Sofferenza psichica vuol dire pericolosità? Il Gruppo di progettazione partecipata del Servizio di salute mentale: "C'è una scarsa conoscenza e si rischia l'allarme sociale"
Il Gruppo di progettazione partecipata è formato da 16 persone in rappresentanza di pazienti, familiari, professionisti, volontari. Si riunisce mensilmente per migliorare il Servizio salute mentale di Trento, formulare proposte, attivare progetti che puntino su un lavoro di squadra tra le diverse parti in causa

TRENTO. Sofferenza psichica vuol dire pericolosità? "E’ il dubbio che si sta insinuando in parte dell’opinione pubblica a causa della scarsa conoscenza della malattia mentale e dei progressi importanti ottenuti nella cura e nella riabilitazione, anche come conseguenza di dichiarazioni qualche volta sbrigative, naturale anticamera di stigma e pregiudizio". A dirlo il Gruppo di progettazione partecipata del Servizio di salute mentale di Trento che apre una riflessione su un tema delicato e talvolta poco compreso nella sua complessità.
Il rischio relativo alla scarsa conoscenza della malattia mentale è quello di alimentare l’allarme sociale, "legittimando la superficialità dell’analisi e il nostalgico richiamo, anche quando non esplicitato, al passato, ai tempi nei quali il 'matto' andava semplicemente tolto dalla vista perché disturbante della quiete cittadina".
Il Gruppo di progettazione partecipata è formato da 16 persone in rappresentanza di pazienti, familiari, professionisti, volontari. Si riunisce mensilmente per migliorare il Servizio salute mentale di Trento, formulare proposte, attivare progetti che puntino su un lavoro di squadra tra le diverse parti in causa. "Si tratta di un'esperienza partita nel 2015 con gruppi eletti democraticamente ogni tre anni. L’approccio che proponiamo, cresciuto in anni di lavoro e appassionato impegno per una psichiatria che crede nella dignità della persona e nella possibilità di recupero a un progetto di vita vivibile per sé e per gli altri, non può prescindere dall’analisi dell’attuale complessità sociale, con l’aumento di comportamenti dissociali" (Qui info: gpp.salutementaletrento@apss.tn.it).
Comportamenti che non nascono "automaticamente" o solamente dal disagio psichico. "Questo problema sociale richiede la risposta corale, a partire dalla consapevolezza condivisa, da parte di tutte le agenzie che presiedono cambiamenti sociali di questa complessità. Risposte settoriali o, peggio ancora, immaginare che la gestione di questi fenomeni sia in capo esclusivamente a questa o quella istituzione è atteggiamento irresponsabile e infruttuoso. E' bene invece che si chiariscano ruoli e competenze e che si attinga alle singole conoscenze ed esperienze per trovare risposte efficaci".
A questo proposito, il Gpp ricorda come opera il Servizio salute mentale di Trento. Cosa accade quando una persona sta male? "Dovrebbe chiedere aiuto ma questo è il primo, vero ostacolo: difficile, per chi sta male e spesso anche per i familiari, riconoscere nel proprio malessere un disturbo psichico e superarne il senso di vergogna. Quando una persona si rivolge al Servizio salute mentale ha già compiuto un primo passo, fondamentale, nella possibilità di avviare un percorso di cura e riabilitazione efficace. Da lì in avanti la persona viene seguita - anche, se lo desidera, con i familiari o le persone di riferimento – aiutata nell’acuzie della sua malattia, nel riconoscimento di sintomi e nelle tecniche per imparare a governarli. La logica è quella di favorire un percorso personale che permetta di riconoscere strategie e strumenti per migliorare la qualità della propria vita nonostante la sofferenza, riscoprendo i propri obiettivi e valorizzando le proprie capacità (recovery). Attraversare un disagio psichico comporta difficoltà, ma può aprire nuove possibilità che nascono dalla scoperta di proprie risorse fino a quel momento inesplorate".
Solo una minima parte di chi è in crisi manifesta comportamenti disturbanti, l’obiettivo del Gruppo di progettazione partecipata non è isolare, ma mettere in campo interventi inclusivi, che permettano una reale riabilitazione. "Inoltre l’equazione disagio psichico è uguale a comportamenti disturbanti o pericolosi crea ulteriore sofferenza a tutte quelle persone che quotidianamente investono energie, faticano e lottano per gestire e superare la propria patologia, ma anche ai familiari che stanno loro accanto e ai professionisti che si impegnano per sostenerle e curarle".
Il Servizio salute mentale di Trento propone da sempre un lavoro di squadra, che responsabilizza tutte le persone coinvolte, che attiva reti di sostegno sul territorio, che valorizza il punto di vista di tutti, "compresi i pazienti e i familiari che dovrebbero essere i protagonisti. L’approccio del fare insieme ha riconosciuto nel percorso di sofferenza dell’utente e dei suoi familiari una risorsa, promuovendo la figura dell’Esp (esperto nel supporto alla pari) che opera a fianco dei professionisti e mette in gioco la propria testimonianza, per creare fiducia, vicinanza, sostegno tra pari".
Un lavoro delicato e complesso che richiede competenza, passione, creatività e dedizione. "I risultati ci sono anche se occorre non accontentarsi mai. Talvolta però il cittadino pensa che lo psichiatra tutto può per risolvere situazioni 'disturbanti'. Questo è un equivoco che va chiarito: lo psichiatra non può essere lo 'sceriffo' e nello stesso tempo il tutore dell’ordine non può fare lo psichiatra. In sostanza ognuno (sanità, istituzioni, associazioni, cittadini e così via) deve sentirsi parte in causa, mettendo a disposizione le proprie competenze e tutti insieme costruire buone pratiche di intervento. Le porte del Servizio salute mentale, com’è nostro costume, sono sempre aperte, l’appello è di aprire dialogo e collaborazione sentendoci tutti coinvolti attivamente", conclude il Gruppo di progettazione partecipata del Servizio salute mentale di Trento.














