Colpire Peppa per educarne cento. Ma a quel papero senza calzoni e senza mutande che cresce tre ''bambini'' cosa facciamo?
In questi giorni si fa un gran parlare di Peppa Pig ma sui canali per bambini vanno in onda cartoni dove ci sono papà più presenti a casa delle mamme, coccodrillini cresciuti da mamme elefanti, villaggi di puffi popolati solo da maschi e una sola femmina, scimmiette sapientone che mettono in crisi il piano evolutivo dove a farla da padroni sembrano siano l'amore, la serenità, la curiosità e la scoperta. I patrioti del telecomando devono stare più attenti perché dai cartoni di oggi a quelli di ieri c'è tanto da censurare ancora. Ve lo ricordate Remì? Venduto dal padre a un girovago e strappato di nascosto alla madre?

TRENTO. Basta con i cartoni animati, sospendeteli tutti. Dove sta andando la società? Cosa possono imparare i bambini e le bambine da un cartone animato dove c'è una piccola orsa bianca che vive con due mamme orse bianche? Mamme e piccola sorridenti e chiaramente felici. Scandaloso, cosa penseranno i nostri figli di questa immagine? Forse che si può star bene anche in un contesto del genere? Ok, stiamo parlando di un cartone dove i protagonisti sono dei maiali che guidano delle macchine e convivono, ripetiamo convivono, in pace con famiglie di lupi, conigli, elefanti, orsi bianchi, per l'appunto. Insomma bestie che in natura, ripetiamo in natura, sarebbero gli uni le prede degli altri, si sbranerebbero, non potrebbero nemmeno convivere negli stessi spazi vitali perché non vivono alle stesse latitudini del globo. Se a questo aggiungiamo che sono anche alti uguali e vivono quasi come fossero degli esseri umani la confusione è totale.
Sottolineiamo il quasi perché al contrario di molti esseri umani questi personaggi inventati sono felici e stanno bene, fanno scoperte, imparano, crescono e si migliorano. Sorridono. A volte litigano ma poi fanno la pace. Gli uomini, quelli veri, no ed è bene che i bambini lo imparino sin da piccoli. Bisogna essere incavolati con il mondo, piangersi addosso, essere cattivi e mediocri per essere all'altezza del mondo dei grandi. L'intolleranza è una benzina che permette a certi adulti di andare avanti, di bruciare stupidità e ottenere commiserazione dai loro pari.
Peppa Pig, insomma, non dà quella giusta immagine di cattiveria umana che serve a far crescere bambini di sana e robusta costituzione e quindi per il partito che si appresta a guidare il Paese va boicottata, eliminata dai palinsesti, dimenticata. Rai YoYo non si deve permettere di mostrare la felicità ai nostri piccoli. E che dire di uno dei cartoni che va in onda grosso modo allo stesso orario su Cartoonito, Hey Duggee? Quello è sfuggito ai censori di casa nostra. Qui ci sono cuccioli di vari animali che durante la giornata vengono affidati dai loro genitori a un cane ''boy scout'' che fa fare loro esperienze e avventure. Ebbene ai più attenti non sarà passato inosservato che un piccolo di coccodrillo, Happy (guarda caso il nome vuol dire felice), è poco allineato con gli altri perché la sua mamma si chiama Elefante ed è, evidentemente, un pachiderma. Insomma, per farla breve Happy è quello che tecnicamente gli uomini definirebbero un bambino adottato. Quegli uomini che vogliono che i bambini sin da piccoli siano schematici e inquadrati in modelli dove il sorriso non conta, conta la forma, conta sottolineare una diversità che è solo nelle loro teste.
Ma cosa dire di quel papero che gira per la città senza pantaloni e mutande, litiga con tutti, parla male e cresce tre paperotti che lo chiamano zio Paperino? Scandaloso. Una specie di maniaco che si trasforma in educatore e che spesso ha a che fare con un topo antipatico e sapientone, che invece ha i pantaloni ce li ha e che vive in simbiosi con un cane ''umano'' che si chiama Pippo e un cane ''cane'' che si chiama Pluto sublimando una sorta di razzismo indiretto dove l'uno è rimasto cane e l'altro si è evoluto diventando bipede e usando la parola. Quello va bene? Va in onda sempre su Rai Yoyo, attenzione, in formato moderno, in 3D ma Paperino è sempre senza pantaloni e senza mutande. Ed è pure 3D. Pericolosissimo. Ripetiamo: attenzione. E Bing? Un coniglietto che vive con un genitore di pezza. Perché? Perché tutti gli ''adulti'' qui sono personaggi senza sesso, senza un'identità definita. Sono semplicemente dei genitori che aiutano i loro piccoli a crescere, a rialzarsi quando succede qualcosa che non va, a spiegargli cosa succede nel mondo che li circonda.
