''Chi pensava di annientarci ha preso. Dopo quasi 34 anni da quel terribile giorno la Quarto Savona continua a camminare'', la Croma di Capaci esposta a Trento
Svelata a Trento la teca con al suo interno i resti dell’auto della scorta del giudice Falcone. I tre agenti all’interno persero la vita: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Nella seconda auto c’era Giovanni Falcone con a fianco la moglie Francesca Morvillo, anch’essi vittime dell’attentato. Alla presentazione anche Tina Montinaro, presidente dell’Associazione “Quarto Savona 15”, vedova del capo scorta Antonio Montinaro

TRENTO. I resti della Fiat Croma blindata guidata dalla scorta del giudice Giovanni Falcone sono stati mostrati, oggi, davanti al palazzo della Regione di Trento alla presenza di autorità e tanti, tantissimi cittadini. All’interno della vettura marrone vi erano tre agenti: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Loro aprivano la colonna che scortava l'auto con a bordo il giudice e la moglie, e sono stati i primi a saltare in aria a seguito della detonazione causata dal tritolo.
La strage di Capaci fu un terribile attentato di stampo mafioso terroristico compiuto da “Cosa Nostra” sull'autostrada che collega Palermo e Trapani, avvenuto dopo la sentenza della Corte di Cassazione per gli ergastoli confermati agli imputati del Maxiprocesso di Palermo. Persero la vita nell’esplosione il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta che si trovavano a bordo di quella Fiat Croma che oggi è stata esposta (dal mattino alla sera) davanti al palazzo della Regione.
Alla cerimonia, organizzata su impulso dell’Assessorato all’istruzione insieme all’Itt Buonarroti hanno partecipato le autorità locali, studenti e cittadini. Presente Tina Montinaro, presidente dell’Associazione “Quarto Savona 15”, impegnata nella promozione della cultura della legalità e della memoria.
Ad accogliere Tina Montinaro, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e l’assessora Francesca Gerosa. Tina Montinaro, vedova del capo scorta Antonio Montinaro, ha spiegato: “Chi pensava di annientarci e di fermarci ha preso. Dopo quasi 34 anni da quel terribile giorno la Quarto Savona continua a camminare. In questa teca non ci sono solo i resti di una macchina, lì dentro ci sono i resti di Antonio, di Rocco e di Vito, gli agenti che in quel momento stavano facendo semplicemente il loro dovere; stavano proteggendo il loro magistrato. E quando in qualsiasi posto d’Italia succedono cose del genere, dobbiamo interrogarci perché significa che abbiamo perso tutti”.
Quindi rivolgendosi in particolare ai numerosi studenti presenti ha sottolineato: “Ora sta a voi fare in modo che cose del genere non accadano più, io confido in voi. Grazie a tutti per la presenza e per l’affetto che mi state dimostrando”.
“Quarto Savona 15” è la sigla radio dell’auto blindata della Questura di Palermo, 100.287 il numero impresso sul contachilometri al momento dell’esplosione. La Quarto Savona 15, per diversi anni, è rimasta quasi nascosta sotto un lenzuolo di ricordi gravosi: l’auto poi è stata donata all’Associazione Quarto Savona 15 e ha ripreso la sua marcia simbolica, venendo esposta a Palermo nel 2017, proprio nel piazzale della “Caserma Lungaro” da dove partì la mattina del 23 maggio del 1992.
Dal capoluogo siciliano, la Quarto Savona 15, continua oggi il suo viaggio verso diverse tappe, scortata dalla Polizia di Stato, per permettere alla memoria di vincere l’oblio, ricordando a tutti, nessuno escluso, che Antonio, Vito e Rocco non erano solo “gli uomini della scorta” ma erano padri, mariti, figli e fratelli. Si tratta di una vera e propria esposizione itinerante, portata avanti da Tina Montinaro, vedova di Antonio, che instancabilmente porta avanti questo progetto.
Sulla vetrina che circonda l’automobile sono inoltre stati posti dei codici Qr che, se inquadrati, mostrano alcuni video preparati dalla Polizia di Stato: scene drammatiche, immagini di repertorio della Rai, riprese effettuate dalla Polizia di Stato sul luogo della strage e registrazioni originali delle comunicazioni radio. “Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere” questa, infine, la frase di Giovanni Falcone posta sulla teca.












