Le "malattie femminili invisibili" arrivano al Poplar. L'influencer Giorgia Soleri a Piedicastello con la sua testimonianza: "Perché lo stato non ci considera individui?"
In vista delle prossime elezioni oltre a esponenti politici, medici, operatori del sistema sanitario sono intervenute diverse pazienti e attiviste al talk organizzato da Poplar. Il comitato: "Lo Stato e il Ssn riconoscano queste patologie e si prendano carico di tutto questo: queste malattie esistono e si possono curare, non sono nella nostra testa"

TRENTO. Torna il tema delle "malattie femminili invisibili", questa volta in piazza a Piedicastello in occasione del "Poplar Cult". A parlarne oggi (17 settembre) sul palco insieme a esponenti politici, operatori del sistema sanitario, associazioni, pazienti e attiviste anche Giorgia Soleri, nota influencer e attivista nel Comitato vulvodinia e neuropatia del Pudendo.
In vista delle elezioni politiche del 25 settembre, Sara Ferrari e Michela Calzà, candidate alla Camera per la coalizione di centrosinistra rispettivamente per il collegio uninominale di Trento e di Rovereto si sono prese l’impegno di sostenere la proposta di legge per il riconoscimento di vulvodinia e neuropatia del pudendo e di portare avanti le iniziative a livello locale per la formazione e l’inserimento negli extra-Lea.
Il ruolo del comitato si è rivelato fondamentale in questa legislatura grazie a due disegni di legge portati in Parlamento, uno alla Camera e uno al Senato, e alle diverse iniziative locali in quasi tutte le Regioni. L'obiettivo? Il riconoscimento di vulvodinia e neuropatia del pudendo come malattie croniche e invalidanti nei Livelli essenziali di assistenza del Sistema sanitario nazionale.
Era stato a maggio scorso che i consiglieri Paolo Zanella (Futura), Luca Zeni (Partito Democratico del Trentino) e la consigliera Paola Demagri (Patt) avevano depositato una mozione per impegnare la Giunta provinciale a dare riconoscimento a questa serie di patologie, cosiddette "malattie femminili invisibili", inserendole nei Lea: oltre a vulvodinia a neuropatia del pudendo anche endometriosi al I e II stadio e adenomiosi (Qui l'articolo).
La mancata inclusione di queste patologie nei Lea comporta un ostacolo di fatto alle cure per molte persone, in quanto le terapie sono, ad oggi, interamente a carico delle e dei pazienti. A questo si aggiunge la mancanza di conoscenza e un'adeguata informazione, anche in ambito sanitario: un problema che comporta nella maggior parte dei casi un ritardo diagnostico considerevole e un aggravio individuale e collettivo a livello psicologico, sociale ed economico (Qui l'approfondimento de Il Dolomiti).
Oltre a esponenti politici, medici e mediche, operatrici e operatori del sistema sanitario e rappresentanti di associazioni, sono intervenute diverse pazienti e attiviste tra cui anche Soleri, che ha portato sul palco la sua testimonianza. "L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Quindi oggi sono qui a chiedermi: perché lo stato non ci considera individui?", conclude l'intervento l'influencer dopo aver parlato del suo grave ritardo diagnostico e degli elevati costi a carico di chi soffre delle due sindromi.
"Le conseguenze sulla qualità della vita - afferma il comitato - sono altissime ed è dunque arrivato il momento che lo Stato e il Servizio Sanitario Nazionale riconoscano e si prendano carico di tutto questo: queste malattie esistono e si possono curare, non sono nella nostra testa". Ripresentare quindi la proposta di legge nella prossima legislatura rappresenta un passo fondamentale per garantire le tutele necessarie, ridurre il ritardo diagnostico e far emergere dall’invisibilità migliaia di persone in tutto il Paese.