Tra un Peppa Pig e un Bing, però, ci sono ancora i Puffi, straordinari personaggi blu, dove, però, anche nella versione moderna in 3D di fatto c'è solo una femmina per tutta la popolazione di puffi maschi. Qualcosa di totalmente sbagliato dal punto di vista riproduttivo perché non sappiamo quanto dura la gestazione di una puffa ma certamente averne solo una per tutto il villaggio non permette alla popolazione puffosa una sana e robusta crescita demografica che li terrebbe al riparo dalle mire omicide e culinarie di quel povero anzianotto di Gargamella, un single squattrinato che vive con un gatto in una vera topaia. Pessimo esempio per i giovani che anche in questo cartone faranno fatica a identificarsi con qualcuno o qualcosa senza convincersi che quel che conta è essere buoni, aiutarsi e volersi bene. La sera su Frisbee (a casa di chi vi scrive siamo in orario ultimo latte prima della nanna) c'è Curioso come George. Lì c'è un uomo tutto vestito di giallo con un cappello ridicolo e ambiguo, giallo, che convive con una scimmietta la quale grazie alla sua intelligenza e alla sua curiosità riesce a fare cose che, dalla cucina ai calcoli matematici, dalle scoperte naturalistiche a quelle astronomiche, metterebbero in imbarazzo molti uomini adulti. Anche l'uomo col cappello giallo è single, impacciato con le donne, più a suo agio con amici e bambini ma è felice delle scoperte della sua scimmietta e l'aiuta senza sentirsi per questo una specie a rischio evolutivo, minacciato da quel primate che sembra riuscire a fare tutto.
Volendo, poi, sempre su Rai Yoyo c'è Bluey che racconta di una famiglia, diciamo così, più tradizionale...di cani. Ci sono mamma, papà la protagonista, Bluey e il suo fratellino Bingo. Il problema per i patrioti televisivi? Che i cuccioli stanno quasi sempre con il papà il quale è più a casa della mamma ed ha un rapporto speciale di gioco ed educativo soprattutto con Bluey. Insomma, la famiglia di cani che camminano è tradizionale ma detradizionalizzata se qualcuno riesce a definire cos'è tradizionale nelle migliaia di sfumature che ogni essere vivente e cartone animato si costruisce nei rapporti. E queste sfumature servono proprio ad avvicinare i bambini alla loro realtà che è fatta di gioco, scoperta, curiosità, amore, sorrisi.
Ma i patrioti del telecomando non transigono. Nostalgici dei tempi belli forse rimpiangono i cartoni degli anni '80 e '90, quelli come Dolce Remì dove il bambino di 8 anni viene venduto per 40 franchi dal padre a un anziano girovago che lo costringerà a vivere di elemosina e di espedienti, e viene portato via di nascosto alla madre che pure lo amava. Oppure Lady Oscar che da bambina era stata cresciuta dal padre a forza come fosse un maschio per poter diventare comandante della Guardia Reale salvo poi volerla vedere sposata, in un continuo susseguirsi di equivoci anche sessuali, innamoramenti e prese di posizione degne, queste sì, del ventiduesimo secolo altro che i nostalgici di casa nostra. Ah dimenticavo: Oscar viene di fatto violentata in una puntata dal suo amico di tutta la vita e forse grande amore, chissà, Andrè. Poco male, direte. Questi sì che erano cartoni per bambini.
Anna dai capelli rossi ha come antefatto la seguente trama: Anna perde i genitori a causa di un'epidemia e non avendo altri parenti, viene affidata alla signora Thomas, una vicina povera e con il marito alcolizzato. La bambina vive con la famiglia Thomas fino all'età di 8 anni, accudendo i figli della signora, fino a che il marito muore travolto da un treno dopo essersi addormentato ubriaco sui binari. Nei cartoni ''sportivi'' da Mimì e Mila e Shiro gli allenatori picchiavano con bastoni le ragazzine che se per caso si facevano male in qualche parte del corpo loro le ''curavano'' a pallonate in quel punto e anche in Holly e Benji l'insegnamento arrivavano da un lato da un allenatore alcolizzato (Jeff Turner) e dall'altro ad un brasiliano che viveva in casa con il protagonista e la sua mamma mentre il padre di fatto non esisteva, marinaio sempre imbarcato e lontano dagli affetti. Insomma gli esempi potrebbero continuare all'infinito.
Cari patrioti del telecomando: qui c'è ben poco da scherzare. Bisogna sospenderli tutti dal primo all'ultimo. Occhei colpirne uno (Peppa) per educarne cento ma qui bisogna essere più severi. E già che ci siamo via anche le fiabe, la mitologia classica, le opere di fantasia e pure quelle ispirate alla vita reale. Via le canzoni, i film, i quadri e l'arte in generale e tutto quel che c'è di bello. Teniamoci solo la cattiveria, l'intolleranza e la rigidità di schemi mai esistiti ma che vi ostinate a chiamare tradizione. Ma soprattutto fate infilare un paio di calzoni a quel papero esibizionista.


















