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Dalla morte di Moro allo stragismo, ecco il Giorno delle vittime del terrorismo. Da un'idea confusa, una giornata per dire no alla violenza e sì alla democrazia

Il 9 maggio 1978, il corpo di Aldo Moro venne fatto ritrovare nel bagagliaio di un’auto. A decenni di distanza si è deciso di affidare a questo anniversario il compito di omaggiare tutte le vittime del terrorismo, di qualunque segno fosse. Ma dentro a un contenitore piuttosto confuso, c’è un contenuto molto importante: la difesa della democrazia e il rifiuto della violenza

Di Davide Leveghi - 09 maggio 2021 - 14:37

TRENTO. Cosa tiene assieme le vittime del terrorismo sudtirolese e quelle delle stragi di mafia? Possono essere ricordate al tempo stesso le persone dilaniate dalle bombe fasciste di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia e i magistrati, i giuslavoristi e i poliziotti uccisi dal terrorismo delle Brigate Rosse? È indubbio che dal punto di vista storico, quella dedicata alle vittime del terrorismo, sia una giornata caratterizzata da un indistinto sentimento pietistico.

 

Non c’è differenziazione, tra le vittime commemorate il 9 maggio, dopo che la legge 56 del 2007 ha istituito questa ricorrenza civile. L’unico elemento che tiene assieme la narrazione, nondimeno, è proprio l’insistenza sulla vittima, riferimento dominante e ripetuto – non senza pericolose distorsioni sul passato nazionale – anche il 27 gennaio, Giornata della Memoria, e il 10 febbraio, Giorno del Ricordo (QUI alcuni approfondimenti sul tema).

 

Sotto il “segno della vittima” del terrorismo, dunque, confluiscono situazioni decisamente differenti. E non è un caso che attorno alla scelta stessa della data si sia discusso molto. Recita il testo della legge istitutiva: “La Repubblica riconosce il 9 maggio, anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, quale ‘Giorno della Memoria’, al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”.

 

Ma perché, fra tutte le possibili date, si è scelta proprio quella in cui – nel 1978 – Aldo Moro venne ritrovato morto, ucciso dalle Brigate Rosse che l’avevano rapito 55 giorni prima, dopo aver trucidato la scorta? Perché non si è affidato al 12 dicembre, anniversario della prima grande strage nella stagione della “strategia della tensione”, quella di Piazza Fontana, questo stesso compito? Oltre al grande scalpore (e all’importanza centrale per la vita repubblicana) che destò l’omicidio del presidente della Democrazia cristiana, principale fautore dell’avvicinamento al Pci, non può sfuggire come tale scelta bypassi il ruolo di settori deviati dello Stato, responsabili – come emerso dai processi – per lo meno dei depistaggi.

 

Nondimeno, è vero quanto scrive Benedetta Tobagi, scrittrice e figlia del giornalista Walter Tobagi, ucciso da un gruppo terroristico di estrema sinistra: “Il significato del 9 maggio sta anche in questo recupero di una pietas condivisa, oltre le divisioni ideologiche, nell’alveo comune di istituzioni repubblicane, finalmente capaci di fare esplicitamente ammenda sulle aberrazioni compiute”.

 

In un Paese che ha vissuto larghe parti della sua storia diviso in fazioni, l’occasione è quindi quella di riconciliarsi nell’unanime rifiuto della violenza e del terrorismo come strumenti per la risoluzione dei conflitti. In questo consiste il 9 maggio, che come gran parte delle ricorrenze civili nate a partire dagli anni 2000, come accennato precedentemente, contiene in sé alcune criticità.

 

Le iniziative create ad hoc, d’altronde, dimostrano quanto importante sia il processo messo in atto: l’idea di fondo è ri-umanizzare le vittime, de-umanizzate dalla violenza terroristica. È una lotta contro l’oblio, che lo Stato ha deciso – appoggiandosi sul mondo associazionistico – di caricarsi sulle spalle. Come si legge nel secondo comma dell’articolo 1: “In occasione del ‘Giorno della memoria’ possono essere organizzate, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri, momenti comuni di ricordo dei fatti e di riflessione, anche nelle scuola di ogni ordine e grado, al fine di conservare, rinnovare e costruire una memoria storica condivisa in difesa delle istituzioni democratiche”.

 

Mattone per rafforzare il sentimento democratico della cittadinanza, il Giorno dedicato alle vittime del terrorismo, al di là della tradizionale retorica che invade ricorrenze del genere, restituisce il senso del nostro vivere assieme. Opponendo un netto rifiuto alla violenza.

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