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Dall'istruzione al microcredito, un futuro per il Sud Sudan, sconvolto dalla guerra civile. L'impegno del Trentino con l’associazione “Un futuro per Leer e dintorni”

Il Sud Sudan, lo Stato più giovane del mondo, ha compiuto dieci anni il 9 luglio scorso. La sua breve vita, però, è travagliata da una guerra civile iniziata nel 2013. In Trentino c’è un’associazione, “Un futuro per Leer e dintorni”, che si occupa di sostenere l’educazione dei bambini della scuola primaria e l’occupazione delle donne attraverso il microcredito. La presidente, Silvana Conci, è arrivata in Sud Sudan per la prima volta nel 1973, con una missione di comboniani africani

Di Marianna Malpaga - 19 luglio 2021 - 18:40

GIUBA (SUD SUDAN). Lo Stato più giovane del mondo, il Sud Sudan, ha compiuto da poco dieci anni. Un compleanno senza festeggiamenti, quello del 9 luglio, perché la guerra civile che dal 2013 sconquassa il Paese non accenna a cessare.

 

Ne parliamo con Silvana Conci, presidente dell’associazione “Un futuro per Leer (Sud Sudan) e dintorni Odv”, che è stata fondata nel 2013, ha sede a Nogaré, una frazione di Pergine, e opera prevalentemente nella cittadina di Nyal. Come ci spiega Conci, infatti, con lo scoppio della guerra civile è diventato pressoché impossibile lavorare a Leer. Anche i missionari che vi operavano sono stati costretti ad andarsene. L’associazione ha spostato quindi la sua “sede operativa” nella cittadina di Nyal, dove l’anno scorso ha costruito un Centro per le Donne anche con il contributo della Cassa Rurale Alta Valsugana.

Silvana Conci, ex maestra in pensione, conosce il Sud Sudan da ben prima del 2013. Ha visitato per la prima volta il Paese nel 1973, quando ancora era un tutt’uno con il Sudan. “In quel periodo studiavo all’Università di Padova, e in un viaggio a Roma mi è capitato di conoscere un gruppo di comboniani africani che avevano una missione in Sud Sudan – racconta -. Avevo voglia di fare un’esperienza di questo tipo. Quindi, nel gennaio del 1973, sono partita alla volta dell’Equatoria Occidentale, dove abitano gli Azande”. In Sud Sudan, Silvana Conci ha ritrovato un ragazzo sudanese che aveva conosciuto in Italia, rientrato nel suo Paese al termine della prima guerra civile, che ha sconvolto il Paese tra il 1956 e il 1972. “Abbiamo deciso di sposarci a Giuba - spiega Conci -. Ho ottenuto così anche un visto che mi ha permesso di rimanere nel Paese per un paio d’anni”.

Tornata in Italia con la sua bambina, Silvana Conci ha cominciato a insegnare nelle scuole materne. Suo marito, Bonaventura, è rimasto in Sudan e, allo scoppio della seconda guerra civile, nel 1983, si sono perse le sue tracce. Nel 1994, grazie a una conoscenza comune, Silvana Conci è riuscita finalmente a mettersi in contatto con il marito, che si trovava in un campo profughi in Etiopia. “Siccome Bonaventura ha avuto problemi di salute, nel 2001 sono andata ad Addis Abeba a cercarlo, perché potesse rientrare in Italia e curarsi”, racconta Conci.

 

L’”avventura” di Leer arriva nel 2007, due anni dopo la fine della seconda guerra civile. Silvana e il marito rientrano in Sud Sudan con un progetto: costruire una scuola. Ne parlano con il capo tribù, con i maestri e con il fratello di Bonaventura e, una volta stabilito che la scuola si farà, vanno nel nord, a Khartoum, dove racimolano quanto necessario per mettere in piedi la struttura. La scuola, una primaria, ha aperto i battenti nel 2009 ed è stata costruita dal fratello di Bonaventura, Jerome, che è catechista. A Leer, poi, i missionari e le missionarie comboniane – a cui l’associazione “Un futuro per Leer e dintorni” si appoggia – hanno aperto un asilo e una scuola professionale. “Nel 2014, però, i missionari sono dovuti scappare da Leer. I loro compound sono stati occupati dalle milizie governative”, racconta Conci, che in alcuni diari raccoglie tutti gli articoli che parlano di questa terza guerra civile.

 

“I disordini sono nati tra le fila dell’esercito – spiega – dove la maggior parte dei combattenti appartiene a due grandi etnie del Sud Sudan: Dinka, che è anche l’etnia del presidente, e Nuer, che invece è quella del vicepresidente”. La notte del 15 dicembre del 2013, i militari del governo uccidono circa 8mila persone di etnie Nuer, che abitavano in alcune bidonville formatesi tutt’attorno a Giuba, capitale del Sud Sudan. Da lì è scoppiata la guerra civile.

“Raccolgo tutto il materiale sulla guerra nei miei diari – spiega Conci -. Quest’anno ho finito il quarto. Ho inserito tutti gli articoli in ordine cronologico, per formare una storia di una guerra in cui è successo di tutto. È ancora peggio delle prime due guerre civili, in cui il sud combatteva contro il governo di Khartoum, che voleva imporre la sharia. Questa è una lotta tra fratelli”.

 

L’associazione “Un futuro per Leer e dintorni” sostiene la scuola primaria di Dhor Nyal, vicino a Leer, ma oggi permette anche a un gruppo di donne sud sudanesi di Nyal di guadagnarsi da vivere e avere un posto in cui poter parlare di tutto. “Le sosteniamo attraverso il microcredito, che permette loro di aprire delle piccole attività commerciali – spiega Conci -. Nel 2020, poi, abbiamo aperto una Casa delle Donne, dove si incontrano per parlare ma anche per imparare a leggere e a scrivere”. Allo scoppio della guerra, le donne hanno dovuto prendere in mano le redini della vita familiare. “Gli uomini non potevano rimanere nei villaggi. O si nascondevano o entravano nelle fila dell’esercito, che altrimenti sarebbe andato a cercarli”, racconta la presidente di “Un futuro per Leer e dintorni”.

 

L’associazione sta investendo anche nella costruzione di una capanna per il mulino già costruito, che permette alle donne di macinare il grano più velocemente (e di dedicarsi nel frattempo ad altre attività). “È stata la trentina suor Maria Martinelli, provinciale delle comboniane in Sud Sudan, ad avere l’idea del mulino”, aggiunge Conci.

 

Impossibile, per il momento, comunicare con la scuola di Leer. “I missionari che si recano lì per la messa, però, portano degli aiuti - conclude la presidente dell’associazione Silvana Conci -. Così abbiamo ristrutturato la scuola e dato un piccolo contributo ai maestri. Il mio sogno ora sarebbe quello di costruire un pozzo vicino alla scuola. C’era già, ma con la guerra è stato distrutto”.

 

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