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Riforma turismo, dalla ''ferma contrarietà'' di Olivi ai discorsi sugli ''orticelli'', via libera in Seconda commissione della Pat

Alle Ata viene destinato il 10% della tassa di soggiorno (adesso a quota prossima allo 0), gestione incardinata in Trentino Marketing con rappresentanze degli ambiti. Una partita da costruire con gli ambiti che cercano di valutare collocazioni migliori e spingono per modifiche. Perché non "istituzionalizzare" Skirama e Dolomitisuperski?

Di Luca Andreazza - 26 febbraio 2021 - 21:43

TRENTO. La riforma sul turismo continua il proprio iter in Consiglio provinciale. E' arrivato il semaforo verde nella II Commissione di mercoledì 24 febbraio presieduta da Luca Guglielmi per rendere esecutiva questa legge. Sei voti favorevoli, la maggioranza più Pietro De Godenz (Upt) e Lorenzo Ossanna (Patt), contrario Alessandro Olivi (Pd). Un periodo nel quale vengono licenziati vari regolamenti attuativi.

 

Una riforma che in buona parte non fa altro che "istituzionalizzare" quanto già esiste e nel vestito nuovo della legge viene fatto passare per una grande trovata e che invece ritocca quanto forse non avrebbe necessità di modifiche, soprattutto in una fase di grandissima emergenza a causa di Covid. Un momento che richiede sistemi e meccanismi oliati, fare quadrato, e resta l'opportunità di inserire enti intermedi in questa fase. Invece alcune Aziende per il turismo si trovano pure a dover fare i conti con le tensioni di dover rivedere la governance, trattative che possono distogliere energie e concentrazione dalla pianificazione della ripartenza. Tra GardaComano Ledro il feeling non sembra tra i migliori per un'operazione convita, ma non convintissima.

 

Una riforma sofferta e delineata non senza difficoltà prima dell'epidemia Covid-19 e poi riproposta tale e quale in piena emergenza come soluzione per affrontare il futuro. Una riforma che sembra presentare anche alcuni tecnicismi che potrebbero rendere farraginosi alcuni cambiamenti. A flussi azzerati, la tassa di soggiorno è stata alzata e uniformata. Se il proposito può essere condivisibile, forse un po' meno la tempistica e il passaggio in legge, sarebbe stato meglio una semplice delibera. 

 

C'è poi la partita delle Ata. Agenzie alle quali viene destinato il 10% della tassa di soggiorno (adesso a quota prossima allo 0) e gestione incardinata in Trentino Marketing con rappresentanze degli ambiti. La parte più interessante della riforma e, infatti, è arrivata dopo tutto e ancora è piuttosto nebulosa. L'intenzione sottesa era quella di superare i confini territoriali e il ragionamento è legato in modo molto coerente proprio ai territori, invece che al prodotto, come avrebbero richiesto Asat, Rovereto e tanti altri attori del sistema turismo. Ci si è detti disposti a ragionare in questo senso, salvo poi procedere a testa bassa sulla strada intrapresa come delineato nella legge.

 

Ovviamente la maggioranza considera la riforma "dinamica", quando ci si affida a logiche un po' vecchie. Insomma, la ricetta appare già datata. Se si devono inserire enti intermedi, almeno si cerchi di fare necessità virtù. Ci sono le agenzie "Dolomiti" (Fassa, Fiemme, Pinè, Cembra, Primiero San Martino di Castrozza) e quella "Dolomiti di Brenta" (val di Sole e val di Non, Rendena, Giudicarie, Chiese, Paganella e Rotaliana). Poi "Garda Trentino" (con Ledro e Comano) e quindi ecco il "resto del mondo" (Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi, Alpe Cimbra, Vigolana, Valsugana e Tesino, Rovereto e Vallagarina). 

 

Alla luce di logiche che sembrano vecchie, si sarebbe potuto valorizzare meglio quello che c'è già in casa. Virare le Ata principalmente sul prodotto e conferire veste "istituzionale" a Skirama Dolomitisuperski, che già presentano praticamente tutti i player del prodotto neve (società impianti comprese inoltre, un modo per allargare la platea). E coinvolgerli anche in un tavolo sui nuovi trend. E' per esempio tempo di disciplinare come si conviene lo scialpinismo e gli impiantisti devono avere un ruolo in questa partita, senza si rischia già di inciampare, fermo restando che è compito della Pat quello di trovare almeno una bozza di legge per definire le responsabilità.  

 

Ci sono le opportunità "Outdoor", "Cultura e enogastronomia" (che non si limita sempre e solo all'asse Trento-Rovereto), "Laghi" (gli azionisti di maggioranza non possono che essere Garda e Valsugana, ma non ci sono solo questi due ambiti), "Eventi". Il materiale c'è e la possibilità di "cambiare" tavolo da parte delle Apt (ma con formule che portino a decisioni in tempi per quanto possibile rapidi) può essere da stimolo per l'intero sistema. Puntare sul prodotto era il cuore del ddl dell'ex assessore Michele Dallapiccola dopo essersi confrontato durante il mandato con tutti gli attori del sistema; anche Asat preme per questa soluzione, per ora senza risultati tangibili.

