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| 08 mag 2022 | 19:51

Un italiano su tre è sovrappeso (in Trentino il 26%). ''L'eccesso ponderale aumenta con l'età e i maschi sono più a rischio. Ecco cosa dovremmo fare''

Fateh-Moghadam Pirous, responsabile dell’osservatorio epidemiologico del dipartimento di prevenzione dell’Apss, dati alla mano analizza la situazione legata all'eccesso di peso e all'obesità e spiega cosa si dovrebbe fare per invertire la tendenza. Una necessità non solo per il singolo ma per la collettività

TRENTO. Un italiano su tre è sovrappeso e l’11% è obeso mentre in Trentino si parla di un 26% in sovrappeso e di un 7% obeso. E questi dati non accennano a decrescere dal 2008 (nonostante l'affermarsi di svariate nuove tendenze alimentari e legate al miglioramento del benessere psico/fisico). “Questo - spiega il dottor Fateh-Moghadam Pirous responsabile dell’osservatorio epidemiologico del dipartimento di prevenzione dell’Apss - non è rassicurante, perché significa che non siamo stati in grado di abbassare il livello percentuale regionale, mentre in questi anni avremmo dovuto cercare di farlo”. 

 

Pirous, che da anni osserva le fluttuazioni di questi numeri su scala regionale e nazionale, dati alla mano, cerca di spiegare cosa potrebbe essere fatto per invertire questa preoccupante tendenza, dando una visione d’assieme di quella che è la situazione relativa ai casi di eccesso ponderale in Italia e in Trentino. Detto che il 32% percento degli italiani è in sovrappeso (in Trentino lo è il 26%) mentre l'11% è obeso (in Trentino il 7%) guardando soltanto agli anziani nella nostra regione, è stato stabilito che la metà di essi risulta essere in sovrappeso o obeso. “L’eccesso ponderale aumenta infatti con l’aumentare dell’età e a essere più a rischio sono i soggetti maschi rispetto alle femmine – prosegue Pirous –. I più colpiti sono inoltre individui in condizioni economiche disagiate o con un basso livello d’istruzione”.

 

Anche nel caso di eccesso ponderale (che non è altro che l'eccessivo accumulo di grasso corporeo) è possibile quindi parlare di un “fenomeno di disuguaglianza sociale e di scelte alimentari fatte non soltanto per gusto proprio ma anche a causa di un mercato che offre cibo spazzatura a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli degli alimenti sani. Quelli che studiamo - aggiunge il responsabile dell'osservatorio epidemiologico dell'Apss - non sono altro che indicatori di vitale importanza per la prevenzione e promozione della salute, utili per programmare interventi di contrasto”. 

 

Il sovrappeso non è infatti una questione che interessa meramente il singolo ma è riguarda la collettività, è “responsabilità del contesto sociale che deve essere in grado di proporre l’alimentazione sana come scelta facile, immediata, divertente e accessibile”. Non basta soltanto far sì che i medici dispensino buoni consigli, fa inoltre intendere il dottore: “E' necessario intervenire su aspetti sociali come la tassazione di alcuni alimenti o la sovvenzione di altri. O, ancora, proporre di etichettare i cibi in maniera più chiara. Cose che in altri paesi già fanno”.

 

Non a caso, durante la Giornata mondiale dell’obesità 2022 tenutasi il 4 marzo, era stata puntata l’attenzione “sulla necessità di agire in modo comune e collettivo contro l’obesità, qualcosa di cui nessuno dovrebbe soffrire da solo, sentendosi vittima di stigma”, come si legge su Epicentro. Un momento che ha raccontato ancora una volta una realtà che nel mondo riguarda più di un miliardo di persone, come si evince nero su bianco nel resoconto "Who European Regional Obesity Report 2022" recentemente presentato dall’Oms.

 

Chi poi si chiedesse quale sia la migliore arma contro sovrappeso e obesità troverà risposta nella dieta mediterranea, quella vera (e oltretutto eco-friendly): “Sarebbe necessario riprendere e rispettare la dieta mediterranea d’un tempo – racconta Pirous – un regime alimentare basato principalmente su vegetali e cereali, che vedeva limitare il consumo di carne (soprattutto quella rossa) e dei formaggi, cosa che aiuterebbe non soltanto l’individuo ma gioverebbe anche all’ambiente. Mangiare sano non vuol dire tuttavia fare rinunce – ha precisato – il dolce o la bevanda gasata una tantum possono essere gustati senza problemi”.

 

Altro aspetto importante nel contrasto di queste patologie è la promozione di un’attività fisica regolare, da fare “non con l’idea di bruciare calorie ma per i numerosi benefici che da essa possono essere tratti”, conclude il dottore, ricordando quanto sia importante smettere di colpevolizzare il singolo e riflettere piuttosto sull’importanza di agire su larga scala, apportando modifiche che abbraccino la società tutta.

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