Contenuto sponsorizzato

Ricordati in una commemorazione congiunta i “Martiri del 28 giugno”. Cossali (Anpi): “Ripetiamo ogni anno il loro grido di libertà”

Nel tradizionale appuntamento congiunto dei Comuni di Riva, Arco e Nago-Torbole, si è tenuta domenica la commemorazione dei "Martiri del 28 giugno". Quel giorno del 1944, in un Trentino occupato e sostanzialmente annesso al Reich, veniva infatti sgominato il primo nucleo del Cln trentino

Di Davide Leveghi - 29 giugno 2020 - 13:20

ARCO. Giornata commossa e partecipata, quella di domenica 28 giugno 1944, ad Arco, dove nella tradizionale commemorazione congiunta da parte dei Comuni di Nago-Torbole, Arco e Riva del Garda si sono ricordati i “Martiri del 28 giugno”, membri di quel primo nucleo del Cln trentino eliminato dai nazisti nell'ambito delle operazioni anti-partigiane nella Zona d'operazione delle Prealpi - zona "cuscinetto" di fatto annessa al Reich dopo l'8 settembre 1943.

 

In una situazione decisamente peculiare, la Resistenza in Trentino si era infatti sviluppata con il coordinamento da Trento di un comitato di illustri antifascisti, mentre ai lembi della “farfalla”, nell'Alto Garda come nel Tesino o in val di Fiemme, si ebbero azioni di tipo militare. Il 28 giugno 1944, nei tre Comuni dell'Alto Garda, si consumava così uno dei più importanti episodi della repressione nazista.

 

All'alba, infatti, decine di SS agli ordini del maggiore Rudolf Thyrolf, comandante della polizia tedesca di Bolzano, compirono un'azione repressiva che tra arresti, assassini e torture portò alla morte 16 persone, tra cui la stessa guida del Cln di Trento Giannantonio Manci. Grazie alla soffiata di un delatore, Fiore Lutterotti, veniva così sgominata la sezione locale del Comitato di liberazione nazionale. Per questo, in una cerimonia ormai da anni congiunta, le autorità dell'Alto Garda hanno celebrato la loro memoria come simbolo della lotta per la libertà e della barbarie nazifascista.

 

A seguito del tradizionale preludio, con il suono a lutto della Renga, la campana della Torre civica di Riva del Garda, dalle 8 di mattina il sindaco Adalberto Mosaner, gli assessori Massimo Accorsi e Alessio Zanoni, alcuni consiglieri comunali, una rappresentanza della sezione locale dell'Anpi, dell'Ana e delle forze dell'ordine, hanno dato avvio alle commemorazioni, passate poi per quest'anno al Comune di Arco.

 

 

L'iniziativa dei rintocchi, d'altra parte, è frutto di una proposta di un gruppo di cittadini rivani, accolta all'unanimità dal Consiglio comunale nel settembre del 2003, a ricordo perenne dei Martiri. Una volta suonate per cinque minuti le campane, la rappresentanza delle autorità ha così deposto delle corone di fiori alla lapide posta nella loggia pretoria, alle stele del parco della Libertà e al Sacrario dei Caduti nel cimitero del Grez.

 

 

Quando si tira una mitragliata a due ragazzi che frequentano il liceo – ha qui ricordato il sindaco di Riva Mosaner riferendosi ai giovani Enrico Meroni e Eugenio Imperasolo questo potrebbe farci pensare che queste celebrazioni, questi momenti, questi ricordi, sono di fondamentale importanza perché quando la barbarie arriva a uccidere due ragazzi evidentemente dobbiamo solo riflettere. Nella nostra città di periodo in periodo abbiamo sempre rinvigorito questa memoria, questo ricordo: una delle ultime iniziative è la deposizione di una targa in via Montanara, quindi la stele che abbiamo realizzato al parco della Libertà, l'inaugurazione della sala della biblioteca al liceo Maffei, intitolata proprio a Meroni e Impera. Ora stiamo per realizzare un progetto dedicato ai luoghi della memoria, con l'apposizione di una serie di targhe in città nei luoghi del 28 giungo 1944. Sono tempi e passi ulteriori di memoria, e solo pensare a due ragazzi uccisi a mitragliate dai nazisti ci conferma che tutto quello che è da fare per la loro memoria va fatto”.

