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"Mi ha palpeggiata dicendomi 'Così ti faccio vedere cosa si prova'". Violenza sulle donne disabili, le testimonianze: "Mi ripetono che con la protesi sarei più bella"

Giulia e Laura sono due ragazze disabili, rispettivamente di 30 anni e di 23 anni. Entrambe vivono autonomamente tra studio e lavoro. Ma la loro quotidianità è stata intralciata in più occasioni non solo da commenti inopportuni ma anche da molestie sessuali. Le storie raccolte da il Dolomiti: "Dopo una visita il ginecologo mi ha detto di non tornare più, 'tanto non avrei mai avuto rapporti sessuali'. Ma non sapeva nulla della mia disabilità"

Di Francesca Cristoforetti - 26 November 2022 - 05:01

TRENTO. Giulia e Laura (nomi di fantasia per tutelare l'anonimato) sono due ragazze disabili, rispettivamente di 30 anni e di 23 anni. Altoatesine di origine, entrambe vivono tra studio in università e lavoro, conducendo le loro vite autonomamente nei loro rispettivi appartamenti. Ma la loro quotidianità è stata intralciata in più occasioni non solo da commenti inopportuni ma anche da molestie sessuali, sia per quanto riguarda la loro condizione che il loro essere donne.

 

E' proprio in occasione del 25 novembre, Giornata interazionale contro la violenza sulle donne, che il Dolomiti ha deciso di raccogliere queste due testimonianze per mettere in luce il fenomeno della violenza contro le ragazze e le donne con disabilità, "un tema troppo spesso minimizzato, nascosto o addirittura negato", dichiarava Michela Morandini, presidente dell’Osservatorio provinciale sui diritti delle persone con disabilità che ha lanciato la campagna di sensibilizzazione "#Bastaviolenzasulledonnedisabili" (Qui l'articolo).

 

Giulia vive in un piccolo paesino ed in sedia a rotelle da quando è nata. "E' difficile per me parlare di certi episodi - racconta -. Qualche anno fa un tecnico sulla sessantina è venuto in casa mia per alcune riparazioni. Io mi trovavo da sola. Stava per andarsene dopo aver finito il suo lavoro, quando senza consenso mi ha baciata sulla bocca e poi mi ha toccato il seno. Ma la cosa ancora peggiore è stata quando lui dopo questo gesto mi ha detto: 'Così ti faccio vedere cosa si prova', come se io non avessi mai avuto alcun tipo di esperienza. Io sono rimasta scioccata, non ho saputo reagire al momento. E' probabile che ne abbia approfittato anche perché non avrei potuto scappare essendo in sedia a rotelle. Ne ho parlato soltanto dopo mesi ai miei più cari amici, perché ci ho messo molto a realizzare quello che era successo".

 

Questo, conferma Giulia, è stato solo l'episodio "più grave". Ma nella lista ce ne sono una lunga serie che l'hanno colpita soprattutto a livello psicologico. "Avevo solo 17 anni - prosegue - quando sono andata da un ginecologo, che dopo una visita di routine mi ha detto che non sarebbe più servito tornare 'tanto non puoi avere rapporti sessuali' mi ha detto, senza sapere nulla della mia disabilità. A quell'età certe frasi ti colpiscono". Il tema "sessualità e disabilità" rimane ancora oggi un grande tabù, sottolinea la giovane. "Si collega la disabilità a una malattia e al fatto di non avere bisogni sessuali, ma non è così".

 

L'amica Laura invece studia all'estero e vive in un appartamento condiviso con altre persone della sua età. "Io sono nata senza un braccio - spiega -. Ma nel corso della mia vita ho subito più violenza psicologica che fisica. Quando sono arrivata in questa casa e ho dovuto firmare il contratto la padrona è rimasta allibita dopo avermi vista. Ha iniziato a chiedermi 'se fossi povera o se fossi nata così'. Ma questo non le è bastato, voleva toccarmi il braccio e io le ho detto di no, anche se lei già si stava avvicinando. Sono situazioni imbarazzanti, dove non sai cosa fare. Noi donne disabili o siamo 'povere' o 'eroine' secondo le persone".

 

Dai 4 ai 16 anni Laura ha sempre portato una protesi. "Poi ho deciso di non metterla più - dice -, aveva solo una funzione estetica. Ma ancora adesso anche all'interno della mia famiglia mi chiedono perché io non la indossi, 'saresti più bella' sostengono". Molti sono i commenti inopportuni e le molestie ricevute sui social, dai messaggi a richieste di video o foto del mio arto: "Ci sono delle fantasie sessuali molto comuni sulle donne disabili. Mi hanno inserita in diversi gruppi tra Whatsapp e Telegram senza il mio consenso, da cui io mi sono subito disiscritta: 'Amputee girl' è quello più ricorrente in cui mi chiedevano foto in modo insistente".

 

Non sono mancati i commenti anche a scuola, "dove sono sempre stata sottovalutata" e poi in università "dove le mie capacità sono state messe in dubbio quando il professore mi ha chiesto come pensassi di riuscire a lavorare in laboratorio, se 'nemmeno sai metterti il camice'".

 

"E' brutto - conclude Laura - dover sempre giustificare la propria condizione anche quando si conoscono persone nuove, per non parlare del fatto che sembra che noi non possiamo avere il diritto a poter vivere una nostra sessualità e costruire una famiglia. Dobbiamo sempre dimostrare il nostro valore, dare sempre il 200%, in modo che la gente riconosca i nostri risultati".

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