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Giornata della api, insostituibili amiche delle natura e speranza di vita futura: dal compianto Paternoster a Mario Rigoni Stern un omaggio alle nostre amiche

Secondo le associazioni di tutela la popolazione di questi operosi insetti è stata decimata, se non dimezzata. Un calo devastante, causa cambiamento climatico, ma specialmente per l’uso indiscriminato della chimica, ‘spruzzata’ tra i frutteti gestiti come fossero impianti industriali, senza troppo badare al ruolo strategico delle api

Di Nereo Pederzolli - 19 maggio 2022 - 18:31

TRENTO. Le api - il 20 maggio è la loro giornata - sono il passato, ma soprattutto il futuro. Inutile ribadirlo: senza il loro operato saremo destinati all’estinzione. Umana, ma ancor prima vegetale. Perché oltre il 70% delle produzioni agricole dipende dal ruolo (insostituibile) di questi fascinosi insetti impollinatori.

 

Api, fa rima con il miele. E - per dirla come ribadiva il compianto Andrea Paternoster, supremo cultore della mielicoltura errante - il miele è usanza, innovazione, trasmissione. E ancora: un privilegio, il tempo che si ferma, l’avventura in un mondo parallelo.

 

Api preziose, decisamente a rischio. Secondo le associazioni di tutela la popolazione di questi operosi insetti è stata decimata, se non dimezzata. Un calo devastante, causa cambiamento climatico, ma specialmente per l’uso indiscriminato della chimica, ‘spruzzata’ tra i frutteti gestiti come fossero impianti industriali, senza troppo badare al ruolo strategico delle api, la uniche che possono scandire l’evoluzione dei frutti e dunque garantire copiosi ( e naturali ) raccolti.

 

Tra le Dolomiti l’apicoltura ha un ruolo mirato. Forse più in Alto Adige che in Trentino. Migliaia le arnie disseminate dagli apicoltori. Oltre mille operatori, in Trentino. Almeno il doppio quelli in provincia di Bolzano. Tutti alle prese con insidiose azioni climatiche, attacchi di Varroa, microscopico acaro che mina la salute delle ‘mellifere’, stravolgendo la produzione di miele. Costringendo qualche azienda apistica a riconvertire l’impegno, abbandonando il ‘lato dolce del loro lavoro’.

 

Api amate più a parole che nella consuetudine. Nonostante il miele evochi sogni fanciulleschi, da custodire nell’intimo e tramandare nel susseguirsi delle stagioni e generazioni. Nel miele sono racchiusi saperi, da scoprire con curiosità, mettendo in gioco tutti i nostri sensi. Lo spiegava con dovizia proprio Andrea Paternoster, selezionando miele come fosse un giacimento sensoriale sinonimo di biodiversità. Abbinandolo al cibo, ma soprattutto usandolo come strumento educativo, oltre ogni progetto didattico, anche se il miele è salito in cattedra all’Università di Scienze gastronomiche a Pollenzo, l’ateneo di Slow Food, dove i mieli di Thun sono ancora ‘tomi di studio’. Tra curiosità e accostamenti gastronomici.

 

Lo abbiamo ribadito altre volte: il miele non si usa solo in caso di problemi influenzali, non solo un dolcificante. Ma molto, molto di più. Piuttosto è l’ingrediente sfizioso, direi magico, per alcune pietanze decisamente ‘pop’. A partire dalla polenta; basta sciogliere un cucchiaino di miele - meglio se di castagno o l’insolito di Sulla - nell’acqua in ebollizione, prima di versare il mais. Oppure insaporire insalate, pure la passata di pomodoro. Senza tralasciare l’apporto energetico. Pappa reale contro lo stress, polline, propoli, miele ricco di sostanze proteiche, curando varie patologie, ipertensione compresa.

 

La giornata delle api, quella del 20 maggio, è legata alla figura dell’apicoltore sloveno Anton Jansa, che già nel 1750 scrisse un manuale per l’apicoltura, tuttora bibbia di grande valore. E’ merito anche di questo personaggio che il miele continua a entusiasmare gli agricoltori più accorti e lungimiranti. In Trentino i Corsi di formazione sono fortunatamente ancora molto richiesti. Spronando giovani generazioni all’apicoltura, a valorizzare i mieli. Da gustare come fossero altrettante variazioni di vini, per rendere l’apicoltura in stimoli per l’apicultura.

 

Curare le api come stile di vita, tra impegno, tenacia, ma anche divertimento. Api che stuzzicano la curiosità. Danno valore al tempo, l’importanza di prendersi del tempo per sé e di dare tempo alle cose. Proprio ( lo cito ancora ) come Andrea Paternoster, l’uomo che sussurrava alle api. Mario Rigoni Stern ha scritto la definizione forse più poetica delle api. ‘Dalla terra veniamo, alla terra torniamo, anche se in mezzo c’è un giardino. Animato dalle api. Già, perché le api sono ‘insieme’ e non individui'.

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