Sempre più persone cercano aiuto, il Punto d'Incontro: ''Si avverte una forte sofferenza. Serve un lavoro comune, un segnale anche dalla parte politica"
In via Travai in un anno le richieste sono aumentate del 40%, sempre più persone cercano aiuto ma c'è una generalizzata carenza di spazi. Il direttore del Punto d'Incontro, Mattia Civico: "Dietro un pasto non c'è solo l'erogazione di un servizio essenziale, c'è l'ascolto di operatori e di volontari. C'è molta sofferenza, soprattutto a livello psicologico"

TRENTO. "Un percorso di integrazione è complesso e si avverte una forte sofferenza". A dirlo Mattia Civico, direttore del Punto d'Incontro. "Il tessuto sociale è attento, attivo e aperto, ma è il sistema fatica a rispondere ai bisogni. L'accesso ai servizi di base è solo l'inizio e sentiamo la necessità, anche la possibilità, di fare di più e meglio, ma su questo serve un lavoro comune, soprattutto un segnale forte e chiaro anche dalla politica per rafforzare le azioni. Sarebbe bello immaginare luoghi nuovi dove lavorare insieme e accogliere insieme, non come singole realtà, ma come comunità".
Negli scorsi giorni a lanciare l'allarme sono state le associazioni che ruotano attorno alla Rete italiano a Trento, uscite allo scoperto per raccontare l'urgenza di rispondere al crescente numero di persone straniere che richiede di partecipare ai corsi di italiano e alla necessità di trovare nuovi. Un problema che si è aggravato per lo spostamento del gruppo Aci nel palazzo di via Lunelli che ospita anche il Cinformi, togliendo all'associazione Il Gioco degli Specchi la possibilità di utilizzare le aule del primo piano "lasciando così una sessantina di persone prive di un riferimento essenziale per il proprio percorso di integrazione. Negli ultimi mesi Il Gioco degli Specchi ha provato più volte a contattare Comune e Provincia per cercare di trovare una soluzione alternativa, ma purtroppo senza risultati" (Qui articolo).
Carenze nel capoluogo, il prossimo anno Capitale europea del volontariato, ma anche in Vallagarina. "Il numero di persone senza fissa dimora è in aumento", l'appello dell'Unità di strada: "Abbiamo bisogno di spazi e nuovi volontari" (Qui articolo). Sempre più persone cercano aiuto. Al Punto d'Incontro in un anno le richieste sono aumentate del 40%: se nel 2021 la cucina aveva distribuito 33mila pasti, nel 2022 i pasti serviti sono saliti a 46mila. Per riuscire a rispondere a tutte le richieste, è stata lanciata la campagna di fundraising “Un Pasto alla Volta”, che ha avuto una risposta fortissima (Qui articolo).
"E' un dato che definisce subito la mole di lavoro - continua Civico - ma dietro un pasto non c'è solo l'erogazione di un servizio essenziale, c'è l'ascolto di operatori e di volontari perché le persone si sentano accolte. C'è molta sofferenza, soprattutto a livello psicologico, tanto che abbiamo potenziato le relazioni con il Centro di salute mentale per cercare di rispondere a un bisogno sempre più urgente".
La vittoria delle elezioni provinciali del centrodestra ha segnato una discontinuità sul fronte del sistema di accoglienza. La Provincia a trazione Lega ha smantellato un sistema all'avanguardia e molto forte, una scelta più volte rivendicata da Fugatti, anche se sarebbe la direzione contraria oggi indicata dal governo Meloni a livello nazionale che punta sull'accoglienza diffusa (Qui articolo). Una decisione trentina che produce comunque effetti, anche se non visibili nell'immediato.
"Sono in aumento i richiedenti protezione internazionale che ricorrono ai nostri servizi e si avvertono i limiti dell'attuale sistema di accoglienza", dice Civico. "Nonostante le sofferenze e le fragilità, vediamo all'inizio la speranza nei loro occhi ma il tempo sospeso nell'incertezza e l'esperienza di strada provano queste persone e, purtroppo, vediamo spegnersi gradualmente i sogni di poter riprendere in mano la vita".
Un riscatto che passa anche dalla possibilità di imparare l'italiano, ma anche qui, come anticipato, c'è richiesta di spazi e di attenzione da parte delle associazioni. "Non è solo comunicare - evidenzia il direttore del Punto d'Incontro - ma imparare un mestiere e le regole di convivenza, tutto rientra nel processo di integrazione, un processo che è naturalmente complesso e che deve essere accompagnato. Accoglienza significa posti letto, spazi abitativi, corsi di italiano, supporto psicologico e laboratori, come il nostro di falegnameria. La comunità risponde positivamente, i volontari sono preziosi e ci sono tante persone che si mettono a disposizione per conoscere, per superare i timori e le diffidenze ma il sistema fatica a seguire i bisogni (Qui articolo)".
Le associazioni e le realtà del Terzo Settore non mollano e avvertono la responsabilità e l'importanza del proprio impegno ma "manca un segnale forte e chiaro della politica", conclude Civico. "Non possiamo e non vogliamo limitarci a diventare un semplice soggetto erogatore di servizi. Ci riconosciamo parte di un sistema, di una filiera di azioni di supporto ai senza dimora, ma siamo certi che il nostro ruolo non si possa esaurire in questa cornice".

















