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| 13 mar 2020 | 13:03

Un piccolo villaggio della savana kenyana esprime solidarietà all'Italia. Il gruppo Kanga: "Le difficoltà insegnano quanto è bella la vita"

Da una piccola comunità in Kenya, legata a doppio filo al Trentino da un progetto che da anni sostiene iniziative contro la malnutrizione e a favore dell'accesso all'istruzione dei bambini del luogo, giunge una manifestazione di solidarietà all'Italia piegata dall'emergenza Coronavirus

Un piccolo villaggio della savana kenyana esprime solidarietà all'Italia
di Davide Leveghi

TRENTO. Arriva dal Kenya un piccolo ma simbolico gesto di solidarietà ad un'Italia messa in ginocchio dall'emergenza sanitaria. A offrirlo è una piccola comunità “dispersa “ nella savana, Ol Moran, da anni ormai legata a doppio filo ad una realtà trentina, la roveretana Kanga, progetto dell'Associazione Lucicate di Isera.

 

La collaborazione, nata da un viaggio dei Giovani solidali organizzato dalla Provincia e dal Comune di Rovereto, compie quest'anno 13 anni e cerca di sostenere un villaggio alle prese con diverse e difficili sfide. “Dopo essere entrati in contatto con Ol Moran – racconta Thomas Festi, membro del gruppo Kangauna volta tornati volevamo far qualcosa per loro. Il villaggio nella savana kenyota viveva nel 2007 il problema della carestia. Le tribù che ci vivono erano spesso in contrasto tra loro, fomentate dai politici locali”.

 

“L'idea era quella di costruire una struttura per i bambini malnutriti ma noi non eravamo altro che corsisti a quel tempo – continua – per questo ci siamo legati all'Associazione Lucicate, cominciando però per conto nostro a sostenere finanziariamente delle iniziative di sostegno. All'idea della struttura, vista la filosofia della comunità locale di occuparsi direttamente dei bambini orfani e non con orfanotrofi, cosa che responsabilizza la comunità locale, abbiamo deciso di far seguire degli appoggi all'emergenza che stavano vivendo, quella della carestia”.

 

 

“Con delle cliniche mobili, dunque, i bambini e gli adulti che lo necessitavano, venivano visitati e nutriti. La situazione della carestia, nel mentre, stava migliorando. Così abbiamo deciso di continuare il nostro aiuto garantendo l'accesso scolastico, e di conseguenza quello ai pasti, ai bambini del villaggio. Il nostro focus è poi passato più avanti dalla malnutrizione alla disabilità, affinché lo stigma sociale dell'handicap venisse meno”.

 

E così, mano a mano che la situazione sul posto si evolve, Kanga accompagna il villaggio di Ol Moran offrendo sempre la sua mano e sostenendo le religiose che lì lavorano da anni. I bambini che ne beneficiano sono circa un centinaio.

 

“Il nostro primo viaggio – conclude Thomas – è avvenuto nel 2007. Il nostro progetto era finanziato prima dalla Provincia poi si è appoggiato esclusivamente sui finanziamenti dei privati e su iniziative, come il Kanga Dei, organizzata per anni con concerti e musica live, o altri eventi che ogni anno puntano a sostenere diverse necessità del villaggio. Il nome Kanga deriva dalla fascia che le madri utilizzano per portare a spasso i propri figli. Per questo ci siamo chiamati così, per creare qualcosa che si prendesse cura dei bambini”.

 

E così, come dal Trentino un gruppo di roveretani ha adottato un villaggio sperduto nell'Africa orientale, la particolare situazione vissuta in questo momento nel nostro Paese non è sfuggita ai suoi abitanti, che, nel loro piccolo, hanno risposto alla solidarietà con altrettanta empatia. Il tutto mentre anche il governo di Nairobi ha annunciato il primo caso di contagio.

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