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La sindaca Raggi dice no alla proposta (dei suoi) di un Museo sul fascismo. Filippi: "La musealizzazione rischia di alimentarne il culto"

Dopo la proposta da parte di alcuni consiglieri comunali del M5S di dar vita ad un Museo sul fascismo a Roma, è arrivata la secca bocciatura da parte della sindaca Virginia Raggi. La questione, d'altronde, è al centro da anni di un acceso dibattito tra gli esperti del settore. Lo storico Francesco Filippi: "Sintomo del fatto che non sia relegato al passato. Il problema non è che non si fa un museo sul fascismo ma che questo non sia un pezzo da museo"

Di Davide Leveghi - 03 agosto 2020 - 18:11

TRENTO. E' bastata una mattinata dall'uscita di un'indiscrezione su una mozione per la costruzione di un museo del fascismo a Roma, che da tutta Italia sono arrivate piogge di critiche. Alla fine, a mettere sostanzialmente una pietra sopra la questione è intervenuta la sindaca Virginia Raggi. “Roma è una città antifascista – ha commentato la prima cittadina della capitale – nessun fraintendimento in merito”.

 

A presentare la proposta, d'altro canto, erano stati proprio alcuni consiglieri del Movimento 5 Stelle, partito di cui la stessa sindaca rappresenta una delle figure più in vista a livello nazionale. Con la mozione 264/2020, infatti, i consiglieri di maggioranza e pentastellati proponevano di creare in un sito archeologico industriale della città un “grande museo” che “funga da polo attrattore per scolaresche, curiosi, appassionati ma anche turisti da tutto il mondo”, sulla falsariga di grandi operazioni culturali europee, soprattutto tedesche. L'obiettivo? “Contrastare il negazionismo e l'ignoranza” e i rigurgiti neofascisti presenti nella città, affidando al Consiglio comunale il compito di deliberare sulla sua messa in atto.

 

Un obiettivo, però, che a giudizio di molti non sarebbe esente da rischi. Creare un museo sul fascismo, infatti, rischierebbe di dar adito a letture apologetiche delle opere del regime. È questo il parere di un gruppo di intellettuali, tra cui Alessandro Bergonzoni, Luigi Manconi, Massimo Recalcati, Anna Foa, Milena Santerini e Luciano Violante, che a mezzo stampa hanno espresso preoccupazione nei confronti dell'iniziativa, in particolare alla luce dei trascorsi dei promotori della mozione, che in maggioranza in Consiglio non sono ancora stati in grado di concludere il lungo iter per la creazione di un Museo della Shoah, da tempo in attesa di approvazione.

 

Sulla mozione (la cui calendarizzazione era prevista per martedì 4 agosto), è finito per pesare il secco no della sindaca, seguito alla sollevazione da parte delle associazioni antifasciste, su tutte l'Anpi di Roma, che in duro comunicato ha espresso le ragioni della sua contrarietà.

 

 

Il fatto che la sindaca Raggi abbia dovuto ribadire che Roma è e resta una città antifascista è un'affermazione che fa accendere una luce sul contenuto di questa mozione – commentato lo storico Francesco Filippi a ildolomiti.it – di fatto la discussione appare a mio giudizio basata su fondamenti non corretti. Da tempo infatti tra gli storici si dibatte sull'eventuale creazione di un Museo del fascismo e sulla sua ubicazione. Per Predappio, luogo natale di Mussolini, è già stato creato un comitato scientifico, per un progetto che ha visto un gruppo di storici, capeggiati da Mario Isnenghi, mettere in chiaro il punto critico della questione: la città romagnola è troppo piccola, ospita già la salma del duce c'è il pericolo che il museo si trasformi in mausoleo. Io sono pienamente d'accordo”.

 

“Tra le altre proposte, invece, si è discusso su Roma e Milano. Condivido l'opinione di storici come Mimmo Franzinelli che considerano più vocata quest'ultima, in quanto culla del movimento fascista. Il problema più evidente però è come fare il museo sul fascismo e cosa significa farlo. La difficoltà infatti sta nel raccontare il primo totalitarismo del '900, visto che è inscindibile dalla creazione eventuale di un museo la necessità di ribadire cosa abbia significato il fascismo per l'Italia. Un museo sul fascismo dunque dovrebbe innanzitutto parlare della tragedia del fascismo, evidenziare come questo sia stato il moto di incubazione di tutti i totalitarismi di destra del '900, il brodo di coltura di regimi come quello nazista, che direttamente dal fascismo traevano l'ispirazione”.

 

“Come spesso accade, però, è la Germania a venirci in aiuto. A Monaco di Baviera, culla e capitale del movimento nazista, è stato creato con sede nella Braunes Haus, la sede del partito nazionalsocialista, un centro di documentazione sul nazionalsocialismo. Non un museo, dunque, evitando il rischio di vetrine e vetrinette, ma un centro studi che produce anche materiale didattico e racconta ottimamente la pericolosità del nazismo”.

 

Come spesso accade, d'altro canto, Italia e Germania dimostrano anche in questo caso le differenze nella presa di coscienza verso il proprio passato. “Cosa significa dare vita ad un luogo 'per appassionati', come si legge nelle indiscrezioni sul contenuto della mozione? Su questa definizione ci sarebbe da riflettere. L'Italia non ha bisogno di un museo fascista ma di un apparato di studi, con il potenziamento degli Istituti storici della Resistenza. Questi sono la cartina tornasole della lotta al fascismo, una rete che dovrebbe essere la base per la creazione di un centro studi. Insito nella musealizzazione del fascismo, invece, ci sarebbe il suo culto”.

 

A chi dovrebbe essere affidato, pertanto, questo compito? “Sul tema non dovrebbero essere i politici a decidere – risponde Filippi – bensì i tecnici, a cui dovrebbe essere affidato il lavoro. Sarebbe sciocco non approfittare della capacità di chi lavora sul campo, conosce il tema e non lo vuole strumentalizzare. Questo episodio a Roma, d'altronde, dimostra proprio come l'intenzione sia strumentalizzare politicamente la questione. Ancora una volta, all'uso pubblico della storia si sostituisce il suo uso politico”.

 

“Tecnico del settore”, Filippi non è dunque contrario a priori verso la proposta di creare un museo, quanto delle diverse proposte finora poste sul tavolo del dibattito pubblico. “Sono colpito dal fatto che non ci sia un museo del fascismo in Italia e ne comprendo il perché. Ciò che mi preoccupa sono le risposte. Di per sé il fatto che non esista, dopo cent'anni dalla creazione del movimento, non è altro che un sintomo di come il fascismo sia relegato al passato. Il problema, in conclusione, non che è non si faccia un museo sul fascismo quanto che il fascismo non sia un pezzo da museo”.

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