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Una "barchetta" robotica per monitorare le specie protette e scovare rifiuti nelle acque del Mediterraneo: da Rovereto ecco Zephyrus

Intelligenza artificiale, droni subacquei e tecnologie satellitari per salvare gli oceani: grazie al progetto Zephyrus, l'azienda roveretana Witted collaborerà con l’European space agency per monitorare e salvaguardare le aree marine protette. “Con questo progetto il nostro obiettivo è mettere la robotica al servizio dell’ambiente e salvaguardare le aree marine a rischio”

Di Filippo Schwachtje - 16 marzo 2021 - 18:30

ROVERETO. Ha attirato diversi curiosi ieri pomeriggio, nonostante il primo giorno di zona rossa, il test portato avanti da Witted – azienda roveretana che opera nel campo della green robotics nata e sviluppatasi all'interno del Progetto Manifattura – al laghetto del bicigrill di Borgo Sacco.

 

Camminatori e ciclisti infatti si sono trovati davanti una scena piuttosto singolare: sulle acque poco profonde del bacino artificiale si muoveva lentamente una piccola barca con alle spalle, a riva, tre uomini attorniati da apparecchiature d’ogni tipo.

 

“Per ora stiamo eseguendo i test solo in situazioni controllate – spiega il direttore tecnico di Witted, Emanuele Rocco – ma la destinazione finale di Zephyrus è il mare. L'imbarcazione che stiamo testando al momento lavorerà in coppia con un drone subacqueo, che rimarrà immerso a decine di metri di profondità. Farà da ‘guida’ in poche parole, permettendo al drone di raggiungere, in totale autonomia grazie all'intelligenza artificiale di cui è dotato il mezzo, le aree protette da mappare”.

A quel punto Zephyrus permetterà l’estrapolazione di dati rilevanti, il cosiddetto data mining, e la produzione di interfacce digitali capaci di tradurre i risultati agli operatori sulla terraferma. “In particolare – racconta Rocco – saremo in grado di verificare e successivamente quantificare la presenza di diverse forme di vita acquatiche, dalle varie specie di pesci fino allo stato di salute delle colonie di Posidonia nel Mediterraneo, oltre che riconoscere eventuali rifiuti pericolosi per le specie protette, ad esempio le reti abbandonate dai pescherecci”. 

 

Il tutto avverrà in collaborazione con i satelliti dell'Esa – che ha co-finanziato il progetto di Witted con 80mila euro, avendo l'azienda roveretana vinto un bando emesso proprio dall’ente europeo – che potranno ‘sovrapporre’ le immagini degli oceani scattate in orbita e quelle dei fondali ricavate da Zephyrus per creare dei modelli ottimizzati e più dinamici.

Un traguardo importantissimo per la salute e la salvaguardia del Mediterraneo, in particolare per la protezione della Posidonia, pianta subacquea protetta a livello internazionale per numerose ragioni, dal suo ruolo nel mantenimento della biodiversità marittima e nella produzione d’ossigeno al consolidamento del fondale a ridosso delle coste.

 

Le risorse economiche ed umane alle spalle del progetto sono molto importanti, tanto che come spiega il direttore tecnico di Witted: “Tecnologie come quelle che applichiamo su Zephyrus sono di solito utilizzate – visto il costo ed il livello di know-how necessario a realizzarle – principalmente da aziende del ramo petrolifero, che scandagliano i fondali per raccogliere dati utili allo sfruttamento delle risorse naturali del pianeta. Con questo progetto il nostro obiettivo è l’opposto: mettere la robotica al servizio dell’ambiente e salvaguardare le aree marine a rischio”.

 

A collaborare con la realtà roveretana anche l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il Wwf e l'Università di Trento, oltre che due ricercatori e due professori dal Regno Unito.

 

“In Witted – conclude Rocco – siamo convinti che la green tech debba assumersi la missione di avere un impatto positivo sui grandi problemi del mondo, a partire dal cambiamento climatico, che è per noi la vera sfida da vincere”. 

 

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