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''Più potere ai sindaci e una nuova governance'', mozione del Patt per togliere dallo stallo le Comunità di valle

Gli autonomisti Michele Dallapiccola e Paola Demagri hanno presentato una mozione che si inserisce sulla riforma della Comunità di valle della destra trentina. Gli enti intermedi sono commissariati da circa 12 mesi e attendono il nuovo assetto: "E' il tempo delle scelte: eliminarle come promesso in campagna elettorale oppure assumersi la responsabilità di decidere"

Di Luca Andreazza - 20 ottobre 2021 - 19:13

TRENTO. Più potere alla Conferenza dei sindaci e una nuova governance per togliere le Comunità di valle dallo stallo. "E' arrivato il tempo delle scelte: eliminare le Comunità di valle come promesso in campagna elettorale oppure assumersi la responsabilità di decidere". Queste le parole di Michele Dallapiccola e Paola Demagri (Patt) che hanno depositato una mozione per cercare di sbloccare questi enti intermedi. La riforma della destra provinciale ha un arco temporale ancora lungo, si parla del 2022, e intanto sono commissariate da circa 12 mesi in attesa proprio delle indicazioni da piazza Dante.

 

La riforma degli Enti locali dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2022 come è stato anticipato dal presidente Maurizio Fugatti nel corso dell'ultimo assestamento di bilancio. "Si deve lavorare su un duplice livello - aveva spiegato a Il Dolomiti l'assessore Mattia Gottardi quello dei cittadini e un altro prettamente amministrativo. L'erogazione dei servizi delle Comunità di valle non cambia, mentre l'intenzione è quella di intervenire sulla gestione inter-comunale e sulla governace degli enti" (Qui articolo).

 

E' tra i temi attualmente in stand by nella proposta del nuovo assetto istituzionale delle Comunità di valle. "Questi enti - commentano Dallapiccola e Demagri - sono stati tra i più bersagliati dalla Legache da sempre è intervenuta in maniera dura e decisa, convinta che la soluzione più semplice fosse sopprimerle per mettere fine a tutti i problemi. Tuttavia, come spesso abbiamo visto in questi anni, le soluzioni semplici e immediate non sono state messe in pratica. Anzi, questo governo provinciale ha smesso di criticare una volta arrivato al potere quelli che definiva inutili carrozzoni. Si sono resi conto dell'importanza di queste strutture, così il carroccio e i piccoli azionisti della maggioranza non hanno potuto far altro che prendere atto di questa dinamica. E' da quasi tre anni che viene promessa una riforma per cercare di non contraddire i propri slogan".

 

Le funzioni trasferite a suo tempo alle Comunità erano quelle già esercitate dai Comprensori in delega in materia di attività socio-assistenziali, edilizia abitativa e diritto allo studio, oltre alle nuove competenze riconosciute in materia urbanistica. Le competenze sono trasferite a pieno titolo, non solo in delega.

 

Se il Comprensorio era un “braccio operativo” della Provincia, con limitato potere decisionale e compiti prettamente operativi, vincolato a direttive molto puntuali e stabilite in via generale per tutti i territori, la Comunità diviene titolare di funzioni proprie e può adottare le politiche più rispondenti alle esigenze e alle caratteristiche del proprio territorio, approvando propri piani in settori di grande impatto per la vita dei cittadini.

 

La riforma avviata dopo un anno di legislatura della Giunta Fugatti è in evoluzione, mentre nel 2020 a seguito delle elezioni comunali in Trentino la decisione è stata quella di commissariare i vari enti locali in attesa della revisione legislativa. Provvedimento poi prorogato e ora si delinea che questa strutturazione prosegua almeno fino alla fine del prossimo anno.

 

"Purtroppo la totale assenza di proposta e l’assenza di idee - continuano gli autonomisti - sono state tali e tante da provocare un provvedimento normativo piuttosto bizzarro. Le Comunità di valle infatti sono state di fatto sospese e si trovano a gestire l’ordinaria amministrazione: i territori sono stati lasciati da soli, i precedenti presidenti sono diventati dei commissari. Una situazione che mette questi enti in una condizione di increscioso impasse".

 

I Comprensori prima e le Comunità di valle si sono ritagliate moltissime competenze e funzioni, servizi essenziali per i territori. "Pensiamo alla competenza socio assistenziale - proseguono Dallapiccola e Demagri - ma lavorare in stretta collaborazione con le amministrazioni rappresenta ormai una necessità di fatto. In questo senso è evidente l'importanza dell'urbanistica e del Fondo unico: trovare un accordo sulle risorse ha permesso ai Comuni di parlarsi evitando l'insorgere di opere pubbliche o edificazioni che si potessero configurare come dei veri e propri doppioni".

 

A 20 anni dalla riforma, non mancano alcuni nodi da migliorare tra farraginosità e pesantezza del processo decisorio. Da qui la proposta del Patt. "La Conferenza dei sindaci - evidenziano le Stelle alpine - potrebbe perfettamente assolvere al ruolo precedentemente incardinato sull'Assemblea e la partecipazione potrebbe essere garantita direttamente dai primi cittadini o dai loro delegati; successivamente al loro interno potrebbero individuare una sorta di direttivo composto da poche persone con funzione di Giunta".

 

E ancora al proprio interno d'intesa con l'assemblea, questa potrebbe a sua volta individuare il presidente. "Se il numero dei comuni fosse troppo esiguo per strutturare tutti e tre questi enti (in particolare alla comunità degli altipiani Cimbri) dentro all'assemblea le funzioni di Giunta e di presidenza potrebbero essere assolte tutte direttamente da una sola persona. Per le cariche di Comunità sarebbe opportuno individuare un’indennità da corrispondersi come gettone di presenza per i membri dell'assemblea e come vera e propria indennità di carica per i membri di Giunta".

 

La mozione del Patt riprende e aggiorna la doppia proposta dei primi anni 2000. "La riforma non può attendere ancora a lungoLa Lega ha l'obbligo morale oltre che politico di uscire da questo vuoto di idee. Nonostante dagli Stati Generali della montagna siano arrivate proposte concrete", dice Dallapiccola mentre Demagri conclude: "La nostra è una proposta forte e piuttosto articolata pur ancora tutta da declinare in termini giuridici. Necessita di approfondite considerazioni e ampia discussione sia all'interno del partito sia all'interno degli organi politici e amministrativi. Questo provvedimento però ha contorni definiti: la nostra è certamente una critica all’assurdo modo di gestire queste tematiche da parte della Giunta, ma lo facciamo fornendo anche un piano concreto di immediata fattibilità".

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