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Otto donne (trentine) per otto storie. "Siamo matte, se vi pare" racconta la malattia mentale al femminile: "Le loro sono parole di resistenza"

Uscito in questi giorni, edito da Erickson, il testo raccoglie le testimonianze di donne che hanno affrontato il disagio psichico. Gli autori, Katia dell'Eva e Jacopo Tomasi: "Una galleria di ritratti femminili che mostrano, da prospettive differenti, un mondo distante dai riflettori". L'intero ricavato delle vendite sarà devoluto all'associazione Andromeda per finanziare progetti dedicati al contrasto della violenza di genere

In copertina (illustrata da Giuseppe Lenzone - Accademia di Belle Arti di Bologna): donna che si guarda in uno specchio rotto
Di Arianna Viesi - 25 novembre 2020 - 16:59

TRENTO. Se sei donna, nel corso della tua vita, dovrai (molto probabilmente) scontrarti con pregiudizi retrogradi e volgari. Se sei donna e soffri di disturbi psichici, questi pregiudizi (molto probabilmente) diventeranno macigni. Parte da qui Siamo matte, se vi pare. La salute mentale vista da otto donne trentine di Katia Dell'Eva e Jacopo Tomasi, un libro intimo e delicato edito da Edizioni Centro Studi Erickson. In queste pagine gli autori hanno raccolto, con garbo e intelligenza, otto storie di altrettante donne trentine che hanno affrontato la malattia mentale.

 

 

Di salute psichica si parla poco, da sempre. Vige ancora, nella nostra società, un retaggio culturale che la relega ai margini della vita e delle cose. Ci si cura del corpo delle persone, molto meno della loro psiche. Viviamo in un mondo in cui ancora, e troppo spesso, il disagio psichico viene sottaciuto, vissuto come un'onta. Se, poi, tutto questo  è declinato al femminile, le parole (e i silenzi) si fanno ancora più pesanti.

 

"Ida, Piera, Laura, Valentina, Antonia, Bianca, Adjowa, Carmen - spiegano gli autori - sono i nomi delle protagoniste di questo libro, che dà voce a utenti di servizi di salute mentale, ma anche a operatrici, madri, amiche, parenti e conviventi di persone con disagio psichico. Una galleria di ritratti femminili che mostrano, da prospettive differenti, un mondo distante dai riflettori e apparentemente lontano dallo scorrere delle vite degli altri".

 

Le storie vanno così costruendosi, pagina dopo pagina, e si aggrappano al prezioso materiale d'archivio del manicomio di Pergine, alle parole di donne che, oggi, vivono sulla propria pelle la malattia mentale, alle testimonianze di professioniste che dedicano tempo e passione a chi convive con il peso del dolore.

 

"Il libro - spiegano ancora Katia Dell'Eva e Jacopo Tomasi - nasce parallelamente al progetto Le 180 etichette del sé, promosso dall'associazione Andromeda sul tema della malattia mentale e della questione di genere, e rappresenta una sorta di lascito concreto dell'intera rassegna". Siamo matte, se vi pare nasce quindi dall'incontro tra l'associazione Andromeda e Katia Dell'Eva, che già si era occupata di disagio psichico. A Katia, poi, si è aggiunto Jacopo Tomasi che, in passato, aveva già scritto di malattia mentale e, tra le altre cose, era stato anche tra i curatori, insieme ad Alessio Coser,  della mostra fotografica Dove sono finiti i sogni di Basaglia?. La collaborazione con l'associazione Andromeda ha poi portato ad un altro piccolo, ma importantissimo, traguardo sulla strada dei diritti e della parità di genere: l'intero ricavato delle vendite del libro, infatti, sarà devoluto all'associazione e finanzierà progetti dedicati al contrasto della violenza sulle donne.

 

"Abbiamo pensato - spiega Jacopo Tomasi - di raccogliere le storie di otto donne che potessero raccontare la malattia mentale da diversi punti di vista: chi l'ha vissuta in prima persona,  chi l'ha vista negli occhi di un proprio familiare, chi lavora o ha lavorato a stretto contatto con questi problemi ".

