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“Ogni via dedicata a un partigiano è un segnalibro del passato e dei valori del presente”: da Manci a Marincola, alla ricerca di nuovi spazi per la Resistenza trentina

Il 28 giugno 1944, gli occupanti nazisti disarticolavano il primo Cln trentino compiendo arresti ed uccisioni fra Trento, Rovereto e l’Alto Garda. Al loro sacrificio, per una narrazione completa della Resistenza in Trentino, andrebbe aggiunto quello di chi, come Giorgio Marincola, sul nostro territorio trovò la morte per difendere un’Italia democratica e plurale. Per il “partigiano nero” è stata non a caso lanciata un’iniziativa volta a dedicargli uno spazio nel capoluogo, mentre qualche consigliere della destra avanza proposte decisamente d'altro tipo. Lo storico Francesco Filippi: “Non si tratta di creare un nuovo pantheon, ma di supplire a delle mancanze, fissando nuovi promemoria che ci ricordino i nostri valori”

Di Davide Leveghi - 28 giugno 2021 - 13:05

TRENTO. “Ogni via dedicata a un partigiano è un segnalibro per ricordare il passato e ribadire quali siano i nostri valori nel presente”. Spiega così, la questione odonomastica, Francesco Filippi. Lo storico levicense, autore di alcuni saggi storici – da Mussolini ha fatto anche cose buone (QUI l’articolo) a Prima gli italiani! (Sì, ma quali?) (QUI l’articolo) – si è fatto interprete assieme ad Alberto Baggio, attivista di Futura e membro del circolo Arci Café de la paix, della proposta di dedicare uno spazio al partigiano Giorgio Marincola (QUI e QUI degli approfondimenti), giovane italo-somalo ucciso nell’ultima strage nazista su suolo italiano, in Val di Fiemme (QUI un approfondimento).

 

Nel giorno in cui si celebra il più importante anniversario della Resistenza provinciale, quel 28 giugno in cui, nel lontano 1944, gran parte degli esponenti del Comitato di liberazione nazionale trentino vennero o uccisi o arrestati, di fatto ponendo fine alla sua attività (QUI un approfondimento), si è voluto ribadire quanto plurale e vario sia in realtà il ventaglio di vite sacrificate all’idea di un Paese libero dalla tirannia fascista e democratico. Perciò Giorgio Marincola, concluse le sue peripezie in Val di Fiemme – in cui era giunto dopo la liberazione dal Lager di Bolzano, decidendo di preferire la continuazione della lotta contro l’invasore piuttosto che il ritorno a casa – ne fa legittimamente parte, meritandosi l’intitolazione di uno spazio.

 

Camminando per il capoluogo, si può incrociare in centro storico la via dedicata a Giannantonio Manci, la Galleria dei partigiani, la piazza dedicata a Mario Pasi e, un po’ più in periferia, le vie dedicate a Ivo Maccani, Ancilla Marighetto (in cui, tra mille polemiche, si trova la sede di Casapound Trento) o Clorinda Menguzzato. Sono alcuni nomi che mostrano quanto la Resistenza sia mito fondante della nostra comunità, quanto i valori per cui quelle vite furono sacrificate debbano esserci negli spazi quotidianamente attraversati dai trentini e non solo.

 

Sull’odonomastica, d’altronde, non a caso si combatte una “battaglia” continua – si veda la vicenda della via dedicata a Italo Balbo, gerarca del fascismo e ras dello squadrismo ferrarese, a Saone, frazione di Tione (QUI e QUI degli approfondimenti). È di un mese fa circa, infatti, la bocciatura da parte della circoscrizione di Piedicastello-Centro storico della proposta avanzata dai consiglieri di Fratelli d’Italia di dedicare una via a Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento sociale, ucciso da un gruppo di estrema sinistra. Attorno a questa figura ogni anno si consumano aspre polemiche, essendo al centro di sentite e partecipate commemorazioni da parte degli ambienti di estrema destra.

