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Distretto biologico, ''Fugatti contro i principi democratici?'', il Comitato promotore del referendum si rivolge al Tar per bloccare l'ultima ordinanza

A maggio si sarebbe dovuto celebrare l'atteso referendum. Il presidente Fugatti, però, all'interno di un'ordinanza firmata per adottare alcune misure per il contenimento dei contagi, ha inserito anche lo spostamento di questo appuntamento

Di Giuseppe Fin - 27 gennaio 2021 - 16:59

TRENTO. È sostenuto da migliaia di firme il progetto del distretto biologico trentino nato per tutelare la salute, l’ambiente e la biodiversità. Un progetto che vede la richiesta di un referendum e l'impegno poi della Provincia ad attivarsi per promuoverne lo sviluppo.

 

Una strada, questa, non sempre facile e portata avanti da un Comitato che nel frattempo ha dovuto affrontare da un lato una pandemia che ne ha rallentato e reso più difficile l'attività e dall'altro la Provincia con l'assessora provinciale Zanotelli pronta a presentare un proprio ddl per evitare il referendum. Ma non solo. A maggio si sarebbe dovuto celebrare l'atteso referendum. Il presidente Fugatti, però, all'interno di un'ordinanza firmata per adottare alcune misure per il contenimento dei contagi, ha inserito anche lo spostamento di questo appuntamento.

Decisione contestata dal Comitato non tanto per lo spostamento della data (l'emergenza sanitaria da Covid-19 è di primaria importanza) ma per le modalità senza aver seguito le normali via legislative.

 

“Un referendum come questo porta con sé diverse battaglie” dice Andreas Fernandez, fra i primi sostenitori del Comitato referendario “una questione- continua - è l’iter democratico, che sembra osteggiato dall’attuale governo provinciale: una cosa indegna se pensiamo che più di 15mila persone si sono già espresse e che per legge ne bastavano 8.000. Ma le trentine e i trentini devono sapere chiaramente che il nostro obiettivo principale è preservare il nostro meraviglioso territorio, immaginando un modo di produrre e consumare che vada incontro alle generazioni future. Immaginiamo un Trentino che promuove veramente la sinergia fra agricoltura, allevamento e turismo, con un approccio sostenibile che elimini il più possibile i fattori inquinanti che mettono a rischio la salute della gente”. Fabio Giuliani, presidente del Comitato, aggiunge: “Nessuno di noi preme per andare alle urne subito, specialmente in questo momento difficile, di restrizioni economiche ed affettive. Allo stesso tempo, però, non si possono sorvolare i diritti costituzionalmente garantiti. Siamo contenti perché la nostra azione ha già smosso le acque. Negli scorsi giorni sia l’Assessorato all'Agricoltura della Pat, sia alcuni Biodistretti si sono fatti sentire con delle proposte in merito ad una riforma del comparto biologico. Ma questo non è assolutamente sufficiente e senza il referendum non ci sarebbe un cambiamento del modello di sviluppo, con un processo partecipativo della popolazione trentina”.

Ma andiamo per tappe.

 

Cos'è il distretto biologico

Parliamo di un’area geografica che è naturalmente vocata al biologico dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse, partendo proprio dal modello biologico di produzione e consumo (filiera corta, gruppi di acquisto, mense pubbliche bio).

In poche parole, partendo dalle aziende biologiche del territorio, i distretti biologici  mettono in rete enti, produttori, agricoltori, istituzioni e consumatori finali, creando sinergia tra i diversi attori che portano alla conversione dei territori rurali. La promozione dei prodotti biologici si coniuga indissolubilmente con la promozione del territorio e delle sue peculiarità al fine di raggiungere un pieno sviluppo delle proprie potenzialità economiche, sociali e culturali.

 

La nascita del Comitato promotore Trentino e il referendum

La nascita del Comitato per la creazione di un distretto biologico trentino viene fatta cadere il 26 luglio 2019 quando è stato depositato il quesito per l'indizione di un referendum per la costituzione del distretto. A fondare il comitato sono state 26 persone e con il passare del tempo il numero è aumentato con l'adesione di molti altri privati e realtà associative.