 

Di salute mentale bisogna parlare sempre. Oggi, forse, se ne deve parlare ancora di più. "C'è chi non riconosce la malattia mentale, chi la emargina - continua Jacopo - c'è del pregiudizio verso chi ne soffre, chi la vive. Un altro problema che spesso ho incontrato potrebbe andare sotto il nome di negazionismo nei confronti della malattia mentale. E' uno slogan della cosiddetta antipsichiatria: 'la malattia mentale non esiste'. Non sono d'accordo: la malattia mentale esiste e va affrontata".  

 

Le otto donne raccontate da Jacopo e Katia sono lontane: nel tempo, nello spazio, nelle cose. Eppure le loro storie, così diverse, sono in realtà uno specchio: nell'una sono riflesse le parole dell'altra.

 

"Potrei riconoscere due fili rossi - racconta Jacopo - che legano le otto testimonianze. Innanzitutto sono storie di sofferenza. E' inutile negarselo. Ma, nello stesso tempo, sono storie di resistenza. Anche il titolo non è stato scelto a caso. Siamo matte, se vi pare sta a dire 'attaccateci le etichette che volete ma noi andiamo avanti'. Tutte le donne che abbiamo raccontato sono donne 'resistenti', da Laura che racconta la sua depressione a Ida Dalser, amante di Mussolini, che mai si arrese all'etichetta di 'matta'".

 

"Sono donne che rimarcano - aggiunge Katia - la sottile linea che separa l'essere normali dalla follia. Lo spiega bene Laura quando racconta la sua depressione, vista spesso con gli occhiali deformati dal pregiudizio".

 

Le otto storie si equivalgono, sono l'una l'anello mancante dell'altra. Le otto protagoniste hanno lottato e lottano, ogni giorno, per liberarsi dalle etichette (di genere, salute, e quant'altro) che vogliono appiccicare loro: donna e matta. Chi decide cosa è normale?, scriveva d'altra parte Alda Merini. E' questo, forse, il senso ultimo (e intimo) del titolo di questo libro e delle storie che vi sono raccolte.

 

"La storia di Laura in particolare - conclude Jacopo - è forse quella che mi ha colpito di più perché, con lei, ci siamo visti di persona più volte lo scorso inverno. Poi è arrivato il lockdown e tutta la 'costruzione' del libro si è trasferita online. Anche la sua, come tutte le altre, è una storia di sofferenza e di resistenza. Laura racconta la sua depressione, racconta di come si sia trovata proiettata in un mondo lontano, nello stereotipo del 'matto', è rimasta mesi e mesi in casa, finché un giorno non si è messa a fare una salopette per il suo peluche, da lì è partita la sua rinascita: ha ricominciato ad uscire, è andata dai suoi genitori, si è rivolta ad un centro di salute mentale, ha intrapreso un percorso di guarigione, ha ripreso in mano la sua vita insomma e, ora, si sta per laureare in farmacia".

 

La presentazione del libro è fissata per giovedì 26 novembre, alle 17.30, su Zoom. Chi è interessato a partecipare può scrivere una mail all'indirizzo info.associazioneandromeda@gmail.com.

 

In copertina (illustrata da Giuseppe Lenzone - Accademia di Belle Arti di Bologna): donna che si guarda in uno specchio rotto

 

Gli autori:

 

Katia Dell'Eva

 

 

Giornalista pubblicista e libera professionista nella comunicazione, si è avvicinata alla salute mentale attraverso il cinema e la letteratura, per poi interessarsene, negli ultimi anni, anche in maniera più diretta. Appassionata di interviste, ha declinato l’interesse per la psichiatria in direzione della raccolta di vissuti ed esperienze, osservando sempre tutto con umanità e spirito critico

 

Jacopo Tomasi

 

 

Giornalista professionista, da diversi anni si interessa al mondo della salute mentale cercando di raccogliere testimonianze ed esperienze su un tema spesso lontano dalla luce dei riflettori. Sull’argomento ha pubblicato altri due libri con lo psichiatra Renzo De Stefani (Psichiatria mia bella e Le Parole Ritrovate) e curato la mostrareportage Dove sono finiti i sogni di Basaglia? assieme al fotografo Alessio Coser. Si occupa di comunicazione presso le Edizioni Centro Studi Erickson.

 

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