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Vaccino antinfluenzale, Paoli attacca la Pat e Apss: ''Arrivano risorse da Roma e dall'Europa ma per i medici non ci sono investimenti''

Un mese fa Segnana annunciava che la Pat avrebbe puntato al 75% di copertura (quando questa è la richiesta minima del ministero). La Cisl Medici è stata tra le maggiori sostenitrici della necessità di vaccinare più persone possibili ma lancia l'allarme: ''Non può essere un segnale d’attenzione nei confronti della nostra categoria il mancato impegno, da parte aziendale, di farci avere nei territori montani, in quelli rurali, nelle città del Trentino, neppure i vaccini direttamente ai nostri ambulatori''

Di Luca Pianesi - 08 settembre 2020 - 16:53

TRENTO. ''Non possiamo ritenere soddisfacenti i risultati ottenuti, anche e soprattutto in considerazione delle risorse che stanno arrivando da Roma e dall’Europa alla nostra Provincia, proprio per investimenti che contemplino il nostro personale di studio e la nostra diagnostica di primo livello''. Questo Nicola Paoli, segretario della Cisl Medici Trentino sindacato maggiormente rappresentativo della categoria in provincia. La critica è chiara ed è rivolta all'assessora Segnana e all'amministrazione Fugatti che, per l'ennesima volta, scarica sui professionisti gli oneri tenendosi gli onori.

 

In questo caso stiamo parlando del tema di estendere ben oltre i livelli passati (lo scorso anno aveva aderito solo il 55% della popolazione) la vaccinazione antinfluenzale. Un mese fa il ridicolo annuncio dell'assessora Segnana che con comunicati roboanti annunciava che l'obiettivo della Provincia quest'anno è quello di arrivare a una copertura del 75% che, però, non è altro che il minimo previsto dal ministero della salute che raccomanda come obiettivo ottimale la copertura del 95%. Ma tant'è: per aumentare la copertura vaccinale (unica speranza per evitare il caos quando arriverà l'influenza e contemporaneamente ci sarà il Covid) è stato chiesto un extra impegno, ovviamente, ai medici di base.

 

''Cisl medici del Trentino, sinceramente convinta dei vantaggi di una vaccinazione antinfluenzale estesa a numeri sempre maggiori di popolazione a rischio di contagio, ha sostenuto nei tavoli istituzionali, trentini come romani, la necessità di incrementare le percentuali di soggetti vaccinati dai propri medici di base - spiega Paoli - soprattutto nelle aree più fragili come quelle degli anziani e dei nostri pazienti cronici, prima della ripresa autunnale dei contagi da covid19. In considerazione di ciò è stato richiesto alla Provincia un riconoscimento professionale adeguato all’impegno del personale della categoria, anche in considerazione delle difficoltà incontrate nelle campagne antinfluenzali degli ultimi anni''. Ma dalla Pat non è arrivata risposta soddisfacente.

 

''Anche e soprattutto in riferimento al fatto che abbiamo fin qui lavorato gratis per aiutare il personale scolastico - prosegue Paoli -. Anche e soprattutto per il fatto che per le vaccinazioni antinfluenzali non servono contenitori di rifiuti speciali come nel caso del Covi19, dal momento che sono prestazioni di particolare impegno professionale catalogate da sempre come tali nella vigilanza dell’Apss nei nostri confronti. Il segnale di attenzione alla categoria, richiesto più volte nei tavoli, non può essere confermato solo mettendo a disposizione, l’Apss, locali aziendali, pseudo Aft stagionali, dove i medici di famiglia dovrebbero migrare, chiudendo i propri ambulatori di paese, per assembramenti ben maggiori di quanto accade oggi nei nostri studi convenzionati, organizzati capillarmente sul territorio periferico, su prenotazione, a vantaggio dei nostri anziani e persone non autosufficienti''.

 

Per Paoli, allora, tutto ciò ''non può essere un segnale d’attenzione nei confronti della nostra categoria neppure il mancato impegno, da parte aziendale, di farci avere nei territori montani, in quelli rurali, nelle città del Trentino, neppure i vaccini direttamente ai nostri ambulatori, tenuto presente la capacità dimostrata di portarci i testi sierologici rapidi per il personale delle scuola nei nostri studi. Non può essere segnale d’attenzione infine, neppure il mancato impegno aziendale di ottenere una distribuzione omogenea dei vaccini antinfluenzali in tutte le diverse realtà provinciali, come sembrerebbe risaltare da una lettera aziendale che ci notifica oggi che saranno messi a disposizione locali aziendali non per tutti i medici di famiglia che ne faranno richiesta, ma solo per alcuni che saranno omaggiati di attrezzatura, carrelli di medicazione, rifiuti speciali e infettivi che agli altri verranno negati. E con loro i cittadini che li hanno scelti''.

 

''Infine - conclude il segretario della Cisl Medici - ricordiamo a tutta la popolazione che si preannuncia, come l’anno scorso, da parte aziendale, la distribuzione a singhiozzo dell’enorme quantitativo, a disposizione di apss già dai primi di ottobre, per i vaccini che i nostri medici di base ritirano per i propri pazienti. Per cui, la prima consegna avverrà con un numero risicato di vaccini a cui ne seguiranno altre, obbligando i cittadini ad andare a più riprese o in locali aziendali lontani dalle loro abitazioni o negli ambulatori dei loro medici,  in un periodo a forte rischio di ripresa di contagio covid19''.

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