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Transumanza, si torna in montagna. La storia di Angela che a 26 anni racconta la sua vita tra sole, pioggia e vento: "Camminando insieme al gregge mi sento in pace con il mondo"

L'estate è vicina e quindi i greggi in transumanza stanno facendo ritorno anche sulle montagne trentine. La 26enne Angela Laner di lavoro fa la pastora di pecore e capre. Una vita impegnativa, ma piena di gratificazioni: "Tra le cose più belle, c'è il senso di libertà del trovarsi ogni giorno all'aria aperta, lontani dal caos della città e dalla sensazione di essere sempre in ritardo per qualcosa"

Di Lucia Brunello - 07 giugno 2020 - 13:20

TRENTO. In montagna sta tornando l'estate e, insieme a lei, i numerosi greggi in transumanza che, proprio in queste settimane, stanno risalendo di quota per raggiungere le ampie distese erbose dove l'erba è più buona e l'aria più pulita.

 

In Trentino, la pratica della transumanza è svolta da decine e decine di pastori e pastore che, silenziosamente, con sole, pioggia, neve e vento, ogni giorno dell'anno si spostano seguendo il loro itinerario dalla montagna alla pianura, e poi dalla pianura alla montagna. (La transumanza è diventata anche una mostra con Alberto Pattini QUI L'ARTICOLO)

 

A raccontarci della sua esperienza, è la 26enne Angela Laner di Frassilongo (un piccolo comune nella provincia di Trento) che da 7 anni vive la vita di transumanza: una passione che è diventata un lavoro. “Mio papà fa il pastore transumante da oltre 25 anni - racconta a ilDolomiti - e perciò io sono cresciuta seguendolo e osservandolo. E' una vita che può sembrare fatta solo di sacrifici, ma la pace che si prova dopo la fatica della salita in montagna, quando vedi le pecore pascolare tranquille, è un'emozione che se non si prova non si può capire”.

Angela però non è sola e con lei, a camminare, ci sono il suo compagno Marco e i loro due bambini.

 

Il pascolo di Angela è composto da circa 1.400 pecore, una 30ina di capre, 11 asini, 2 cani maremmani come guardia dagli animali carnivori e altri 4 cani per gestire e contenere il gregge. Ma come funziona la transumanza? “Noi stiamo all'aperto tutto l'anno, tutti i giorni. Passiamo la maggior parte delle giornate camminando per spostarci, ma qualche volta capita di rimanere fermi. Abbiamo il nostro percorso da seguire, che rimane sempre pressoché uguale e che segue la logica di rimanere in montagna d'estate, e scendere giù, in pianura, durante i mesi freddi”.

 

Ora che l'estate è ormai alle porte, il pascolo di Angela si è portato sui Lagorai, e in questi giorni di inizio giugno si trova nei pressi di Malga Rava. Trascorreranno tutta l'estate in Trentino, per poi, verso inizio novembre, scendere in Veneto, dove la temperatura invernale è certamente più sopportabile e di erba ce ne è ancora", ci spiega.

“Quando sappiamo che durante la giornata dovremo percorrere una strada molto frequentata, allora ci mettiamo in cammino anche alle 4 di mattina, in modo da evitare il traffico di chi sta andando a lavorare. Se invece dobbiamo percorrere solo qualche chilometro, allora ci muoviamo in un momento che può variare”.

 

E qual è una giornata tipo in transumanza? “In questo periodo ci svegliamo e subito andiamo a controllare all'interno del recinto se qualche pecora ha partorito durante la notte. Se è successo, facciamo un segno uguale sulla mamma e sull'agnellino, e poi lo carichiamo sul nostro rimorchio, in cui lo teniamo per la sua prima settimana di vita, visto che altrimenti non sarebbe in grado di spostarsi insieme al gregge. Poi ci mettiamo in cammino, anche se gli orari variano con la stagione. Ogni sera, però, una volta raggiunto il nuovo pascolo, piantiamo giù un recinto dentro il quale facciamo stare le pecore. Successivamente mangiamo e dormiamo dentro la nostra roulotte”.

 

La transumanza affonda le sue radici nella tradizione e nelle usanze di generazioni del passato. Una pratica, però, sempre più di nicchia e che meriterebbe di essere conosciuta e raccontata di più: “Sebbene sia diventata patrimonio dell'Unesco, e molti giovani stiano decidendo di dedicarsi a questo lavoro, temo che la transumanza sia destinata a scomparire. Non è pessimismo, ma una sensazione che deriva dai fatti: sempre più comuni decidono di non darci il permesso per il transito e intanto sempre più prati vengono convertiti in cantieri per future costruzioni".

 

Per quanto riguarda le difficoltà e scomodità, si potrebbe dire che queste di certo non mancano: “Il meteo rappresenta certamente una delle prove maggiori, quando piove, infatti, ci troviamo con fango dovunque", racconta ridendo Angela. "Un altro aspetto per noi molto impegnativo, è quello di essere lontani da casa ogni giorno e ad ogni ora dell'anno”.

 

Ma le cose belle sono tante, tante di più: “Le piccole cose che ci ripagano di ogni fatica sono moltissime. Sopra tutto metterei la soddisfazione che ti danno gli animali, con i quali si instaura un vero rapporto, e poi il fare ritorno ogni anno negli stessi luoghi, dove rivedi visi ormai amici che sono felici di salutarti e offrirti un caffè. In più c'è sicuramente il senso di libertà del trovarsi sempre all'aria aperta, lontani dal caos della città e quindi dalla sensazione di essere sempre in ritardo per qualcosa”.

Per quanto riguarda i mesi di lockdown, Angela e Marco hanno potuto proseguire i loro spostamenti con molta più facilità, visto che il traffico era quasi inesistente.

 

E per il futuro? “Sarei contenta anche se i miei figli decidessero di studiare e di fare un altro lavoro. Per quanto riguarda me... di sicuro non è facile quando arriva la brutta stagione tra il fango e il freddo, ma di certo non mi potrei mai vedere chiusa a lavorare tra le mura di un ufficio. Spero di continuare così, libera, per ancora tanto tempo”.

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