Dopo il deposito del quesito è stata nominata una commissione provinciale referendaria che, dopo due incontri e il confronto con il comitato, ha portato al miglioramento del testo del quesito referendario.

A fine del 2019 arriva l'ok della Commissione e il 27 dicembre il comitato promotore ritira i moduli per la raccolta delle 8 mila firme necessarie ad indire il referendum. Ci sono stati un centinaio di autenticatori. C'erano a disposizione 90 giorni e il termine ultimo per il deposito delle firme era fissato il 26 marzo 2020. L'arrivo del Coronavirus ha però costretto di anticipare i tempi. Il 17 marzo le firme depositate in Provincia, con tanto di certificato elettorale, sono state ben 12.848 e ben un terzo sono state raccolte direttamente nei diversi comuni sparsi in Trentino a dimostrazione del fermento creato sull'argomento e del coinvolgimento in prima persona di tantissimi cittadini.

A metà maggio del 2020 la Commissione provinciale ha valutato come corretta la raccolta dando quindi l'ok definitivo al referendum. Questo il quesito: “Volete che, al fine di tutelare la salute, l’ambiente e la biodiversità, la Provincia Autonoma di Trento disciplini l’istituzione su tutto il territorio agricolo provinciale di un distretto biologico, adottando iniziative legislative e provvedimenti amministrativi – nel rispetto delle competenze nazionali ed europee – finalizzati a promuovere la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione, la preparazione alimentare e agroindustriale dei prodotti agricoli prevalentemente con i metodi biologici, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 228/2001, e compatibilmente con i distretti biologici esistenti?”

 

Il Ddl Zanotelli

L'assessora all'Agricoltura della Provincia autonoma di Trento, Giulia Zanotelli, nelle scorse settimane ha spiegato di voler presentare un proprio disegno di legge per disciplinare il biologico. Un disegno di legge che andrebbe a scavalcare in questo modo il referendum che l'assessora vorrebbe evitare. La scelta, però, non ha fermato l'impegno del Comitato per la consultazione referendaria.

 

La data del referendum

Sulla data del referendum si sono incontrati dei problemi. Da un lato la legge prevede che dall'ok definitivo della Commissione ci sia tempo 6 mesi per indire il referendum. Questo, per quanto riguarda il distretto biologico trentino, avrebbe significato il voto entro novembre dello scorso anno. Un altro articolo, però, prevede per il referendum propositivo, la possibilità di indirlo in una domenica tra febbraio e maggio. Il Comitato promotore aveva chiesto di accorparlo con le elezioni comunali avvenute tra ottobre e novembre ma gli è stato negato. Si è quindi passati a spostare la data del referendum a maggio.

 

Ordinanza del 15 gennaio

Il quindici gennaio scorso il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, all'interno dell'ordinanza numero 63 in tema Covid19 a seguito dell'ultimo Dpcm di Conte, ha inserito anche la sospensione di tutte le procedure, fino al 31 aprile 2020, per l'indizione del referendum. Successivamente ci dovrà essere la ripresa della procedura per consentire la consultazione referendaria entro i successive cinque mesi.

 

La posizione del Comitato promotore

La decisione presa dalla presidente della Provincia è stata comunicata al Comitato promotore. Quest'ultimo, però, ha deciso di rivolgersi al Tar affinché questa parte dell'ordinanza sia bloccata. Non tanto per la volontà di votare a maggio ma per seguire i procedimenti legislativi per il rinvio del referendum che la Pat non sembra invece aver adottato.

Se da un lato, il Comitato promotore del referendum propositivo sul distretto biologico, condivide che a causa dell'emergenza sanitaria sia ben difficile riuscire a portare avanti le iniziativa per la campagna referendaria e quindi il voto a maggio, dall'altro, però, ritiene inaccettabile che Fugatti, possa spostare la data del referendum con una mera ordinanza amministrativa, in violazione della legge vigente.

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