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Se fosse per i giovani lo "ius soli" sarebbe già realtà. L'80% è pro: "Una maggioranza schiacciante che ci fa immaginare, presto, un’Italia migliore"

“E’ giusto che un bambino nato in Italia abbia la cittadinanza italiana anche se i suoi genitori non sono di origine italiana e non hanno la cittadinanza italiana?”. A rispondere positivamente è stato l’80% degli adolescenti coinvolti nell’indagine di Laboratorio Adolescenza (Iard), con una percentuale che sale all’88% se si considerano solo le risposte delle ragazze

Di Lucia Brunello - 25 December 2020 - 18:50

TRENTO. Un “” pronunciato quasi all’unisono quello di 2.100 studenti delle scuole superiori, quando si sono trovati di fronte alla domanda: “E’ giusto che un bambino nato in Italia abbia la cittadinanza italiana anche se i suoi genitori non sono di origine italiana e non hanno la cittadinanza italiana?”.

 

A rispondere positivamente è stato l’80% degli adolescenti coinvolti nell’indagine di Laboratorio Adolescenza – Iard e la percentuale sale all’88% se si considerano solo le risposte delle ragazze. Così come l’80% afferma che integrazione culturale significhi "conoscere e rispettare le differenti culture", a fronte di uno sparuto 4% che ritiene che l’integrazione passi attraverso il cercare di "dimostrare che la propria 'cultura' sia la migliore".

 

“Una maggioranza schiacciante – il commento di Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza – che ci fa immaginare, presto, un’Italia migliore e finalmente consapevole che il futuro del mondo passa per lo sgretolamento di ogni “muro”, fisico o mentale, che tenti di dividerci. Nel “male” lo ha dimostrato, in questo terribile 2020, un virus che ha annientato il concetto stesso di confine tra Stati, nel bene lo dimostrano le nuove generazioni naturalmente aperte alla multiculturalità”.

 

Ma gli adolescenti sono andati oltre. Il 79% di loro ritiene giusto che anche chi non ha la cittadinanza italiana, ma vive in Italia con regolare permesso di soggiorno, abbia gli stessi diritti dei cittadini italiani nell’accedere ad asili, scuole e posti di lavoro. Solo l’8% ritiene, invece, che i cittadini italiani debbano comunque avere un trattamento preferenziale.

 

E la domanda che ci poniamo noi allora è qual è, all’atto pratico, l’atteggiamento degli adolescenti riguardo i loro coetanei di altre culture? In pratica: preferiscono avere rapporti di amicizia con persone che hanno le stesse origini culturali oppure no? Il 9,6% risponde sì “perché l’amicizia è più facile”, mentre sul fronte opposto l’11,7% preferisce relazionarsi con coetanei che hanno origini culturali diverse, perché “l’amicizia è più interessante”. Ma il risultato più “promettente” è rappresentato da quel 75,7% (81% delle femmine) che ha risposto “è indifferente”.

 

“Una 'indifferenza' – sottolinea ancora Tucci – che, una volta tanto, non denota disinteresse, ma certifica proprio il non considerare le “differenze” condizionanti, né in una direzione né nell’altra. Significa, non dar peso – nell’istaurare un rapporto di amicizia – ad origini culturali; significa, finalmente, integrazione non solo descritta o auspicata, ma compiuta".

 

Sul fronte razzismo solo un quarto del campione ha affermato di non aver mai assistito o vissuto episodi di razzismo tra i suoi coetanei. Circa la metà del campione, invece, li ha vissuti (direttamente o indirettamente) qualche volta (34%) o spesso (12,2%). E se il 75% considera il razzismo “inaccettabile sempre”, l’8.7% si “sfila” dicendo che è un problema che non lo riguarda e una infelice minoranza (13,1%) considera l’essere razzisti o meno una libertà che ciascuno deve poter esercitare.

 

"Negli ultimi anni – ha poi aggiunto Teresa Caputo, insegnante in un istituto superiore di Milano e membro del consiglio direttivo di Laboratorio Adolescenza – nelle scuole italiane è cresciuta sensibilmente la presenza di studenti di origine straniera, ormai di seconda generazione e questo ha portato ad una decisa riduzione degli atteggiamenti che denotano un pensiero razzista".

 

"Gli studenti hanno più consapevolezza di vivere in una società multiculturale e la condivisione quotidiana delle esperienze scolastiche favorisce il confronto tra coetanei. Sicuramente i progetti e le attività interculturali che le scuole continuano a proporre contribuiscono alla riflessione sul significato del diverso e favoriscono l’integrazione".

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