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L'Associazione Più Democrazia in Trentino: “Si voti a settembre un rinvio del voto sarebbe inaccettabile”

L’associazione Più Democrazia in Trentino: “Il voto per il rinnovo dei consigli comunali è un momento importante per le comunità, l’appuntamento elettorale non venga ulteriormente posticipato. Anche in Provincia venga adottato il voto per corrispondenza”

Pubblicato il - 17 giugno 2020 - 10:04

TRENTO. Proprio in queste ore il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige sta affrontando il tema delle elezioni comunale, dalla seduta di oggi dovrebbe uscire una data ufficiale. I consigli comunali avrebbero dovuto essere rinnovati in maggio, ma a causa dell’epidemia di coronavirus le elezioni sono state rimandate. Se da un lato c’è chi ha chiesto che le elezioni vengano posticipate addirittura al 2021, dall’altro c’è chi chiede che si vada al voto il prima possibile.

 

L'Associazione Più Democrazia in Trentino ad esempio ha recapitato una lettera al presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher, per sottolineare l’urgenza del voto: favorendo l'esercizio puntuale dei diritti politici, scongiurando quello che per l’associazione sarebbe “un inaccettabile rinvio dell'appuntamento elettorale. Lo prevede la Costituzione spiegano  lo richiede il Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite”. Di seguito il testo integrale della lettera.

 

Egregio Presidente del Consiglio regionale, ci rivolgiamo per il Suo alto tramite all’intero Consiglio, che si appresta ad approvare le norme che permetteranno l’esercizio dei diritti politici dei cittadini sospesi per l’emergenza Covid-19. Il voto per il rinnovo dei consigli comunali è un momento importante per le comunità, che eleggono gli organi dell’ente a loro più vicino.  Il diritto di voto è uno degli elementi fondanti della democrazia e la certezza di poter eleggere a intervalli regolari i rappresentanti negli organi amministrativi è caposaldo essenziale di tale diritto: negarne il puntuale esercizio pregiudica, nei fatti, l’essenza dell’impianto democratico.

 

Lo scoppio della pandemia e gli associati problemi di salute pubblica hanno indotto alcuni Paesi, incluso il nostro, a rinviare le elezioni previste nel periodo primaverile. Tale scelta, per quanto apparentemente ragionevole nel bilanciamento tra il diritto all’esercizio dei diritti politici e quello alla salute, è stata molto criticata da parte di illustri costituzionalisti. Un regime nel quale sia possibile da parte degli organi eletti rinviare a piacere l’esercizio di un diritto alla base della democrazia può ancora dirsi democratico? Certamente no. Pare evidente che le norme che state andando ad approvare per svolgere le elezioni comunali in settembre debbano tenere conto che in quel periodo potrebbe aversi una recrudescenza della pandemia. Si tratta di un evento che, seppur non auspicabile, è comunque possibile sulla base delle conoscenze attuali.

 

Tale evenienza non dovrebbe perciò essere motivo di eventuali nuovi rinvii della data delle elezioni: non si tratterebbe in alcun modo di evento inaspettato. È quindi vostro dovere legiferare in modo da garantire che il turno elettorale si possa svolgere in sicurezza, anche se le condizioni sanitarie si aggravassero. Un ulteriore rinvio risulterebbe sicuramente contrario a diritti costituzionalmente garantiti. Vale la pena notare che nei Paesi in cui il voto per corrispondenza era già previsto, nemmeno l’arrivo di questa pandemia ha portato a un rinvio delle votazioni a calendario – peraltro in alcuni di questi Paesi il voto per corrispondenza è da tempo l’unica modalità di espressione del voto possibile, essendo stata eliminata l’espressione di voto al seggio.

 

Questa modalità di voto è (ri)conosciuta anche nel nostro ordinamento. Per le elezioni regionali/provinciali la provincia di Bolzano prevede il voto per corrispondenza (strettamente postale in quel caso) per chi è residente all’estero e per chi è temporaneamente residente fuori provincia. Anche alcuni comuni della regione Trentino-Alto Adige Südtirol prevedono nel loro ordinamento il voto per corrispondenza per i referendum comunali. Il voto per corrispondenza tra il resto permette agli elettori di consegnare la scheda in un intervallo di tempo più compatibile con i loro impegni, aumentando la partecipazione al voto, che è sicuramente un effetto desiderabile.

 

Il voto per corrispondenza può essere esclusivo, e sarebbe desiderabile lo fosse, ma è anche possibile prevedere che l’elettore che lo voglia si possa recare al seggio. Data la prevedibile minore affluenza diretta (fisica), il numero dei seggi potrebbe senz’altro essere ridotto e si potrebbero perciò approntare misure adeguate a garantire l’accesso in sicurezza. Questo Consiglio ha un’occasione unica per rendere più moderno, efficiente e meno costoso il procedimento elettorale e allo stesso tempo garantire la sicurezza sanitaria in fase di voto. All’invito di prevedere il voto per corrispondenza ci pare indispensabile aggiungerne un altro.

 

Lo scorso novembre il Comitato per i Diritti Umani dell’ONU ha stabilito che l’Italia viola i diritti politici dei suoi cittadini perché pone ostacoli irragionevoli alla raccolta delle firme nei referendum nazionali. Inter alia perché richiede l’autentica delle firme da parte di un pubblico ufficiale senza però mettere a disposizione dei comitati promotori gli autenticatori. L’obbligo normativo dell’autentica è purtroppo ripreso nelle norme regionali, provinciali e comunali nella nostra regione, sebbene non vi sia un vincolo giuridico a farlo. Il comitato ha dato 180 giorni di tempo allo stato italiano per porre rimedio alla violazione (scadenza fine giugno 2020). Tale termine evidentemente vale anche per le normative degli enti territoriali. Passato tale termine, ogni comitato referendario potrà far valere nelle sedi giurisdizionali preposte la violazione di un obbligo giuridico di diritto internazionale che lo stato italiano si è obbligato a rispettare con la sottoscrizione e la ratifica della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e dei suoi protocolli addizionali.

 

Qui e oggi vi è data l’opportunità di evitare il permanere della violazione, disponendo direttamente nell’ordinamento regionale sui comuni opportune modalità di verifica delle sottoscrizioni referendarie rispettose dei diritti dei cittadini. Per chiarezza noi riteniamo che solo due misure possano in alternativa permettere il rispetto dei diritti politici dei cittadini:

• eliminare l’obbligo di autentica, permettendo a chi raccoglie le firme di dichiararne l’autenticità;

• permettere ai comitati promotori di referendum di scegliere propri autenticatori tra tutti i cittadini che possiedono i requisiti per svolgere ruolo di pubblico ufficiale nei procedimenti elettorali.

 

Alternativamente potreste dare ai comuni un termine perentorio per intervenire direttamente nei loro statuti prima delle elezioni. Come ulteriore nota ci pare indispensabile aggiungere che l'Assemblea regionale consta di consiglieri che sono sia regionali che provinciali; dovreste perciò prevedere e provvedere affinché nel minor tempo possibile le norme referendarie della regione e delle due province siano modificate entro i termini stabiliti; ciò al fine di rispettare i diritti politici dei cittadini secondo le indicazioni della decisione del Comitato per i Diritti Umani, in maniera analoga a quanto suggerito per i comuni.

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