"A Trento il 15% dell'acqua della rete idrica va perso", Frisinghelli (Novareti): "Investiamo in tecnologia per ridurre le perdite"
Il 99% delle perdite di acqua nella rete idrica è dovuta all'usura delle tubazioni: "Si tratta di fori nei tubi, dovuti a vecchiaia e usura. Nei prossimi anni puntiamo a ridurre le perdite al 10% attraverso l'ottimizzazione delle reti e la sostituzione di quelle più vecchie e usurate"

TRENTO. L'Italia spreca ogni anno quasi la metà dell'acqua immessa nelle rete idrica a causa di infrastrutture vetuste e acquedotti colabrodo. Secondo l'Istat, ogni anno vengono gettati 157 litri di acqua per persona, che potrebbero dissetare 43 milioni di persone. La percentuale media di perdite in Italia ammonta al 42%.
Il dato scende a circa il 30% per il Trentino e l'Alto Adige e si dimezza per la zona di Trento e per gli acquedotti gestiti da Novareti che, attraverso gli oltre 1.100 chilometri di reti idriche, distribuisce 31 milioni di metri cubi d’acqua.
“Siamo intorno ad un 15% di perdite rispetto all'acqua immessa nella rete – spiega a Il Dolomiti Matteo Frisinghelli, responsabile del servizio idrico di Novareti, la società del Gruppo Dolomiti energia che si occupa di gestire il servizio idrico. - Se lo guardiamo rispetto alla media nazionale, il dato è incoraggiante. Tuttavia, i margini di miglioramento ci sono. Bisogna lavorare per riuscire ad arrivare sotto questi parametri. E lo stiamo facendo. L'obiettivo dei prossimi 4-5 anni è di abbassare la media al 10% delle perdite. Per questo stiamo investendo sulle tecnologie necessarie per riuscire ad avere un sistema ad alta efficienza”.
Le perdite d'acqua avvengono a causa dell'usura del materiale di cui sono composte le tubature della rete idrica. “Si tratta di fori nei tubi, dovuti alla vecchiaia e all'usura. La maggior parte degli acquedotti in Italia sono stati realizzati in ferro e risalgono agli anni del boom economico, quindi anni 60 e 70. Il ferro nel sottosuolo si corrode per cui, con il passare del tempo, la struttura si fora ed esce l'acqua. Questo fattore causa il 99% delle perdite lungo la rete idrica. Per il resto, le dispersioni sono causate da rotture accidentali – prosegue Frisinghelli. - Nella zona del fondovalle trentino le zone più critiche sono quelle limitrofe alla ferrovia”.
Perché? “Perché il passaggio dei treni comporta delle correnti vaganti nel terreno molto forti; ed essendo la corrosione un processo elettrico, il passaggio dei treni aumenta gli effetti della corrosione. Le tubazioni in ferro, materiale che si degrada più facilmente, vengono, quindi, sostituite con materiali nuovi e più resistenti come il polietilene”.
La condizione di oggi che vede l'Italia sprecare quasi metà dell'acqua immessa nella rete idrica, “è frutto della mancanza di investimenti nel passato – commenta Frisinghelli. - Non aver pensato fin da subito a mettere in campo un programma di sostituzione degli acquedotti è il grosso problema che oggi paghiamo. Se ci fosse stata a livello nazionale una politica attenta agli investimenti su questo fronte, adesso avremmo reti idriche più giovani ed efficienti e, di conseguenza, meno perdite. Come gestori ci troviamo a dover supplire alla mancanza di investimenti”.
Per ridurre le perdite serve agire – secondo Novareti – in due direzioni: “ottimizzare le reti – spiega ancora Frisinghelli, – che si traduce in digitalizzazione a livello di controllo per limitare al massimo le perdite, e attuare un programma di sostituzione mirata e continua delle tubazioni più critiche. Sostituire tutte le tubazioni sarebbe troppo costoso. Ci concentriamo su quelle maggiormente ammalorate”.
Quali risultati sono stati raggiunti? “Non c'è un punto di arrivo, ma una serie di step che seguiamo. Ogni anno cerchiamo di dare un po' più di efficienza al sistema e il risultato si vede dopo una decina di anni – risponde Frisinghelli. - Porto un paio di esempi. A Trento nel 2006 per dare da bere alla città dovevamo mettere in rete 55mila metri cubi di acqua. Oggi siamo a circa 38mila metri cubi, con un risparmio di circa 15mila metri cubi di acqua al giorno per raggiungere un numero di persone perfino maggiore. Questo è stato possibile perché abbiamo ridotto le perdite di risorsa idrica lungo la rete. Sempre nel 2006, la portata minima che veniva erogata nel fondovalle di Trento di circa 240 litri al secondo; il numero oggi è dimezzato: siamo a 120 litri al secondo”.












