Un caseificio ''made in Trentino'' in Etiopia per aiutare le popolazioni locali fermo per crisi in corso: ''Ora raccogliamo medicinali per la zona ma il nostro sogno è ancora vivo''
Il progetto “Watet Gojjam” realizzato dall’ associazione Onlus Trentino-Etiopia con il contributo economico della provincia di Trento è bloccato a causa della crisi scoppiata in alcune zone del Paese. Un sogno spazzato via dai venti della crisi, quello di Claudio Rossi e della moglie Tena Delele, il cui desiderio era quello di garantire un percorso di produzione e distribuzione del latte e derivati in tutta la regione del Gojjam

TRENTO. Un sogno spazzato via dai venti della crisi, quello di Claudio Rossi e della moglie Tena Delele attuali referenti dell’associazione “Il fiore del Gojjam”, il cui desiderio era quello di garantire un percorso di produzione e distribuzione del latte e derivati in tutta la regione procurando anche maggiore sicurezza alimentare alla popolazione etiope.
Il progetto “Watet Gojjam” realizzato con il contributo economico della provincia di Trento è bloccato a causa della crisi scoppiata in alcune zone del Paese dove il governo attuale si sta impossessando dei poderi della popolazione sottraendo loro ogni tipo di bene. “Nel Corno d’Africa la concomitanza dei conflitti, dei prezzi alimentari ed energetici in aumento, della siccità e delle malattie portano la popolazione alla povertà assoluta e spingono donne e bambini in un disastroso baratro in cui la speranza di vita si riduce ogni giorno di più” racconta Claudio Rossi che ha vissuto da vicino il dramma della forte crisi scoppiata in Etiopia e dal quale è potuto fuggire nel 2018 insieme a tutta la sua famiglia che si era trasferita in Gojjam per la costruzione e attivazione del caseificio.
“Lo scopo del nostro progetto era quello di migliorare l’uso delle risorse naturali del territorio, promuovendo e sostenendo attività produttrici di reddito, soprattutto per le donne che in questa regione dell’Etiopia sono la maggiore forza-lavoro. Volevamo individuare nell’allevamento e nella produzione di latte un percorso che garantiva, oltre ad una maggiore sicurezza alimentare, il superamento di una frammentarietà produttiva che caratterizzava l’economia rurale di quelle vaste aree agricole”. Grazie alla creazione di questo piccolo ma autosufficiente progetto agro-zootecnico si era in grado di produrre latte alimentare, distribuirlo alle famiglie, assicurando cibo, lavoro e un’attività economica che presto si sperava potesse correre con le proprie gambe.
Invece quello che oggi ne rimane sono solo le mura e forse nemmeno quelle: "Abbiamo dovuto donare tutte le mucche che avevamo e a malincuore abbandonare tutta l’attrezzatura e macchinari del caseificio che sono rimasti inutilizzati ma sorvegliati da un operatore del posto. Purtroppo, ci giungono poche notizie dagli abitanti della zona, il conflitto che in parte abbiamo vissuto anche io e la mia famiglia è ancora in atto e sta avendo conseguenze devastanti sulla popolazione. Per questo da quando siamo rientrati in Italia abbiamo deciso di iniziare una raccolta fondi in aiuto alle famiglie che vivono in situazioni di povertà assoluta”. Infatti, dal 2018 l’associazione di Claudio e Tena ha raccolto più di undicimila euro di fondi che sono stati utilizzati per spedire presidi sanitari nelle zone più colpite come medicinali e letti per gli ospedali.
“La nostra speranza è ancora viva, anzi, abbiamo ancora tanto da fare, insieme ai nostri ventiquattro soci continueremo ad adoperarci per soccorrere i civili. Chi vuole contribuire alla nostra iniziativa per il rifornimento di medicinali può donare una cifra significativa andando sulla nostra pagina : https://fioredelgojjam.wordpress.com/info-contatti/ “, questo l’appello di Claudio e Tena, che proseguono la loro attività con il desiderio di un giorno poter riattivare il progetto che avevano inizialmente avviato con tante speranze.













