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Trento
29 settembre | 17:12

''Le auto parcheggiate ovunque, le 925 case (nel 1981!) con bagno all'esterno, i morti per droga. Ne ha fatta di strada la città. Perché non è vero che un tempo era tutto più bello''

Inaugurata oggi la mostra ''Trento 1975-1990. La svolta''. Il sindaco Franco Ianeselli l'ha visitata: ''Se avete meno di quarant’anni avrete l’occasione di ammirare le foto di una città mai vista prima. Se invece siete anagraficamente più maturi, allora riconoscerete angoli, personaggi e abitudini di una Trento che oggi non esiste più''. Dalle auto parcheggiate a spina di pesce davanti al Duomo alle aree verdi relegate a Piazza Dante e a Gocciadoro in mostra la città e i suoi cambiamenti

TRENTO. ''Ne ha fatta di strada la città. Perché non è vero che un tempo era tutto più bello. Le auto parcheggiate ovunque, i morti per droga, i parchi che erano solo un auspicio, le proteste dei disabili, le 925 case (nel 1981!) con il bagno all’esterno, i poveri orsi rinchiusi a Gocciadoro misurano non solo la strada percorsa fin qui, ma ci dicono molto anche delle potenzialità che Trento può sviluppare in futuro''. Questo il commento del sindaco di Trento Franco Ianeselli dopo aver visto la mostra ''Trento 1975-1990. La svolta'' allestita nel cortile di palazzo Thun fino all’11 novembre.

 

Il via ufficiale è avvenuto questo pomeriggio per un'esposizione che mostra una Trento a molti sconosciuta, lontanissima da quella che è oggi. Una Trento che aveva le auto allineate a spina di pesce lungo il Duomo e che non aveva aree verdi se non in Piazza Dante e a Gocciadoro. ''Se avete meno di quarant’anni - commenta il sindaco - avrete l’occasione di ammirare le foto di una città mai vista prima. Se invece siete anagraficamente più maturi, allora riconoscerete angoli, personaggi e abitudini di una Trento che oggi non esiste più. È la Trento che ha fame di case e che, nel 1975, inaugura le torri di Madonna Bianca. È la Trento dei grandi cantieri, quello della tangenziale, del Bus de Vela e dei primi centri commerciali. È la Trento operaia della Laverda, della Grundig e della Iret (già Ignis), delle marce del lavoro e dei cassaintegrati disperati dei primi anni Ottanta''.

 

''Trento 1975-1990. La svolta'' è stata curata da Elena Tonezzer, ed è un racconto per immagini – più di 150 – di quindici anni di vita della città. La vicinanza storica di questo periodo rende difficile una ricostruzione critica dei protagonisti e dei temi, le carte stesse che lo documentano sono ancora in gran parte da inventariare e sistematizzare. Le fotografie restituiscono invece la freschezza di momenti e luoghi riconoscibili ma sfuocati dalle trasformazioni che hanno subito, resi diversi dalle decisioni politiche, dalle scoperte tecnologiche e dalle abitudini sociali che sono cambiate dopo il 1990. Non monumenti ma “luoghi comuni”, frammenti di vita vissuta, i cantieri e le piazze utilizzate come parcheggi.

 

L'allestimento, firmato dallo studio Weber+Winterle architetti e dal grafico Matteo Campostrini, si struttura in undici colonne in metallo nero, disposte come isole di un arcipelago all'interno del cortile di palazzo Thun e sarà disponibile fino all'11 novembre 2022. La scelta di non proporre un percorso lineare è legata al fatto che si tratta di periodo molto breve e si è preferito valorizzare una proposta tematica piuttosto che cronologica. La bussola che guida il pubblico è il titolo che ricopre a grandi lettere il basamento di ogni colonna.

Le didascalie delle immagini forniscono il sotto testo di questa esposizione e si basano su una ricerca che ha utilizzato i documenti conservati nell'archivio della Fondazione Museo storico del Trentino, sullo spoglio dei periodici e dei quotidiani, sulla consultazione dell'archivio di deposito del Comune di Trento, degli opuscoli e delle pubblicazioni istituzionali conservati nella Biblioteca comunale cittadina. Le fotografie esposte provengono dall'archivio dell'Associazione Francesco Gelmi di Caporiacco depositato presso la Fondazione Museo storico del Trentino. Gli autori dei singoli scatti, non identificabili esplicitamente, sono però da individuare nei professionisti che hanno collaborato con il giornale l'Adige: principalmente Giorgio Rossi e Roberto Bernardinatti.

 

''Di sicuro - conclude Ianeselli - quella raccontata dalle oltre 150 immagini in mostra è una storia che va saputa, studiata, meditata. Grazie alla Fondazione Museo storico del Trentino, curatrice dell’esposizione, per aver dato alla città l’occasione per conoscersi, riconoscersi e comprendersi meglio''.

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