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Müller Thurgau, è arrivato il momento di parlare di ''Unità Geografiche Aggiunte''. Ecco quali sono le 24 medaglie d'oro a livello internazionale: 12 sono etichette trentine

Si conferma, anche quest’anno, un palmarès tutto d’oro per la competizione internazionale. I premiati, in particolare, hanno ottenuto punteggi superiori agli 85,5 punti. Grande rappresentanza anche delle cantine oltre confine. Nel medagliere, 12 etichette trentine, 2 altoatesine, 1 valdostana e 9 straniere, di cui 6 tedesche, 2 svizzere e una ceca. In particolare, 19 sono produzioni 2021, 4 del 2020 e 1 del 2019, a ulteriore dimostrazione delle capacità di longevità di questo vino

Di Nereo Pederzolli - 02 July 2022 - 18:47

TRENTO. Cembra e (l’ostentata?) apoteosi del Müller Thurgau, il vino dall’omonimo vitigno che scandisce la viticoltura dolomitica, ma che - nonostante gli sforzi e il prezioso, indispensabile operato dei promotori della rassegna - non riesce a trovare la sua doverosa collocazione. Per tante questioni. 

A partire dalla ‘forza del vitigno’, che sicuramente il Müller Thurgau non ha. Neppure se accudito con il carisma dell’artigianalità. Pecca in identità. Anzitutto dal territorio ( parola quasi davvero abusata) dove alligna.

La rassegna ha premiato con la medaglia d’oro i più rappresentativi. Indubbiamente vini di gran pregio, anche se l’autorevolezza talvolta latita. Manca il legame con la specificità. La rassegna stessa dovrebbe chiamarsi  'di e dei Cembra’, quantomeno per i validi Müller Thurgau coltivati nella valle che lo ha adottato forse meglio e in maniera più appariscente del vino ‘di casa’ ovvero la Schiava.

Tutto questo perché il  Müller Thurgau è stato (e continua ad esserlo) un vino spensierato, beverino nella sua fragranza e stile montanaro. Talmente versatile che riesce a soddisfare quasi contemporaneamente qualità e quantità. Nonostante la vite in questione sia coltivata da coltivatori caparbi, talvolta eroici.


Il Müller Thurgau pecca nell’abbinamento (spregiudicato) con i vitigni chiamati ‘autoctoni del Trentino’. Si dimentica che il Mueller Thurgau è frutto di una mutazione, scaturito sul finire dell’800 da intuizioni genetiche del dottor Hermann Müller , progettato in Svizzera, piantato in Germania e poi, quasi 100 anni fa, giunto tra le Dolomiti, valle dei Laghi, Faedo e i terrazzamenti cembrani.

 

Nel giro di qualche decennio - specialmente dal 2000 - è diventato un fenomeno puramente commerciale. Venduto a basso prezzo, talvolta pure ‘gasificato’, per una sorta di prosecchino senza tante lodi.

 

Ha perso in stile, ha smarrito (speriamo in qualche miracoloso recupero) pure la sua biodiversità montanara. Per conservare questa non serve tutelarla come genotipo, ma ha bisogno di salde connessioni tra vitigno e cultura del luogo che lo ha ‘partorito’ diventando vite cardine per lo sviluppo agricolo ed economico delle popolazioni locali. Non deve essere svenduto, massificato, privo di appeal proprio perché ottenuto in zone impervie, tra fatica, il ‘lambicar’ di tanti custodi della vite.

Per dirla con gli studiosi, un vitigno autoctono smette di essere una curiosità e diventa cultura nel momento che riesce ad avere un rapporto con lo spazio, con l’habitat dove maturano i grappoli, dove la mano del vignaiolo lo rende sinceramente ‘local’

 

Non a caso il concetto di ‘autoctono’ ha legami con la parola greca ‘Khton’ che altro non significa che ‘terra’. Ecco allora il significato: riferirlo al luogo dove il vitigno si esprime al meglio.

 

Chiarito questo, ecco perché bisognerebbe insistere sul legame tra Müller Thurgau e Cembra. Per un rafforzativo della Trentino DOC, per scandire riti e consuetudini viticole ben precise.

Iniziare in qualche modo a discutere sui disciplinari delle DOC, affrontare le Unità Geografiche Aggiunte o le cosiddette Mega, menzioni geografiche aggiunte. Diverse regioni lo hanno già fatto. I cugini altoatesini ne hanno individuate ben 48 di Unità Geografiche Aggiunte. A quando l’iter del Trentino? Magari a partire da Cembra. Uga o Mega che si vuole

 

Onore comunque ai premiati. Queste le medaglie d’Oro. Complimenti.

 

Tra i 24 premiati, 12 sono etichette trentineIGT Vigneti delle Dolomiti Müller Thurgau 2021 di Azienda Agricola CasimiroIGT Vigneti delle Dolomiti Müller Thurgau 2019 di Azienda Agricola F.lli Giorgio e Federico PaolazziDOC Trentino Müller Thurgau Laetitia 2021 di Azienda Agricola Fratelli RomaneseDOC Trentino Müller Thurgau 2021 Bio di Azienda Agricola Villa PiccolaDOC Trentino Müller Thurgau 2021 di Azienda Soc. Agr. Semplice ToniolliDOC Trentino Müller Thurgau Athesim Flumen 2021 di Cantina AldenoDOC Trentino Müller Thurgau 2021 di Cantina Rotaliana di MezzolombardoDOC Trentino Müller Thurgau Ritratti 2021 di Cantina La VisDOC Trentino Müller Thurgau 2021 di Cantina ToblinoDOC Trentino Müller Thurgau 2021 di Fondazione MachDoc Trentino Superiore Valle di Cembra Müller Thurgau Pietramontis – sia annata 2020 che 2021 – di Villa Corniole.

 

A questi si aggiungono 2 altoatesini, entrambi di Cantina Produttori Valle Isarco, ovvero DOC Alto Adige Valle Isarco Müller Thurgau 2021 e DOC Alto Adige Valle Isarco Müller Thurgau Aristos 20211 valdostanoDOC Valle d’Aosta Müller Thurgau 2021 di Cave des Onze Communes, e nove stranieri. Ad essere premiati, infatti 6 tedeschi – Meersburger Lerchenberg Müller Thurgau Trocken 2021 di Staatsweingut MeersburgIphöfer Müller Thurgau Trocken 2021 di Hans WirshingPfalz “In the Mood of Müller” Trocken 2021 di Weingut Hammel & CIE GMBHMüller Thurgau Classic 2020 di Weingut HornsteinBegerischer Bodensee Nonnehornes Müller Thurgau 2021 di Winzerhof GiererQualitatswein Baden – Bodensee Müller Thurgau Sonnenufer Trocken 2020 di Winzerverein Hagnau2 svizzeriRiesling Sylvaner Rebgut 2020 di Jacob Schmid Kaspar Wetli e AOS Müller Thurgau 2021 di Wolfer; e 1 cecoMüller Thurgau 2021 select harvest sweet di Lahofer.

 

 

 

 

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