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Napoleone e il Trentino: breve storia della provincia fra la fine del Principato vescovile, Hofer, il Regno italico e Waterloo

Le guerre napoleoniche portano a rivolgimenti in tutto il continente. Così avviene anche in Trentino, dove il secolare dominio del principe-vescovo viene cancellato. Il territorio provinciale passerà di mano più volte, prima di legare il proprio destino al Tirolo asburgico

Di Davide Leveghi - 18 giugno 2021 - 12:47

TRENTO. Il 18 giugno 1815, a pochi passi dalla cittadina belga di Waterloo, si concludeva definitivamente la parabola di Napoleone Bonaparte. Una manciata di giorni prima, a Vienna, i sovrani d’Europa, riunitisi per ristabilire l’ordine precedente alle guerre napoleoniche e “rimettere al loro posto” i regnanti legittimi (tra cui Luigi XVIII Borbone, re di Francia), sancivano l’avvio della cosiddetta “Restaurazione”. Per i territori trentino e tirolese si chiudeva così una pagina drammatica di storia, tra rivolgimenti epocali, rivolte e continui passaggi di potere.

 

Tra il 1796 e il 1814, l’attuale Trentino passò di mano diverse volte. Con il 5 settembre del 1796 e l’arrivo di Napoleone nella città vescovile si inaugurava una serie infinita di rivolgimenti destinata a trasformare l’organizzazione amministrativa del territorio. E non solo. Le continue occupazioni militari fecero infatti da sfondo all’uscita di scena dell’entità medievale del Principato vescovile di Trento e all’unione del vecchio territorio controllato da Trento con il “circolo di confine” di Rovereto.

 

Morente e anacronistico, il Principato cessò la sua esistenza solamente nel 1803 con la ratifica da parte della Dieta di Ratisbona. Nondimeno, la sua guida, il principe-vescovo, già si era dileguata di fronte all’arrivo dei francesi ben 7 anni prima. Al suo posto, i francesi prima e gli austriaci poi avevano insediato un Consiglio, appoggiandosi su un ceto dirigente aperto alle istanze modernizzatrici.

 

Tra il 1796 e il 1802 il Trentino assiste a ben sei passaggi di potere, effettuati tramite occupazione militare e forieri di trasformazioni in campo amministrativo e politico. Con l’entrata a Trento del conte Ferdinand von Bissingen, a seguito dello sgombero della città da parte dei francesi stabilito dalla pace di Lunéville, la sede vescovile e Rovereto trovano per la prima volta una sistemazione in un’unica entità amministrativa, in un doppio legame con l’Austria e l’Impero romano-germanico.

 

Se da una parte questo passaggio comportò il crearsi di condizioni conflittuali – legate particolarmente alla scarsa autonomia amministrativa del territorio di lingua italiana - dall’altra l’azione austriaca fu caratterizzata da centralizzazione e razionalizzazione; caratteristiche che videro da una parte la disponibilità di parte del ceto dirigente, dall’altra una crescente ostilità popolare. “L’opinione pubblica popolare, abituata a vedere nella conservazione e nell’ordine la garanzia di una vita tranquilla – spiega la storica Maria Garbari – avversava di per sé tutto quello che avrebbe potuto mettere in crisi i valori legati alla cultura contadina e l’immaginario collettivo era ancora esaltato dalla predicazione del clero, che aveva dipinto a tinte fosche gli orrori della Rivoluzione”.

 

La guerra europea, a questo punto, avrebbe segnato ancora una volta il destino del territorio. Con la sconfitta della “terza coalizione anti-napoleonica”, culminata nella battaglia di Austerlitz, il Sacro romano impero si dissolve. Con la pace di Presburgo, l’intero territorio tirolese includente il Trentino passa alla Baviera, che opera sin da subito un ulteriore giro di vite nei processi di razionalizzazione amministrativa. Vengono eliminati i residui feudali, cancellati i privilegi di ceti e corporazioni, riorganizzati i tribunali.

 

La vita sociale fu pesantemente influenzata dal potere bavarese, specialmente nel campo delle manifestazioni esteriori della religiosità, alimentando nella popolazione risentimenti e malumori. “Le popolazioni, adagiate in un immobilismo politico e sociale radicato nei tempi lunghi della storia – scrive ancora Garbari – non furono in grado di comprendere il significato di un mutamento che andava nel senso del progresso e della modernità”.

 

Proprio da questo conflitto irrisolto (ed irrisolvibile) fra centralismo e autonomia, emerse la sollevazione contadina guidata da Andreas Hofer. L’insurrezione scaturiva di fronte ad una modernità introdotta dall’alto e tutt’altro che graduale, innervandosi in un sistema di valori profondamente legati alla difesa degli antichi privilegi, della “piccola patria” e del primato della Chiesa nella società civile.

 

All’ingresso di Hofer a Trento e Rovereto, avvenuto nei giorni 22 e 26 aprile 1809, seguirono mesi difficili di precarietà amministrativa e di governi militari. Riconquistato temporaneamente all’Austria dopo un primo sgombero dovuto alla sconfitta di Wagram, il territorio tirolese sarebbe finito definitivamente sotto controllo francese nel settembre 1809. Una linea di confine basata su ragioni strategiche ed economiche (ma non nazionali) venne a quel punto tracciata per far rientrare il territorio trentino sotto il Regno italico, includendo anche parti dell’attuale Alto Adige. Nasceva così, con capoluogo Trento, il Dipartimento dell’Alto Adige – dando vita ad una denominazione che sarebbe stata resuscitata dal nazionalismo italiano e dal “padre dell’Alto Adige italiano” Ettore Tolomei (QUI e QUI degli approfondimenti).

 

Sotto il Regno italico il processo di razionalizzazione amministrativa subisce un ulteriore approfondimento. I Comuni vengono notevolmente ridotti, giustizia e commercio riformati nei loro organi decisionali, pubblica istruzione e stampa organizzati secondo un principio verticistico di rispetto del potere costituito, controllo e censura. Il ruolo della Chiesa nella vita pubblica venne radicalmente contenuto, affidando allo Stato gran parte delle sue prerogative. Nondimeno, al di là dei caratteri “appiccicati” dalla storiografia successiva (fenomeno analogo al caso della rivolta hoferiana), il consenso delle classi dirigenti non si dovette ad alcun fattore d’ordine nazionale.

 

L’appartenenza del Trentino al Regno italico durerà fino all’ottobre del 1813. Accerchiato dalle truppe austriache, il prefetto abbandona Trento. Nel novembre di quell’anno, il territorio è nuovamente sotto il controllo austriaco, in un passaggio dalla Baviera all’Austria che verrà poi ufficialmente formalizzato nel giugno del ’14. Il 7 aprile del 1815 prendeva forma un’unica provincia, la “contea principesca del Tirolo”. Il centro di potere veniva a quel punto spostato ad Innsbruck. Napoleone, tornato dall’esilio dell’Elba e acclamato imperatore, nel giro di “cento giorni” sarebbe definitivamente uscito di scena, battuto nella celebre battaglia di Waterloo.

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