Dal Trentino a Palermo, 20 ragazzi alla celebrazione della strage di via D’Amelio: "Un dovere raccontare e ricordare chi ha sacrificato tutto per la giustizia"
Venti ragazze e ragazzi trentini e altoatesini hanno partecipato a Palermo alle celebrazioni per ricordare la strage di via D'Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta

PALERMO. Dal Trentino alla Sicilia nel giorno della strage di via D'Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta. Venti ragazze e ragazzi trentini e altoatesini hanno partecipato a Palermo alle celebrazioni per ricordare la strage di via D'Amelio.
"Questi giovani sono nati tutti dopo il 1992. Quello che per noi è memoria, per loro è storia", le parole di Andrea La Malfa, presidente di Arci del Trentino. "E' un periodo che non hanno vissuto e perciò non possono ricordare. Per questo è un nostro dovere raccontare, far conoscere i testimoni di quegli anni, ricordare insieme a loro chi con profondo senso di giustizia e delle istituzioni, ha sacrificato tutto, fino alla propria stessa vita, nella lotta al potere mafioso".
Il 19 luglio 1992 l'esplosione di una bomba posizionata da Cosa Nostra uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque dei sei membri della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli.
La strage di via D'Amelio arriva 57 giorni dopo quella di Capaci, che uccise il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, con gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Proprio per il profondo legame tra le due stragi, i giovani oltre ad essersi recati alle celebrazioni di via D'Amelio, hanno visitato il memoriale di Capaci, con la stele che rende visibile il punto dell'autostrada Trapani Palermo dove esplose l'ordigno.
Alle celebrazioni di via D'Amelio hanno preso parte, come ogni anno, esponenti della politica, della società civile e delle istituzioni, insieme a migliaia di cittadini.
I giovani trentini ed altoatesini hanno avuto la possibilità di aderire a questa giornata nell'ambito del progetto Estate in campo, promosso da Arci del Trentino e Arciragazzi Bolzano, e sostenuto dalle due Province all'interno del tavolo regionale per la memoria e la cittadinanza attiva.
"Una lotta che è e deve essere ancora attuale perché anche oggi il fenomeno mafioso è diffuso e non smette di esercitare corruzione, intimidazione e minacce, distruggendo le realtà sociali in cui si insinua", conclude La Malfa.












