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Riforma della comunità di valle ferma e gli enti vengono commissariati. Tutto bloccato anche per i segretari comunali: ''A rischio l'operatività delle amministrazioni''

Le elezioni amministrative si avvicinano, complice l'emergenza Covid-19 e lo slittamento della chiamata alle urne, il ddl sembra essersi ulteriormente arenato e così in assestamento di bilancio prende forma il commissariamento delle Comunità di valle. Tra impugnazione di Roma e stallo della Pat, bloccata anche la partita dei segretari comunali. Il Pd: "Meno foga e arroganza non avrebbero portato a questa situazione"

Di Luca Andreazza - 07 luglio 2020 - 21:21

TRENTO. La riforma sulle Comunità di valle dovrebbe essere delineata entro fine anno e questi enti intermedi dovrebbero cambiare leggermente forma, almeno questo a grandi linee in quanto non sembra esserci ancora un ddl. C'è un dato e l'elettorato della Lega potrebbe restare deluso (Qui articolo). Il carroccio si è sempre dichiarata per l'abolizione di queste realtà che invece si apprestano a superare anche questo scoglio.

 

Intanto le elezioni amministrative si avvicinano, complice l'emergenza Covid-19 e lo slittamento della chiamata alle urne, il ddl sembra essersi ulteriormente arenato e così in assestamento di bilancio prende forma il commissariamento delle Comunità di valle, come già ipotizzato nei mesi scorsi (Qui articolo).

 

"Entro quindici giorni - si legge nel documento - dallo svolgimento del turno elettorale generale 2020 per l'elezione del sindaco e dei consigli comunali, la Giunta provinciale nomina un commissario per ogni comunità da individuarsi nella figura del presidente della comunità uscente o, in caso di impossibilità, in un componente del comitato esecutivo. Fino alla nomina del commissario gli organi delle comunità proseguono nell’esercizio dell’ordinaria amministrazione".

 

Ci sono in linea di massima anche i tempi per arrivare a riformare le Comunità, l'iter si dovrebbe concludere in massimo 9 mesi. "La durata dell’incarico dei commissari è fissato in sei mesi a far data dalla delibera di nomina degli stessi, salvo motivata proroga per un periodo massimo di ulteriori tre mesi. Il commissario esercita le funzioni del presidente, del comitato esecutivo e del consiglio di comunità e i relativi poteri sono specificati nella delibera di nomina, escludendo comunque qualsiasi competenza in materia di pianificazione urbanistica".

 

L'obiettivo dell'assessore Mattia Gottardi è quella di trovare una formula per ridare centralità a questi enti e portarli a livello di Provincia e Comune. I dialoghi sarebbero stato avviati da mesi, ma tutto è ancora in stand-by. Intanto c'è il commissariamento, "al quale spetta una indennità di carica, posta a carico della Comunità, definita dalla Giunta provinciale e determinata in relazione a quella spettante, per legge regionale, al presidente della relativa ComunitàPer quanto non previsto da questo articolo trova applicazione il rinvio alle leggi regionali in materia di ordinamento dei comuni previsto dall’articolo 14 comma 7 della legge provinciale n. 3 del 2006. Alla copertura degli oneri derivanti dall’applicazione del presente articolo provvedono le Comunità con i propri bilanci".

 

Arriva la presa posizione del Partito democratico. "Dopo 2 anni ancora - commenta l'ex assessore Luca Zeni - non hanno idea di come modificare le Comunità di valle e intanto le commissariano. La legge verrà fatta, forse quando avranno capito come procedere. A ogni modo la fantasia legislativa della maggioranza d governo ogni volta sposta in là i suoi confini, senza grandi visioni o progettualità".

 

C'è poi la partita dei segretari comunali. "A dicembre - spiegano Sara Ferrari e Alessio Manica - il Consiglio regionale con un blitz notturno della maggioranza leghista ha approvato un emendamento valido solo in Trentino per istituire un doppio albo per i segretari e prevedere la durata quinquennale dell'incarico con la valutazione sull'operato da parte il sindaco e la possibilità di revoca anche nel corso della legislatura con la decisione del Consiglio comunale su proposta del primo cittadino in caso di valutazione negativa".

 

I dem si erano fin da subito espressi in modo contrario per il mancato coinvolgimento del Cal e perché la riforma indebolisce la figura del segretario e mina la sua imparzialità. Forti critiche, per le stesse ragioni, vennero espresse anche dal Consiglio delle Autonomie locali. Una norma impugnata dal governo (Qui articolo). 

 

Ora, con una nota del 18 giugno inviata al presidente Maurizio Fugatti e all’assessore Gottardi, il Consorzio dei Comuni trentini ha chiesto alla Provincia di sbloccare la copertura delle sedi segretarili in procinto di rimanere vacanti.

 

Nella nota il Consorzio dei Comuni ricorda che con "l’articolo 8 ter l.p. 27 dicembre 2010, n. 27, come sostituito dalla l.p. 23 dicembre 2019, n. 13, piazza Dante aveva adottato specifiche disposizioni finanziarie, al fine di consentire ai Comuni di procedere alla copertura delle sedi segretarili vacanti".

 

Ma che "per effetto della successiva riforma della procedura di reclutamento dei segretari comunali in provincia di Trento, attuata dal Legislatore regionale con l.r. 16 dicembre 2019, n. 8, e della sua successiva impugnativa, da parte del Governo, avanti alla Corte costituzionale, il turn-over delle figure apicali presso le Amministrazioni comunali risulta, ad oggi, di fatto impraticabile".

 

"Se da un lato, infatti, la costituzione dell’albo provinciale dei segretari degli Enti locali risulta ancora inattuata dalla Provincia, per via della pendente impugnativa - dicono i consiglieri provinciale del Pd - l’assegnazione dei medesimi incarichi secondo le disposizioni risulta impossibile, tenuto conto dell'intervenuta abrogazione della relativa disciplina, disposta dalla data di entrata in vigore della stessa l.r. n. 8/2019 con la sola eccezione dei concorsi già banditi".

 

Per questo il Partito democratico ha deposito un'interrogazione per capire come intende muoversi la Giunta. "Si rischia - concludono Ferrari e Manica - una sostanziale interruzione dell’operatività dei municipi, come si legge nella nota, e perché, nonostante l’impugnazione del governo sia di febbraio, non si sia ancora provveduto a una norma transitoria a tutela dei Comuni e delle Comunità. Rimaniamo convinti che se si fosse scelto di procedere con meno foga arroganza, coinvolgendo gli enti e gli organi interessati e prendendosi il tempo necessario per pensare e condividere una riforma così importante, si sarebbe di certo raggiunto un risultato migliore e si sarebbero evitati l’impugnazione da Roma e il pericolo di danneggiare l'operatività di Comuni e Comunità".

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