 

Le direzioni sembrano, infatti, tracciate. In Commissione l'assessore Roberto Failoni si dice soddisfatto: "Il Consiglio delle autonomie locali è stato unanime. Anche gli amministratori locali inizialmente in disaccordo, dopo i chiarimenti da lui forniti hanno alla fine condiviso il regolamento". Poi però a entrare nel dettaglio è il dirigente Bettotti. "La nuova disciplina non riguarda solo le Agenzie territoriali d’area (Ata) ma anche il promozionale del Trentino (la farfalla) a gestire il quale sarà la Trentino Marketing. Altro elemento importante del regolamento è il ruolo di supporto per promuovere la conoscenza del territorio assegnato delle Apt. Quanto infine alle Ata, la legge ne prevedeva un massimo di 5 mentre il regolamento torna alla proposta originaria di quattro contenuta nella versione del ddl discussa dal Consiglio nel luglio scorso. Le Ata – ha concluso il dirigente – sono quindi aggregazioni di Apt per organicità, confine e ottimizzazione di finalità su prodotto, ma la legge favorisce la collaborazione tra queste agenzie su prodotti turistici innovativi che possono riguardare più ambiti territoriali anche quando non rientrano nell’Ata". Tutto e niente, forse meglio un'Ata in più che in meno, se si deve investire in qualcosa di nuovo, almeno si vada fino in fondo. 

 

L'ex vice presidente Olivi ha motivato il suo voto “fermamente contrario” al regolamento perché l’estate scorsa durante la discussione del ddl di riforma aveva proposto un emendamento che derubricava la suddivisione del Trentino in quattro Ata che ora torna invece in questa disciplina attuativa. Questo perché non condivideva allora e non può accettare quindi neanche oggi il fatto che mentre per tre di queste aree le vocazioni comuni sono intuibili e oggettive, la quarta (Città, laghi e altipiani) è troppo vasta e mette insieme territori eterogenei tra i quali rintracciare vocazioni comuni “è problematico e fittizio”.

 

Per Olivi questo regolamento presenta una sola nota positiva: la possibilità che che questo processo risulti effettivamente dinamico come promesso, perché sarà probabile che alcuni territori di questa quarta Ata chiederanno di aggregarsi a un’altra Apt. Il consigliere ha osservato che “al di là dell’unanimità espressa dal Cal vi sono in realtà molte riserve da parte di alcuni sindaci e territori su quest’area così vasta”.

 

E, infatti, Rovereto e Vallagarina guarda con più interesse al Garda che verso Trento. "Andremo avanti, anche se ora, come peraltro avevamo intuito, altri hanno previsto diverso percorso. Resteremo liberi di pensare meglio di loro", il commento di Nicola Zollerassessore del Comune di Brentonico.

 

Invece Luca Guglielmi ha replicato che “se tutti dovessero rivendicare il proprio piccolo orticello, allora anche per la val di Fassa si potrebbe trovare poco in comune con la val di Fiemme e il Primiero. Ma questa – ha aggiunto – è una riforma dinamica che, anche se qualcuno potrà storcere il naso, risponde a una visione d’insieme dei territori. Occorre guardare prima alla promozione complessiva del Trentino proiettato nel mondo e poi alle esigenze e alle particolarità dei singoli ambiti”. C'è da dire che è più facile non rivendicare il proprio orticello se le Apt più grandi restano autonome e mal che vada fagocitano altri territori che diventano un po' vassalli. E pensare poi che in Alto Adige sono una settantina i Consorzi operativi per promuovere il territorio.

 

Contento Ossanna perché l'Apt val di Non resta autonoma (almeno fino al 2022 ma probabile a questo punto che si riesca a superare la deadline), anche se non si ricordano grandissime prese di posizione e l'operazione nonesa sembra più costruita in casa con pazienza e relazioni. Il "carattere dinamico" della riforma  viene applaudito da Mara Dalzocchio che però auspica: "che le Apt e i sindaci abbiano una visione turistica, perché mentre alcuni territori hanno spinto in questa direzione, altri si sono chiusi nel loro piccolo orticello”.

 

La consigliera leghista prende in esame il caso di Rovereto: “Se avesse coltivato negli anni una visione turistica - dice Dalzocchio - oggi avrebbe un Pil molto più importante grazie alla sua vicinanza con tante importanti destinazioni e la posizione privilegiata di questa città che, però, non ha mai guardato fuori del proprio territorio". Certo, l'ambito della città della Quercia in passato non sembra aver brillato per dinamismo, ma il nuovo corso è riuscito a condurre una battaglia coraggiosa per mantenere la propria "indipendenza" e appare particolarmente frizzante in questa fase per idee . E se la visione arriva da quelli che hanno chiuso i negozi la domenica e i festivi in varie zone del Trentino (Trento, Rovereto e Pergine per citare alcuni casi) forti di un indice di turisticità che avrebbe punito anche New York, forse meglio ancorarsi ai vecchi tempi.

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