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Vignaioli di Montagna, Trentino e Alto Adige uniti nella diversità. Cesconi: "Lavoriamo nel cuore delle montagne e abbiamo gli stessi orizzonti"

A Bologna i Vignaioli del Trentino e dell’Alto Adige sono stati per la prima volta protagonisti di un evento comune fuori regione: tra vino e cinema, un racconto delle “terre alte”, quelli che coltivano il territorio e che con la vite custodiscono pure il paesaggio. Un modo per rafforzare medesime filosofie enologiche e pure per ‘entrare’ nel tema del prossimo Trento Film Festival quando l’ospite d’onore della rassegna sarà la Georgia

Foto di Consorzio Vignaioli del Trentino
Di Nereo Pederzolli - 06 febbraio 2020 - 20:14

BOLOGNA. Il vino è e deve essere anzitutto condiviso. Lo hanno ribadito – e messo in pratica – i vignaioli delle ‘terre alte’ in una kermesse tra vini, libri e cinema allestita nella suggestiva Cineteca bolognese - 40 aziende agricole di autentici vignaioli, metà trentini, l’altra di Freie Weinbaueren Suedtirol, vale a dire Trentino e Alto Adige uniti nel vino, sotto l’egida del Trento Film Festival e le rispettive Camere di commercio di Trento e di Bolzano. Un successo, per un ‘piano sequenza’ – data la location – che porterà nuovi positivi sviluppi. Condivisi.

 

Vini dei vignaioli appunto delle ‘terre alte’, quelli che coltivano il territorio e che con la vite custodiscono pure il paesaggio. Un modo per rafforzare medesime filosofie enologiche e pure per ‘entrare’ nel tema del prossimo Trento Film Festival quando l’ospite d’onore della rassegna sarà la Georgia, il Caucaso, culla enoica per antonomasia. Per due giorni le bottiglie stappate sono state una sorta di continui, entusiasmanti ciack, tra cartelloni cinematografici e la curiosità di vedere docufilm inerenti la cultura del buon bere, le origini arcaiche dell’enologia caucasica, pure i ‘segni’ di una viticoltura estrema.

 

Proprio come quella applicata tra le Dolomiti, accudita e promossa proprio da piccoli, oculati vignaioli. Impossibile sintetizzare in poche righe le peculiarità delle 40 aziende. Alcune blasonate (da Pojer&Sandri a Manincor, Stroblhof e Zeni, pure Lentsch e fratelli Zeni, per citarne alcune trentino/altoatesine) senza tralasciare vere e proprie novità, significative e molto interessanti come De Vigili, Comai e Klingher (trentine) e i per ora ‘non famosi’ altoatesini Oberstein, Englar, Abrham.

 

Tutti i partecipanti hanno movimentato la due giorni bolognese senza tanto clamore, proprio perché in scena sono andati i loro vini più identitari. Quelli delle ‘terre alte’, quelli che coniugano legami territoriali con la sapienzalità del vitivinicolore. Rassegna sperimentata nel 2017 a Trento, a Palazzo Roccabruna e che ora avrà una cadenza biennale, coinvolgendo ‘location’ come quella di Bologna.

 

Città che ha risposto con grande attenzione di pubblico e bongustai. Degustazioni che hanno raccontato le due facce territoriali della stessa medaglia: perché, come è stato ricordato dal presidente del Trento Film Festival, Mauro Leveghi, “la stessa  montagna può essere guardata e salita da più versanti”.

 

In merito al successo della manifestazione, Hannes Baumgartner, Presidente dei Freie Weinbauern Südtirol, ha dichiarato: “Vignaioli di montagna è il preludio di un sodalizio destinato a durare, come continua occasione di confronto e come primo di diversi eventi d’incontro con il pubblico”. Parole confermate da Lorenzo Cesconi, presidente del Consorzio Vignaioli del Trentino: “La collaborazione tra vignaioli di Trentino e Alto Adige nasce dalla condivisione delle stesse fatiche e delle sfide quotidiane. Lavorando nel cuore delle montagne, non possiamo non avere lo stesso orizzonte: coltivare la terra con cura e fare vini buoni, rispettosi delle vocazioni territoriali e dell’ambiente naturale”.

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