"Così rivivono Agitu e la sua battaglia per l'emancipazione e la difesa della terra", in Burundi ecco il caseificio sociale con i macchinari della pastora
Il progetto è nato da un'idea dell'associazione di Brentonico il Melograno che, in una zona poverissima del Paese africano, due ha dato vita ad un consorzio di 450 allevatori e allevatrici e realizzato assieme a loro un caseificio sociale, che ora è pronto per produrre le prime forme di formaggio. Il casaro Orazio Schelfi farà da insegnante: "Posso dare a donne e uomini uno strumento importante di sussistenza e di autonomia alimentare”

TRENTO. Emancipazione, difesa della terra, riscatto. Ci sarà tutto questo nelle forme di formaggio che verranno prodotte nel caseificio del Burundi realizzato grazie ai macchinari di Agitu Ideo Gudeta, la pastora e imprenditrice etiope che in Trentino aveva realizzato il suo sogno di integrazione e di riappropriazione della terra.
Il progetto è nato da un'idea dell'associazione di Brentonico il Melograno che, in una zona poverissima del Paese africano, due anni fa ha dato vita ad un consorzio di 450 allevatori e allevatrici e realizzato assieme a loro un caseificio sociale. (qui articolo)
“Il progetto è nato da un'esigenza della popolazione – spiega il presidente del Melograno Mauro Dossi. - Ogni giorno vengono prodotti circa 700-800 litri di latte, che per la metà resta invenduto. Ecco allora l'idea di trasformare il latte in formaggio e di venderlo ai ristoratori di Bujumbura, l'ex capitale e centro economico del Paese, con i quali abbiamo siglato un accordo”.

Il caseificio è ora realtà ed è pronto per produrre le prime forme di formaggio, che saranno dedicate ad Agitu. “I macchinari per la caseificazione sono, infatti, suoi – spiega ancora Dossi. - Rimettendoli in moto, rivivrà anche il suo spirito, il suo desiderio di giustizia, la sua battaglia per la difesa della terra e per l'emancipazione femminile”.
Ad insegnare a lavoratori e lavoratrici del caseificio come si fa il formaggio sarà un casaro storico di Brentonico Orazio Schelfi, che nei prossimi giorni partirà con la figlia alla volta del Burundi. “E' un progetto in cui credo molto – spiega Schelfi, che in passato ha portato la sua arte di trasformazione del latte in Kenya e in Perù. - Insegnerò alcune tecniche innovative, semplici e pratiche, per la produzione del formaggio e le principali norme di igiene. Da bambino mi sono innamorato del processo di trasformazione e conservazione del latte. Provo una grande gioia nel poter trasmettere questa mia passione e conoscenza. Posso dare a donne e uomini uno strumento importante di sussistenza e di autonomia alimentare”.
Orazio conosceva Agitu: “Ci incontravamo spesso – ricorda - per parlare di agricoltura e scambiarci idee sulle tecniche di produzione del formaggio. Usare in Africa i suoi macchinari per la caseificazione sarà come far rivivere lei e il suo progetto”.