 

La commemorazione congiunta, proseguita nella serata, ha quindi visto le onoranze alla stele dei Martiri di Arco, alla presenza dei sindaci arcense Alessandro Betta, dello stesso Mosaner e di quello di Nago e Torbole Gianni Morandi. Presenti anche i rappresentanti delle tre giunte e dei consigli comunali, il presidente dell'Anpi Trentino Mario Cossali e quella dell'Anpi Alto Garda Gianantonio Pfleger.

 

La giornata del 28 giugno – ha dichiarato il sindaco di Arco Betta – a tanti anni di distanza dalla strage che si consumò nel corso dell'occupazione nazista è da sempre ed è ancora una ferita dolorosa per la nostra comunità. Fu un atto barbaro, di una ferocia tale che perfino negli anni bui e avvezzi alla violenza della Seconda guerra mondiale sembrò essere oltre ogni limite sopportabile. Civili inermi furono trucidati nelle loro case o arrestati e torturati per soffocarne, prima che l'azione, il pensiero. Alcuni erano solo dei ragazzi, giovani impegnati a pensare e progettare un cambiamento per rendere migliore la nostra società. Altri erano adulti, contro cui la ferocia nazi-fascista sfogò la sua violenza per spezzare ogni anelito alla libertà e alla giustizia”.

 

Non si fermarono davanti a nulla – ha continuato - colpirono studenti, padri di famiglia, uomini delle istituzioni, vedendo in tutti loro dei nemici impegnati a far finire il loro mondo di dittatura e di morte. Siamo qui oggi a celebrare questi coraggiosi nostri concittadini che hanno lottato per noi, per regalare alla loro Comunità un nuovo sistema sociale, fondato su valori che fossero diversi dal terrore, dalla violenza e dal sopruso – su cui era fondato invece il nazi-fascismo. Se oggi viviamo una società basata su ideali di libertà, di giustizia sociale, di pluralità e di pari dignità, sono loro che dobbiamo ringraziare; a costo di sofferenze indicibili e della loro stessa vita, ci sono stati uomini e donne coraggiosi che hanno deciso di uscire da quel periodo buio e di regalarci una Costituzione che oggi ci garantisce e ci insegna tutti questi valori”.

 

Ricordiamo tutte le vittime del 28 giugno 1944 e coloro che, fortunatamente, si sono salvati e hanno potuto vedere il successo della loro coraggiosa azione. Rammentiamo, insieme con loro, quanti si impegnarono e diedero la vita per questa lotta, in tutto il nostro Paese e anche quanti sopravvissero e contribuirono alla nascita della nostra Repubblica, scrivendone la Costituzione e governando il Paese per farlo risorgere dalle macerie della guerra, continuando così il loro impegno a favore della nostra società. A tutti loro dobbiamo la nostra gratitudine”, ha poi concluso, non dimenticando di citare il nome di Tina Anselmi, partigiana e poi deputata per la Democrazia cristiana, protagonista di un intervento nella commemorazione del 2002 (“In questo anno di pandemia, non possiamo non ricordare che fu ideatrice, durante il suo incarico di Ministro della sanità, del nostro sistema sanitario nazionale che garantisce assistenza sanitaria gratuita per tutti”).

 

Nel suo intervento, invece, il presidente dell'Anpi trentina Mario Cossali ha ricordato uno per uno i nomi delle 11 persone uccise a sangue freddo il 28 giugno 1944 (ad Arco Giuseppe Ballanti, Giovanni Bresadola, Giuseppe Marconi e Federico Toti; a Riva del Garda Antonio Gambaretto, Eugenio Impera, Augusto Betta e Enrico Meroni; a Nago Gioachino Bertoldi; a Limone Franco Gerardi, a Rovereto Angelo Bettini), oltre a quelli delle altre cinque torturate e morte nelle settimane seguenti (Gianantonio Manci, Gastone Franchetti, Giuseppe Porpora, Remo Ballardini e Costante Tonini)

 

