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L'Italia intera si stringe attorno alle vittime della strage di Bologna (ma a Bolzano niente istituzioni). Il presidente: “Trasformata la tragedia in battaglia”

Per il quarantennale della strage di Bologna, in cui una bomba neofascista uccise 85 persone nel più grave attentato della storia repubblicana, tutto il Paese è stato attraversato da iniziative ed eventi. Anche le istituzioni presenti nel capoluogo bolognese, mentre a Bolzano la loro assenza si è fatta sentire. Il presidente dell'associazione delle vittime Bolognesi: "Ci avviciniamo a verità e giustizia. Vigileremo sul processo dei mandanti"

Di Davide Leveghi - 03 agosto 2020 - 13:26

TRENTO. L'Italia è un Paese dalle diverse anime. Quella nera, tra fantasmi ed ombre, ha lasciato sullo Stivale una lunga striscia di sangue, culminata nel passato recente nella più grande strage terroristica avvenuta alla stazione di Bologna il 2 agosto di 40 anni fa. Erano le 10.25 di un sabato di alta stagione. Uno degli snodi ferroviari più importanti d'Italia era colmo di turisti e viaggiatori. Un boato tremendo proveniente dalla sala d'aspetto di seconda classe lo sconvolge, investendo i treni in sosta e i passeggeri in attesa dei treni.

 

Sul terreno, aperto dall'enorme deflagrazione, rimarranno 85 persone e oltre 200 feriti. La città reagisce immediatamente, soccorrendo i feriti, scavando tra le macerie e cercando di mettere in salvo i superstiti. Gli autobus urbani vengono messi a disposizione, improvvisati come autoambulanze o carri funebri. È il numero 37, in particolare, a fissarsi nella memoria di quella tremenda giornata di inizio agosto, arrangiato per l'occasione a fare da spola tra la stazione e le camere mortuarie che accolgono le oltre 80 vittime dell'esplosione.

 

 

Da subito si pensa all'esplosione della caldaia, ma la violenza dello scoppio e l'acre odore della polvere da sparo spostano in poco tempo l'ipotesi più probabile sull'attentato. Già alla sera del 2 agosto è chiaro che si è trattato di una bomba. Dalle successive indagini e dai processi emergeranno i responsabili fattivi dell'attentato, mentre sui mandanti le aule di tribunale ospiteranno a breve un nuovo procedimento. Quattro membri dei Nar (Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini), i Nuclei armati rivoluzionari, un'organizzazione terroristica neofascista, vengono condannati con sentenza definitiva come autori della strage, così come 4 importanti figure del mondo massonico della P2 e dei servizi segreti (Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte, Francesco Pazienza e Licio Gelli). Quest'ultimi vennero giudicati responsabili di azioni di depistaggio volte a spostare la pista indiziaria dalla strage neofascista.

 

A ricordare la strage, come ogni anno, è l'Associazione familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, protagonista di una commemorazione come sempre molto emozionante e sentita, nonostante le restrizioni per il Covid che hanno impedito il tradizionale corteo per le vie del capoluogo emiliano. “E' andata molto bene per ciò che si poteva fare – commenta al ildolomiti.it il presidente Paolo Bolognesi – la partecipazione è stata grande, i parenti sono venuti in massa e anche le istituzioni, dal presidente della Repubblica a quello del Senato, passando per il governo. È un fatto importante”.

 

Nonostante il virus siamo riusciti a entrare comunque nelle scuole – prosegue – svolgendo i nostri programmi e le iniziative in video. L'emozione è stata grande, tanto l'affetto intorno a noi, è molto importante che dalle istituzioni ci siano stati ringraziamenti a chi, come la nostra associazione, ha coltivato la memoria della strage in questi 40 anni. Siamo riusciti a trasformare la tragedia in battaglia. Sarà una vittoria per tutto il Paese se si raggiungeranno giustizia e verità”.

 

In attesa che si definisca nelle aule dei tribunali il quadro politico dei mandanti, Bolognesi si dimostra soddisfatto delle tante iniziative che, da nord a sud, hanno percorso il Paese, coltivando e alimentando una memoria democratica e intrinsecamente antifascista. “Con l'ultima indagine – spiega – si sta scandagliando il mondo dei mandanti, avvicinandosi ai servizi segreti. Sarebbe un risultato importante il delineare il quadro completo degli ispiratori e di chi la strage l'ha ordinata. Per ora noi ci teniamo la bellissima risposta della città, con la manifestazione sempre diffusa di affetto e le tante iniziative non solo in città e nelle vicinanze ma dalla Sicilia al Piemonte. È un continuo bellissimo, in 40 anni si stanno moltiplicando i momenti, tra dibattiti e iniziative di ricordo. Vigileremo sul processo”.

 

Bologna, dunque, come epicentro del ricordo e della coltivazione della memoria, da cui si irradiano manifestazioni lungo tutto lo Stivale. Ma perché fu proprio il centro emiliano ad essere colpito? “Le ragioni sono fondamentalmente due – conclude Bolognesi – Bologna era un simbolo. Il giorno prima era stata depositata la sentenza sull'Italicus (attentato a un treno avvenuto nel 1974 proprio in provincia di Bologna, in cui morirono 12 persone, ndA), ma soprattutto, dopo la morte di Moro, si voleva dare la definitiva spallata alla democrazia, colpendo la Costituzione”.

 

Bologna, fortunatamente, fu l'ultimo colpo dato dal terrorismo neofascista, braccio operativo della strategia della tensione che insanguinò il Paese dal 1969 (Strage di Piazza Fontana, di cui l'anno scorso correva il cinquantenario), al Paese. La democrazia, di contro al volere loro e dei mandanti, tenne. Per questo le istituzioni hanno partecipato a un quarantennale colmo di emozione.

 

Il dispiacere di chi si è preso la responsabilità di ricordare le vittime a Bolzano, proprio per la mancanza delle istituzioni alla commemorazione organizzata dalla sezione locale dell'Anpi, dalle Sardine e dal Comitato 2 agosto, è dunque tanto. Tanta, di contro, è invece la partecipazione anche nel capoluogo altoatesino, dove di fronte alla stazione si sono chieste giustizia e verità sui mandanti.

 

#maipiù nel segno dell'impegno civile nel segno dei valori della Costituzione contro i pericoli per la democrazia di oggi, i nuovi fascismi, razzismi, nazionalismi, i poteri criminali – è stato il mantra scandito dagli organizzatori e dai manifestanti, guidati dal presidente dell'Anpi Alto Adige/Südtirol Guido Margheri, che hanno aggiunto - sciogliere subito le organizzazioni neofasciste!”.

 

La commemorazione si è svolta così, sempre toccante, tra la riproduzione di Station to station di David Bowie, una breve riflessione con le poesie di Roberto Roversi, tre fischi di un treno che hanno introdotto e concluso il minuto di silenzio e le immancabili note del canto antifascista Bella Ciao.

 

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