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| 18 giu 2021 | 20:59

Vaccinazioni a casa, la Cisl risponde a Segnana: “Manca personale e se nel frattempo ci chiamano altri pazienti e non interveniamo rischiamo querele”

Il segretario generale della Cisl medici del Trentino: “Invece che programmare nel piano provinciale della salute 2021-2025 auto, skipass e ambulatori gratis, l'Apss avrebbe fatto meglio a mettere a disposizione il personale amministrativo di tutti i medici di famiglia in una regia unica”

Vaccinazioni a casa, la Cisl risponde a Segnana: “Manca personale e se nel frattempo ci chiamano altri pazienti e non
di Redazione

TRENTO. Dopo le dichiarazioni dell'assessora provinciale alla salute Stefania Segnana, che ha chiesto ai sindaci e ai commissari della Comunità di valle di farsi parte attiva per “capire le ragioni della mancata vaccinazione con i medici di base e i farmacisti, e quindi di supportare l'estensione della copertura vaccinale" (Qui articolo), arriva la risposta della Cisl medici.

 

Bisogna ricordare a tutti – scrive il segretario generale Nicola Paoli – che il 9 aprile 2021 la dottoressa Sforzin, direttrice dell'Unità operativa delle cure primarie di Trento e Rovereto, aveva dichiarato alla stampa: 'La vaccinazione a domicilio è partita il 3 febbraio a Trento e dal 10 febbraio in tutta la Provincia e viene effettuata dal lunedì al venerdì. La segnalazione avviene ad opera dei medici di base per i pazienti allettati o che non possono essere trasportati al punto vaccinale, la somministrazione di dieci dosi impegna circa 6 ore comprensive di amministrazione e somministrazione, in tutti i territori è svolta da un medico delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) che effettua turni diurni feriali di sei ore. Il coordinamento organizzativo è del servizio cure primarie'. Da notare, solo per fare uno degli altri innumerevoli esempi, che in Puglia gli Usca domiciliari per vaccinare sono presenti sette giorni su sette dalle 8 alle 20”.

 

Attualmente gli Usca, continua il segretario: “Sarebbero poco meno di venticinque in Trentino, in sottorganico anche perché impegnati nelle cure primarie negli hub anti-Covid, che non sarebbero di loro competenza. Certamente non rispondono direttamente ai medici di famiglia per andare a vaccinare i propri pazienti a domicilio. Ai medici di famiglia, infatti, mancano le infermiere di comunità, necessarie per le vaccinazioni domiciliari”.

 

Anche dal punto di vista tecnico le problematiche sarebbero importanti. “Le dosi di Pfizer – spiega Paoli – vanno diluite in breve tempo per il trasporto, nel caso di Moderna bisogna iniettare iniettare le sei dosi a sei persone, in sei case diverse in meno di sei ore. Per AstraZeneca è necessario un tempo di verifica di mezz'ora per assicurarsi che i pazienti non abbiano eventi avversi. Se nel frattempo ci chiamano altri pazienti cronici o in malattia e non interveniamo, rischiamo querele e con un bottone la cancellazione immediata del nostro assistito dalla nostra lista stipendiale”.

 

In aggiunta, secondo il segretario della Cisl medici, sono necessarie anche la macchina medica, l'ambulanza e l'adrenalina in caso di shock anafilattico. “Chi dei medici di base volesse andare a domicilio – prosegue Paoli – deve infine trovare prima un'infermiera (cosa non facile), e poi pagarla dai 30 ai 50 euro l'ora, che vanno tolti dal loro stipendio, a fronte dei 9 euro lordi che ricevono ad oggi a somministrazione ambulatoriale. Molti di coloro che mancano ancora all'appello, a domicilio, sono anziani non pratici di Pc e prenotazioni online, né hanno parenti o vicini in grado di aiutarli”.

 

“Invece che programmare nel piano provinciale di salute 2021-2025 – conclude il segretario della Cisl medici auto, skipass, ambulatori gratis e ritrovi con il Direttore generale per i medici che verranno (se verranno ancora) l'Apss avrebbe fatto meglio a mettere a disposizione di tutti i medici di famiglia il personale amministrativo, in una regia unica per le prenotazioni dei nostri appuntamenti, nonché quello infermieristico (gratuitamente) ad ogni medico di famiglia attuale. Lo prevedeva l'ultimo accordo provinciale firmato nel 2013”.

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