“Di fronte a questi fatti - ha ricordato Cossali- di fronte a questi nomi, a queste persone in carne e ossa, che hanno messo in conto anche la loro vita per garantirci libertà e democrazia, noi non possiamo ripetere stancamente le cerimonie in loro ricordo; dobbiamo pensare qual è il loro significato oggi, il significato di quelle vite e di quelle morti, il significato attuale. Oggi sappiamo cosa vuol dire la mancanza di democrazia nel mondo, la disuguaglianza che avanza, anche con questa pandemia. L'insegnamento di queste vite e di queste morti è attualissimo, è tutt’altro che scontato, e il nostro omaggio rituale non è niente di rituale: bisogna ripetere ogni anno il loro grido, il loro grido di libertà”.

 

Per ultimo è infine intervenuto l'avvocato Renato Ballardini, scampato per miracolo all'età di 17 anni, all'esecuzione sommaria compiuta dalle SS (al suo posto venne incarcerato il padre Remo, torturato e poi morto a causa delle ferite riportate). “Tutto questo perché? - ha chiesto l'avvocato alla gente accorsa per la celebrazione - perché credevamo nella libertà, perché credevamo nei diritti degli uomini, perché credevamo nella necessità della pace, nella necessità della collaborazione, perché eravamo contro la dittatura, contro il fascismo, contro la guerra. Il fascismo in poco più di vent’anni non ha fatto che guerre, Etiopia, Spagna, ve le ricordate? Oltre che, naturalmente, la guerra mondiale”.

 

“Questo era il fascismo, e noi eravamo esattamente il contrario: per la pace, per la democrazia e per la libertà. Però per realizzare questo sogno abbiamo dovuto impegnarci con grande rischio e molti hanno pagato con la vita. Poi, non solo per merito nostro, è arrivata la pace. Da quel 1945 in cui è finita la seconda guerra mondiale l’Italia è diventata una cosa completamente diversa da quella che era prima, è diventata un popolo attivo, democratico, un popolo fiero della propria libertà, della propria democrazia; siamo cresciuti anche dal punto di vista economico, oltre che sociale e culturale. Questo fu merito e conseguenza della lotta compiuta contro il fascismo. Quindi oggi è giusto, come ha ricordato il sindaco, ricordare queste vittime perché queste vittime ci hanno dato la libertà e la democrazia, e un’Italia da amare”.

 

Ballardini, premiato con la medaglia d'oro al merito dal Comune di Riva del Garda per l'impegno civico e nei campi della cultura e della convivenza, ha infine concluso: “Siamo di fronte a una situazione che invoca ancora il recupero dei valori della Resistenza. Ancora oggi bisogna che la politica si arricchisca di questi valori, non solo in Italia, naturalmente, ma in tutto il mondo, perché diversamente c’è un avvenire con prospettive minacciose. Quindi ricordare il 28 giugno del 1944 è importante per quello che fu allora ma è soprattutto importante per quello che ci insegna oggi. Dobbiamo ancora pensare a quei valori e con quei valori tentare di riorganizzare la comunità umana. Speriamo”.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 04 luglio 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

04 luglio - 19:55

Una sorta di sconto che lo Stato italiano fornisce a chi decide di soggiornare presso una struttura ricettiva italiana. Tra i trentini che hanno colto l'occasione anche Stefano Grassi: "In poco tempo arriva un codice che si dovrà poi mostrare all'albergatore per ottenere lo sconto"

04 luglio - 19:47

Il candidato sindaco è pronto a guastare la festa sia “alla coalizione arcobaleno” che alla “disaggregazione di destra”. Carli vuole plasmare una Trento sul modello delle grandi metropoli europee: “C’è bisogno di una leadership forte ed inclusiva, il Centrosinistra ha tenuto ferma la città per una generazione ora è tempo di riprendere in mano tutti i progetti rimasti incompiuti”

04 luglio - 13:26

Gli animalisti insorgono contro l’ordinanza di abbattimento: “JJ4 potrebbe essere accompagnata dai suoi cuccioli, Fugatti deponga subito i fucili, non accetteremo l’uccisione di un’altra orsa senza che siano state accertate le cause che hanno determinato lo scontro con le persone”

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato