Cinquantuno anni fa il massacro di Monaco. Il racconto del giavellottista trentino Renzo Cramerotti: "Una giornata tristissima: conoscevo tre degli atleti uccisi"
Otto terroristi palestinesi s'introdussero nel Villaggio Olimpico e presero in ostaggio 11 tra atleti, tecnici e arbitri israeliani, che vennero tutti uccisi. Morirono anche cinque feddayin e un poliziotto. "Venimmo a conoscenza dei fatti solamente al risveglio. Tre di quei ragazzi si allenavano a Tirrenia assieme a noi"

TRENTO. Cinquantuno anni fa il mondo venne sconvolto da un evento senza precedenti: all'alba del 5 settembre 1972 otto terroristi del movimento palestinese “Settembre Nero” s'introdussero nel Villaggio Olimpico durante i Giochi di Monaco e presero in ostaggio 11 atleti israeliani.
L'obiettivo era quello di effettuare uno “scambio di prigionieri” con i terroristi che, in cambio della vita degli olimpionici israeliani, pretendevano la liberazione di 234 palestinesi detenuti nelle carceri d'Israele e di due terroristi d'estrema sinistra tedeschi.
Gli eventi precipitarono nel corso della giornata e culminarono con il terribile scontro a fuoco tra le forze dell'ordine e i terroristi (dopo una gestione completamente errata da parte delle istituzioni tedesche e bavaresi) alla base aerea di Fürstenfeldbruck, luogo dal quale avrebbe dovuto decollare il Boeing che, nelle richieste del commando palestinese, avrebbe portato a Il Cairo carnefici e prigionieri.
Così non accadde: il blitz fallì, portando alla morte dei nove ostaggi (due erano già stati uccisi all'interno del Villaggio Olimpico), di 5 fedayyin e di un poliziotto tedesco, per quello che è stato ribattezzato universalmente il “Massacro di Monaco”.
Alle Olimpiadi di Monaco c'era anche un trentino. Il fortissimo giavellottista Renzo Cramerotti, che l'anno precedente aveva vinto i Giochi del Mediterraneo di Smirne, era lì assieme al resto della spedizione azzurra di atletica leggera. Originario di Aldeno, paese nel quale risiede tutt'ora, Cramerotti era prossimo al rientro in Italia, avendo gareggiato il giorno precedente. Il 6 settembre fece sì ritorno a casa ma, ovviamente, con ben altro spirito rispetto a chi avrebbe dovuto essere al settimo cielo per aver preso parte alla più grande manifestazione sportiva che esista.
“Fu una giornata tristissima – racconta - e, tutt'oggi, ripensando al 5 settembre del 1972 il sentimento è il medesimo, acuito dal fatto che io conoscevo abbastanza bene tre degli atleti presi in ostaggio e poi uccisi dai terroristi. Chi erano? Sono passati tanti anni, i nomi non li ricordo, ma sicuramente uno di loro faceva atletica leggera e un altro era un pesista. Avevano svolto la preparazione pre olimpica al Centro Coni di Tirrenia, dove mi allenavo anche io e, dunque, capitava di mangiare assieme in mensa e scambiare quattro chiacchiere. Tra l'altro la palazzina in cui noi alloggiavamo all'interno del Villaggio Olimpico era veramente vicina quella degli atleti israeliani, non più di 100 metri”.
L'irruzione dei terroristi avvenne poco dopo le 4 del mattino e, nel giro di un'ora, la notizia divenne di dominio pubblico. I Giochi Olimpici non vennero immediatamente sospesi (la giornata si aprì con una gara d'equitazione che andò regolarmente in scena), ma poco dopo la manifestazione venne interrotta, sino alla giornata successiva (per la cronaca al termine delle Olimpiadi l'allora presidente del Cio Andy Brundage dovette rassegnare le dimissioni).
Gli altri atleti vennero a conoscenza degli eventi al risveglio. La zona era transennata e le misure di sicurezza, precedentemente e volutamente molto soft, ovviamente innalzate al massimo livello di allerta.
“Fu proprio così – conclude Cramerotti – al risveglio venimmo informati di quanto era accaduto e di come si stava sviluppando la situazione, anche se le informazioni non erano troppo precise. Io lasciai il Villaggio, come previsto, e rientrai in Italia regolarmente. Poi, come è noto, la vicenda finì in tragedia e il pensiero andò subito a quei ragazzi che avevo conosciuto a Tirrenia e con cui avevo condivido pensieri e spazi durante il periodo di preparazione alla manifestazione che, per tutti gli atleti, rappresenta il sogno di un'intera carriera”.












