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La "squadra operaia" va in paradiso: 5 anni fa il Leicester City di Ranieri vinceva la Premier League

Con il 2-2 fra Chelsea e Tottenham, il 2 maggio 2016 Leicester City di Claudio Ranieri poté finalmente alzare la coppa. Le Foxes si erano aggiudicate la loro prima Premier League. L’aritmetica garantiva infatti una vittoria insperata, che nessuno si sarebbe mai atteso. Nemmeno un falegname 40enne che in preda all’alcool, in vacanza, aveva deciso di scommettere sulla propria squadra una piccola somma di sterline, riuscendo a vincerne ben 22mila

Di Davide Leveghi - 02 maggio 2021 - 12:50

TRENTO. Ci sono favole che fanno conoscere delle città, prima ignote ai più, al mondo intero. A farle emergere degli eventi straordinari, al limite del miracoloso. La vittoria del Leicester City nella Premier League del 2015/2016 è uno di questi, un momento di cui, citando l’ex difensore del Liverpool Jamie Carragher, “si parlerà anche tra cent’anni”.

 

A inizio stagione, attorno a quella squadra di sconosciuti, con sede in una città del centro dell’Inghilterra, non c’è alcuna aspettativa. La sua vittoria nel campionato più vecchio e famoso del mondo, non a caso, è data addirittura 5000 a 1 e nessuno – a eccezione di un falegname di Leicester, in vacanza e in preda alla birra – si immagina nemmeno di scommetterci una sterlina.

 

Sulla panchina, nel secondo anno dopo la promozione nella prima serie, siede il romano Claudio Ranieri. È l’allenatore italiano più british di tutti. Composto, mai fuori dalle righe, rispettoso, ha ereditato la guida delle “Foxes” (le “volpi”) da Nigel Pearsons, non confermato a seguito di una brutta storia di razzismo che coinvolge il figlio.

 

Già in avvio di stagione, ciò che accade è al di fuori dei pronostici. Il Leicester si classifica nelle prime posizioni e dopo 11 giornate è primo a +2 sull’Arsenal. A trascinarlo è l’attaccante Jamie Vardy, un 28enne di Sheffield che pochi anni prima militava nelle serie dilettantistiche. Era stato metalmeccanico – tra i vari lavori svolti – e per un periodo aveva perfino dovuto giocare con la cavigliera, dopo una rissa finita male in un pub.

 

La squadra non è composta da giocatori dai nomi altisonanti, come alcune delle sfidanti blasonate e favorite. Tuttavia, ben presto si distinguono per le prestazioni eccezionali. Dal portiere (e figlio d’arte) danese Kasper Schmeichel al centrale di difesa (e capitano) giamaicano Wes Morgan, passando per gli inglesi Albrighton e Drinkwater, il gigante tedesco Huth e il francese Kantè, fino a Riyad Mahrez e Shinji Okazaki, i componenti formano quella che si definirebbe una “squadra operaia”. Tanta fatica e tanta quantità per supplire alla poca qualità.

 

In aprile, intanto, il Leicester raggiunge già un risultato inaspettato. Per la prima volta nella sua storia si è qualificato in Champions League. Il sogno di vincere la Premier si fa sempre più strada nei cuori dei tifosi e Ranieri non lo nasconde. “Where are in Champions League, man – si esalta in conferenza stampa, incredulo e sognante – and now we go straight away, to try the win the title”. “Really?”, chiedono i giornalisti, ricevendo la risposta sicura del tecnico testaccino: “Yes, man – dice scuotendo la testa – only this remains”. Solo vincere, rimane, e Tottenham, Arsenal e Manchester City sono lì dietro, staccate di diversi punti. Sognare si può.

 

Il 30 aprile, dopo il pareggio strappato all’Old Trafford, il mitico stadio del Manchester United, contro i padroni di casa, l’11 di Ranieri non deve che aspettare i risultati dagli altri campi. E il 2 maggio, quando il derby londinese fra Chelsea e Tottenham si conclude con un pareggio per 2 a 2, può finalmente scoppiare la festa. Il miracolo è compiuto: il Leicester City, per la prima volta nella sua storia (lunga 132 anni), è campione d’Inghilterra.

 

È un vero e proprio miracolo sportivo, una favola che diventa realtà. La città è in festa, così come tutti i tifosi che dal resto del mondo hanno seguito il percorso spettacolare di quella piccola ma arrembante squadra. Poco conta che nella stagione successiva Claudio Ranieri riceva il ben servito, esonerato per gli scarsi risultati in campionato e nonostante la qualificazione agli ottavi di Champions.

 

L’allenatore di Testaccio, apprezzato ma mai altrettanto vincente, è stato incoronato re. È la sua rivincita, la rivincita di una piccola che ha battuto le grandi, le ricche, le vincenti. È, soprattutto, la dimostrazione della bellezza di uno sport che non sai mai quali emozioni ti possa regalare.

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