qualcosa noi insegnanti, costretti ad adottare, per comodità e necessità, le solite categorie cronologiche insoddisfacenti per definire un fenomeno culturale. Dopo il liceo, che ricorda come un’esperienza orribile anche per la presenza di “rigurgiti fascisti”, ha frequentato l’Università delle arti di Zurigo, un Istituto prestigioso e molto selettivo, non sulla base di criteri economici o sociali (era una scuola pubblica, non solo “per figli di papà”), ma sulla base del merito e delle capacità degli studenti.

 

È un messaggio importante per gli attuali studenti di una scuola d’arte come la nostra: talento, ma anche impegno e dedizione. Espressione della Bauhaus, quella scuola vantava allora insegnanti quali J.Itten e Robert Frank, maestri riconosciuti rispettivamente nella storia della pittura e della fotografia. Subito dopo aver concluso gli studi, il giovane Toscani si lancia nell’avventura della vita, armato di macchina fotografica e di una capacità di visione che è, a suo dire, la qualità essenziale di un fotografo. Firma i primi contratti e vince concorsi che gli permettono di viaggiare in tutto il mondo. Quel mondo degli anni ’60, effervescente, pieno di energia e sperimentazioni del quale registra l’ansia di ricerca e di rivolta attraverso la sua macchina fotografica, soprattutto in quei luoghi, come erano allora Londra o la California, “dove si può vedere il futuro prima che in altri posti” e dove la finanza e il marketing non avevano ancora rilevanza, ma contava solo la creatività dei giovani.

 

“La mia generazione era solita dire una cosa che i giovani di oggi credo non possano più dire e cioè: non fidarti di nessuno che abbia più di 30 anni", afferma con il tipico gusto del paradosso. Racconta che un giorno, dopo poco tempo dalla laurea, un editore gli chiese di fare delle foto di moda ed è così che è iniziata la sua carriera in quel settore nel quale poi ha realizzato alcune delle immagini più iconiche e rappresentative di un’epoca. Perché, afferma, il suo intento non è fotografare i vestiti e le modelle, ma attraverso questi, rappresentare la contemporaneità della moda in quanto espressione socio-politica, attraverso una ricerca nella vita vera, per le strade. "In questo momento in qualche parte del mondo ci sono dei giovani che stanno pensando qualcosa che un giorno sarà molto importante, per questo è fondamentale viaggiare, girare, cercare". Per lo stesso motivo ama scegliere accuratamente i volti da ritrarre, “facce nuove di persone sconosciute che rientrano nella mia idea di ricerca antropologica”, come si può vedere nel progetto www.razzaumana.it, nel quale ha raccolto 70.000 ritratti in tutto il mondo.

 

Continua a proiettare le sue foto, condividendo con noi lo schermo, immagini che considera iconografiche perché sono “testimoni del mio tempo”. Nel suo discorso si alternano racconti di vita professionale a riflessioni illuminanti che assumono il valore di aforismi lapidari, come ad esempio questo: "Fotografare è come scrivere a mano: la mano va da sola, ma quello che conta non è fare della bella calligrafia, è avere qualcosa da dire attraverso la macchina fotografica che è solo un mezzo di comunicazione, per altro limitante: i miei occhi sono meglio". Se le webcam degli studenti non fossero spente, li vedrebbe sorridere: amano le provocazioni e i paradossi. Ma chi è il fotografo moderno? Questo è, in sintesi, il senso delle domande poste da docenti e studenti. “Il fotografo moderno non è colui che scatta, ma è un essere che ha più professionalità e deve avere qualcosa da dire”, cioè deve essere un autore, perché per ottenere una foto che abbia un valore si deve prima pensare una storia della quale la foto stessa sia rappresentativa e quindi un fotografo deve essere uno sceneggiatore, un direttore di scena, un cameraman, un “maniaco dei dettagli” e soprattutto deve “essere colto ed avere coscienza socio-politica”, perché “il fotografo è responsabile della memoria storica dell'umanità": chissà, se fosse esistita la fotografia prima del XIX secolo, la storia che conosciamo sarebbe diversa, afferma provocatoriamente.

 

E, suggerisce, ancora non c’è una foto davvero rappresentativa del momento presente, ossia del mondo attanagliato dalla pandemia. Avvicinandoci alla conclusione dell’incontro, gli studenti chiedono come dovrebbe essere oggi una scuola d'arte. Toscani riprende la riflessione iniziale: la tecnologia da sola non basta. “Spesso le scuole d'arte prendono la strada più facile cioè quella tecnologica, invece di insegnare a pensare criticamente e a vedere. Un artista moderno per prima cosa deve avere senso della critica e saper selezionare un dettaglio”. Ha bisogno, per questo, non solo delle materie di indirizzo, ma della psicologia, della sociologia, dell’antropologia. Altra tematica importante, in quanto coinvolge i ragazzi nei progetti di alternanza scuola lavoro, riguarda il rapporto con i committenti: "Nell'arte non esiste la democrazia, ma deve produrre la democrazia" e "l'artista deve scegliere il suo committente: se questo è stupido farete un lavoro stupido. Se il committente è cretino e vi sceglie io non ne sarei fiero", aggiunge sarcasticamente.

 

"L'artista deve insegnare al proprio committente quello che fa e viceversa, deve esserci uno scambio, perché il committente compra un'azione culturale e non un prodotto”. Infine, congeda gli studenti con una riflessione della quale certamente faranno tesoro: "Se stai facendo qualcosa di grande devi essere il primo imbarazzato a farlo: l'insicurezza è la base della creatività". L’artista deve combattere l’"assuefazione alla mediocrità” che ci rende tutti conformisti, perché "tutto ciò che è facile e comodo è stupido".

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 20 ottobre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

20 ottobre - 20:05

Ci sono 46 pazienti nelle strutture ospedaliere di Trento e Rovereto, nessuno si trova nel reparto di terapia intensiva ma 7 persone sono in alta intensità. Nelle ultime 24 ore sono stati trovati 94 positivi a fronte dell'analisi di 846 tamponi molecolari per un rapporto contagi/tamponi a 11,1%

20 ottobre - 17:58

La Provincia di Bolzano ha comunicato nuove limitazioni per frenare la diffusione del virus. In una giornata segnata dal record di positivi (ben 209), Kompatscher ha annunciato che le scuole superiori dovranno fare almeno un 30% della didattica a distanza. Sport e grandi eventi, con la cancellazione dei mercatini di Natale, gli altri ambiti maggiormente interessati

20 ottobre - 18:46

Sono 15 i milioni che saranno investiti nella realizzazione del nuovo collegamento funiviario che, in soli 7 minuti, percorrerà un tracciato di 3.8 chilometri per un dislivello di 644 metri. L'impianto collegherà l'abitato di San Cipriano con Malga Frommer, posta tra le piste da sci del comprensorio di Carezza. Intanto, però, si continua a scavare

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato