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E' morto per scacciare gli ultimi nazisti dal Trentino, a Roma intitolano una stazione al partigiano italo-somalo Giorgio Marincola

Dopo la circolazione di una petizione per intitolare una stazione metro al partigiano italo-somalo Giorgio Marincola, il Consiglio comunale della capitale ha approvato la mozione. Ubicata accanto a via Amba Aradam (dedicata ad una feroce battaglia coloniale italiana vinta coi gas contro l'esercito etiope), omaggia un uomo che combatté per la sua patria d'elezione nonostante in quanto meticcio non avesse diritto alla cittadinanza. Fu tra le vittime dell'ultimo eccidio nazista in Italia, avvenuto in Val di Fiemme nel maggio del '45

 

Di Davide Leveghi - 09 agosto 2020 - 11:36

TRENTO. C'è un po' di Trentino nella bella iniziativa con cui il Consiglio comunale di Roma ha deciso di sostituire il nome della fermata della Metro C Amba Aradam con quello di Giorgio Marincola, partigiano italo-somalo caduto nella lotta di Liberazione dal nazifascismo. Nato nel 1923 in una località del centro-sud della Somalia, al tempo colonia italiana, da una coppia mista (il padre era un soldato di fanteria del Regio esercito, la madre una donna del luogo), Marincola passò infatti gli ultimi mesi della sua vita in Trentino, imprigionato nel campo di via Resia a Bolzano e poi, una volta liberato, combattendo con la Resistenza in Val di Fiemme.

 

Si conclude così una vicenda straordinaria, che lega 75 anni dopo la sua morte l'esistenza di un figlio meticcio dell'Italia fascista con la lotta catartica contro i residui del trascorso coloniale del Paese. L'argomento è ancora caldo, dopo la vicenda della statua di Montanelli, conclusasi grosso modo con un nulla di fatto e spentasi con l'onda di manifestazioni che dagli Stati Uniti e dall'uccisione dell'afroamericano George Floyd ha travolto l'intero Occidente.

 

Seppur differente, però, questa vicenda si radica proprio in quell'humus reso fertile dalle nuove generazioni di italiani, figli degli immigrati giunti nella penisola alla ricerca di una nuova vita, intrecciandosi ad un percorso cominciato da tempo di riflessione e ripulitura dell'odonomastica e della monumentalistica fasciste, tacciate da molti, di contro, come espressione di “cancel culture” o di una distorta logica di politicamente corretto.

 

L'operazione, nata da una raccolta firme promossa dal nipote di Marincola Antar, dal movimento Black lives matter italiano e da altri soggetti, ha infatti rimesso in discussione un evidente segno della persistenza della memoria fascista a Roma proponendo un'alternativa interessante e valida: accanto all'intitolazione di una stazione metro ad un partigiano medaglia d'oro al valor militare (figlio meticcio, senza cittadinanza, morto per liberare la sua patria dalla barbarie nazifascista) verrà risemantizzata via Amba Aradam, con l'apposizione di una targa che riporta come questa località sia stata “luogo dove l'esercito italiano compì un grave eccidio coloniale delle popolazioni etiopi”.

 

La battaglia dell'Amba Aradam – espressione entrata tra l'altro nel vocabolario come sinonimo di “caos”, “confusione” - rappresentò infatti uno dei tanti episodi della guerra coloniale italiana in Etiopia in cui vennero rovesciate sulla popolazione e sull'esercito etiopi grandi quantitativi di gas, vietati da una Convenzione internazionale firmata anche dall'Italia. Combattuta nel febbraio 1936, la battaglia si concluse con la vittoria delle truppe guidate dal maresciallo Pietro Badoglio, figura che più di tutte incarna la continuità in alcuni settori dello Stato tra il passato coloniale e quell'Italia che si sbarazza del regime fascista nel 1943 con la firma dell'armistizio.

 

La sua resemantizzazione, accompagnata dall'intitolazione di una stazione al partigiano Giorgio Marincola, rappresenta così un importante passo in un percorso ancora lungo. Non solo si cerca di destrutturare il passato coloniale della città, ma si restituisce dignità ad una figura poco conosciuta e straordinaria della lotta resistenziale: Marincola, italo-somalo cresciuto tra Pizzo Calabro e la capitale, sacrificatosi nella lotta contro il fascismo e morto nell'ultimo eccidio nazista sul suolo nazionale (a Stramentizzo, in Val di Fiemme), insegna infatti come la patria non si erediti per sangue ma sia una scelta.

 

Mai riconosciuto come cittadino perché meticcio, cresciuto in Italia, dove era stato portato dal padre (che, assieme alla sorella, lo aveva riconosciuto come figlio legittimo), combatterà dapprima nelle formazioni clandestine romane e poi nella Resistenza del biellese. Caduto in mani nemiche, passerà quasi un anno tra diversi carceri e campi, passando per quello di Bolzano, dove venne liberato dagli Alleati nell'aprile del 1945. Da lì preferì, invece che raggiungere la salvezza in Svizzera, concludere la liberazione del Paese aggregandosi alla Resistenza fiemmese, perdendo la vita il 4 maggio 1945 sotto i proiettili tedeschi. Tra il 2 e il 4 di quel mese, infatti, i tedeschi compirono per rappresaglia una strage che coinvolse le località trentine di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, lasciando sul terreno 45 persone (sia civili che partigiani).

 

“Mercurio”, questo il suo nome di battaglia, viene così riconosciuto dalla città che più di tutte custodisce la memoria e le vestigia del passato coloniale del nostro Paese, oggetto di una delle maggiori rimozioni della memoria nazionale. Soggetto di un saggio del 2008 a cura di Carlo Costa e Lorenzo Teodonia (Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)), Marincola apre uno squarcio su alcune realtà della lotta resistenziale poco conosciute.

 

Catturato dai tedeschi nel gennaio del '45 nei pressi di Biella, costretto a parlare contro la Resistenza alla radio nazifascista Radio Baita, pronunciò delle parole che gli procurarono l'interruzione delle trasmissioni e tante botte. “Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà – disse prima di essere fermato – non come un colore qualsiasi sulla carta geografica. La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori

 

Dopo la polemica chiusa dalla stessa sindaca Virginia Raggi sul Museo del fascismo, è dalla stessa capitale che arriva un altro segnale positivo per la memoria storica del Paese. Nelle settimane scorse era toccato al generale Luigi Cadorna finire al centro di una mozione per la sostituzione di una via a lui intitolata a Merano, iniziativa conclusasi con un nulla di fatto ma che racconta molto sia del corso intrapreso nell'ambito dell'odonomastica in Italia – comprese le tante iniziative a favore del segretario storico del Movimento sociale Giorgio Almirante sia in Alto Adige, dove da sempre rappresenta un campo di scontro fra opposte forze politiche e soprattutto etniche. 

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