 

“Sono rimasto colpito da questa proposta per Trento perché Ramelli con questa città non ha alcun legame – esordisce Filippi – quali sono dunque le motivazioni che hanno spinto a proporne un’intitolazione? Nel corso del tempo, questa figura è divenuta negli ambienti della destra estrema un martire da celebrare. Ogni anno si tengono iniziative che richiamano migliaia di persone, riunite per evocare i sentimenti più abietti e brutali dell’estrema destra. Non è importante chi sia, pertanto, ma cosa rappresenti Sergio Ramelli, la cui vicenda è nota”.

 

Ciò che rappresenta  sono i valori dell’estrema destra fascista e Ramelli si è così convertito nel simbolo del fascismo ritornante – continua – questa proposta a Trento è da leggere in senso offensivo verso l’antifascismo trentino. Fa riflettere che alcuni esponenti di destra abbiano voluto mettere questa triste bandierina, fortunatamente bocciata. Qual è la funzione che loro individuano nella memoria? La rivincita? La selva di braccia alzate per auspicare il ritorno di una delle più brutali dittature del ‘900? Un’intitolazione di una via a Ramelli a Trento, in conclusione, sarebbe un’occupazione abusiva della memoria”.

 

Differente, sotto molti aspetti, è invece la battaglia portata avanti da Filippi e Baggio: quella dell’intitolazione di uno spazio pubblico a Giorgio Marincola. Morto in Trentino, combattente anche nella nostra regione, la sua traiettoria di vita non solo si è caratterizzata per la sua straordinarietà ma anche per la presenza – seppur minoritaria, o per lungo tempo sconosciuta – di un antifascismo multirazziale, frutto delle conquiste coloniali di cui l’Italia fu protagonista – decisamente rimosse dall’immaginario nazionale.

 

“L’importanza di Giorgio Marincola parte da un dato di fatto di cui i trentini devono prendere atto – spiega lo storico levicense – Trento fu una città brutalmente occupata dal fascismo, in cui ancora oggi mostra imbarazzanti segni del passaggio del Ventennio, a testimonianza di un passato con cui ancora non si è fatta pace. L’intitolazione a Marincola non è solo doverosa perché morì tra le nostre montagne per costruire la libertà di cui oggi godiamo. È un’operazione infatti che cerca di ricostruire una memoria a lungo taciuta”.

 

“Abbiamo un problema con la storia del fascismo, anche in Trentino – prosegue – pensiamo alla Venezia Tridentina come luogo in cui venne inchiavardata la minoranza tedesca, alla tragica stagione dell’Alpenvorland. Sono elementi non del tutto interiorizzati, a cui certe istituzioni culturali, come il Museo storico, cercano di ovviare portando avanti iniziative meritorie. Serve tuttavia più consapevolezza. Ci sono molti luoghi che ricordano l’impegno profuso in Trentino nella lotta al nazifascismo. Sarebbe molto importante, però, aggiungere anche la vicenda di Giorgio Marincola e la sua idea d’Italia”.

 

L’odonomastica è dunque specchio dei valori che si vogliono ribadire, di quella continuità tra passato e presente – con proiezione verso il futuro – che affonda le radici nella storia e si erge nel cielo, fiorendo e prosperando. Così almeno si vuole quando si cerca di dedicare una via a un partigiano. “L’intitolazione a Marincola serve per arricchire la prospettiva con cui i trentini fanno i conti con il passato. Il ‘partigiano nero’ combatté per un futuro democratico e plurale. L’odonomastica, in conclusione, non è lotta di bandierine, come nel caso di Ramelli, ma chiarificazione dei variegati aspetti, in questo caso, della Resistenza trentina”.

 

Si tratta quindi di costruire un nuovo Pantheon della Resistenza trentina, rivitalizzando quello un po’ datato e stanco che si celebra in giornate come il 28 giugno? “No, perché non si tratta di santificare nessuno – risponde Filippi – l’odonomastica racconta il passato di un territorio e quindi un’intitolazione a Marincola servirebbe per chiarificare, per ovviare a una mancanza. Non si tratta di creare eroi asettici, ma di mettere dei promemoria che servano per richiamarsi ai nostri valori”.

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