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Autolesionismo, vertiginoso aumento dei casi tra i giovani. L'Ama: "Mancano gli abbracci, il contatto, le passioni e i ragazzi sono più fragili"

Nell'anno della pandemia, oltre a quelli per coronavirus, preoccupa anche un altro tipo di ricoveri: quelli per atti di autolesionismo. Il numero di casi è aumentato vertiginosamente negli ultimi mesi. Monica Sadler: "L'avvento del virus ha tolto a molti ragazzi le proprie personali valvole di sfogo e in questo modo chi già stava un po' male è stato anche peggio"

Di M.Sartori - 19 gennaio 2021 - 17:42

TRENTO. Non conta solo la salute fisica, ma anche quella mentale. La seconda è un aspetto che in questo scorso anno è stato un po’ troppo trascurato, soprattutto quando si parla di adolescenti. In un momento già di per sé delicato nella loro vita questi ragazzi e ragazze si sono dovuti scontrare con la solitudine derivante dall’essere obbligati a restare a casa per lunghi periodi di tempo, perdendo tutto quell’ambito di relazioni al di fuori delle mura domestiche che tanto è importante nello sviluppo dei giovani adulti.

 

Dagli ospedali arrivano segnali d’allarme: gli atti di autolesionismo e di tentato suicidio tra giovani sono in vertiginoso aumento. Stefano Vicari, primario dell'unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza presso il Bambino Gesù di Roma, racconta a Repubblica: “Gli accessi al pronto soccorso sono aumentati e le richieste di aiuto sono superiori alle nostre possibilità di accogliere. Basti pensare che da ottobre ad oggi, quindi dopo la prima ondata Covid, abbiamo registrato un aumento dei ricoveri del 30% circa. Fino ad ottobre avevamo il 70% dei posti letto occupati (8 in tutto), oggi il 100%. Nel 2011 abbiamo avuto 12 ricoveri per attività autolesionistica, a scopo suicidario e non, mentre nel 2020 oltre 300, quindi quasi uno al giorno”.

 

Un aumento estremamente preoccupante, che porta a chiedersi cosa stia succedendo ai ragazzi e che cosa si possa fare per aiutarli. L’aumento di questi eventi infatti non è relegato ad una sola zona del Paese, ma sta avendo riscontri in tutte le regioni, anche in Trentino. Come ilDolomiti.it ci siamo rivolti all’Ama (Associazione auto mutuo aiuto) di Trento, per farci raccontare le loro osservazioni riguardo a questo delicato fenomeno.

 

Monica Sadler, referente giovani dell’Associazione Ama, racconta: “Nell’ultimo anno abbiamo notato anche noi un aumento dei ragazzi che compiono atti di autolesionismo. Per parlare di questo fenomeno è però fondamentale capire che il loro gesto è uno sfogo, stanno cercando un modo per stare meglio. Molti di loro, quando si aprono con noi, ci raccontano di come il dolore fisico sia un modo per controllare la sofferenza psicologica, mille volte più intensa di quella corporale, che li affligge”.

 

Il gesto del taglio, o qualsiasi altro gesto autolesivo, diventa quindi una valvola di sfogo per questi ragazzi, che non riescono a gestire le proprie emozioni in altro modo. “Ci siamo passati tutti – continua Monica -. Quando si è adolescenti è normale avere dei momenti di sconforto, ma in situazioni di normalità si può fare affidamento sugli amici o su una passione come lo sport o la musica per gestire queste circostanze. Purtroppo l’avvento della pandemia ha tolto a molti ragazzi l’occasione di appoggiarsi a questi supporti per superare i momenti difficili e in questo modo chi già stava un po’ male ha iniziato a sentirsi anche peggio, spiegando così il vertiginoso aumento di questi casi”.

 

“Gran parte dei giovani che abbiamo ascoltato ci hanno parlato di come quest’anno siano stati assillati da un’incertezza e da una paura costanti. Non so cosa posso e cosa non posso fare. Vorrei vedere qualcuno dei miei amici di persona, ma non so se è permesso. Ho paura di ammalarmi e di far ammalare i miei genitori. Cosa succede se i miei nonni si prendono il virus? Questi erano i pensieri che affollavano la mente dei ragazzi. Inoltre abbiamo anche notato un’estrema mancanza del contatto fisico: il tema degli abbracci come espressione concreta di affetto è stato infatti molto discusso nei nostri incontri e una frazione consistente dei nostri assistiti ha affermato di sentirne fortemente la mancanza”.

 

La vicinanza è uno dei bisogni basilari dell’essere umano e tutti la cerchiamo, soprattutto in periodo adolescenziale. È quindi comprensibile che, nel momento in cui i ragazzi si vedano negare questo pilastro del proprio sviluppo, aumenti il sentimento di estremo disagio e le reazioni estreme ad esso collegate.

 

Oltre agli atti autolesivi una delle principali preoccupazioni riguardanti i giovani è la possibilità che, finita la pandemia, decidano di continuare l'isolamento, relegandosi all’interno della casa o della camera e mantenendo attivo solo il mondo virtuale. “Questo è uno dei nostri timori – spiega Monica -. Non vogliamo che i ragazzi si isolino, ma data la situazione è un pericolo da non sottovalutare. In questo periodo di paura costante la casa o la camera diventano un rifugio sicuro dove nulla può toccarti e il rischio è che, anche dopo il ritorno alla normalità, alcuni decidano di restare nel proprio rifugio. Purtroppo però è un fenomeno che al momento non riusciamo ad individuare, dato che in ogni caso siamo tutti relegati in casa. Bisognerà aspettare la riapertura per capirne la portata”.

 

Se ci si trovasse in una situazione di difficoltà che cosa si può fare? L’Associazione Ama propone varie attività che possono aiutare i ragazzi o i genitori a trovare una via di uscita. “Innanzitutto c’è la nostra chat di ascolto “Tra-di-noi Youngle Trento” – racconta Monica –. È uno strumento che ha avuto estremo successo nell’ultimo anno, soprattutto dato che si tratta di una chat anonima e online. L’obiettivo è quello di incoraggiare i ragazzi ad aprirsi, dando valore e dignità a qualsiasi problema che ci presentino”.

 

“In seguito cerchiamo di aprire un dialogo attraverso il quale possano sfogarsi senza sfociare in atti di autolesionismo. In particolare stiamo avviando tre nuovi progetti che ci aiuteranno in questo scopo. Il primo è lo “Spazio giovani con le arti”, dove diamo la possibilità di esprimersi attraverso la musica, il corpo, il teatro e molto altro. In secondo luogo abbiamo organizzato lo “Sportello sui desideri”, che mira ad identificare i sogni, i progetti e le passioni della persona in difficoltà per poi trovare sul territorio dei modi per metterli in pratica. Infine abbiamo anche aperto lo “Sportello dei genitori”, dove aiutiamo chi abbia riconosciuto il disagio dei figli a capire quali siano i passi migliori da prendere in futuro”.

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