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Trento
09 settembre | 12:46

Commercianti trentini a caccia di personale: la domanda c'è, la richiesta ci sarebbe "ma il costo lavoro per l'azienda è elevatissimo e non permette di offrire paghe adeguate"

"Il problema è nell'eccessiva tassazione del costo del lavoro" spiega Massimo Piffer, presidente dell'associazione commercianti al dettaglio di Confcommercio - un dipendente può gravare sull'azienda il triplo del salario netto. Impossibile erogare paghe più alte: bisogna abbattere il cuneo fiscale"

Commercianti trentini a caccia di personale: la domanda c'è, la richiesta ci sarebbe ma il costo lavoro per l'azienda è
di Martina Grandis

TRENTO. Nel centro storico della città di Trento, sono tanti, se non tantissimi, i commercianti che espongono i cartelli fuori dalle vetrine dei negozi, in cerca di personale. Ma dove sta il problema? Perché da una parte non si trovano lavoratori e, dall’altra, si sente dire “non c’è lavoro” o meglio “non trovo un lavoro con uno stipendio gratificante e in linea con il costo della vita”?

 

Ad intervenire a riguardo è Massimo Piffer, presidente dell’associazione commercianti al dettaglio di Confcommercio.

“Il problema sta alla base - spiega -: il cuneo fiscale deve essere abbassato. Gli esercenti sono in difficoltà perché il costo-lavoro per l’azienda è elevatissimo, un dipendente può arrivare a costare fino a tre volte il costo del suo salario netto”. Che, tradotto, significa che se il lavoratore prende mille euro netti, il datore di lavoro, tra tasse e contributi, ne deve pagare almeno tremila. Un salario che non entra nelle tasche del lavoratore.

 

I commercianti si trovano sempre più in difficoltà e la sfida principale è quella di trovare un punto d'incontro tra le proposte di lavoro e le esigenze dei potenziali collaboratori. Da un lato ci sono le aziende che hanno bisogno di personale, ma non possono offrire stipendi più alti di quelli che ci sono, perché hanno un costo troppo elevato e cercano principalmente personale con contratti a chiamata o part time, in modo da riuscire a gestire meglio i turni o le eventuali malattie e ferie; dall’altra ci sono i possibili collaboratori che non possono permettersi di accettare queste offerte.

 

“Anche coloro che cercano un part time per conciliare studio o vita privata e lavoro in queste condizioni non possono permettersi di vivere – prosegue Piffer –. Il costo lavoro dei dipendenti non permette di offrire paghe più adeguate e le aziende spesso si trovano in una situazione in cui non possono permettersi di erogare salari più alti, anche se desiderano farlo. Questo è particolarmente evidente quando si lavora nei fine settimana, poiché spesso non vengono retribuite le ore extra. Questo, solleva importanti domande sul sistema di retribuzione e sulla sostenibilità economica delle imprese, specialmente alla luce delle crescenti pressioni fiscali”.

 

Quindi? Una delle possibili soluzioni che si potrebbe attuare per affrontare la sfida della sostenibilità economica e il futuro delle opportunità di lavoro è “di redistribuire una percentuale maggiore del salario ai collaboratori anziché allo Stato – analizza il presidente dell'associazione commercianti - È essenziale che governo, aziende e lavoratori collaborino per creare un ambiente in cui il lavoro sia gratificante, sostenibile ed equo per tutti. Ad oggi invece, molte aziende hanno difficoltà ad aumentare gli stipendi, causando insoddisfazione tra i collaboratori e difficoltà economiche per le aziende stesse”.

 

In questo periodo di cambiamento epocale, poi, dove sempre più persone scelgono uno stile di vita conciliativo tra lavoro e tempo libero è fondamentale arrivare a trovare quello che viene definito work life balance.

“La pandemia ha accelerato questo processo e ha cambiato la mentalità delle persone e le opportunità di lavoro – prosegue il presidente dei commercianti di Confcommercio –. Le aziende devono trovare modi innovativi per attirare e trattenere talenti, adattandosi alle esigenze dei lavoratori moderni. I commercianti sottolineano che il lavoro è disponibile, ma la sfida sta nel trovare un punto d'incontro tra le proposte di lavoro e le esigenze dei potenziali collaboratori. Le paghe basse e la limitata flessibilità negli orari spesso scoraggiano i candidati. Molti non desiderano lavorare durante le festività, i fine settimana o il sabato sera, il che, porta i commercianti a lamentare mancanza di serietà. Questo dilemma sottolinea l'importanza di ripensare il modo in cui concepiamo il lavoro e i contratti di lavoro, soprattutto considerando il crescente desiderio di un equilibrio tra vita professionale e personale”.

 

La questione del cuneo fiscale rimane, in sintesi, il grande nodo da sciogliere al centro delle discussioni.

"Assolutamente - conclude Piffer -: meno "dovuto" allo Stato significa poter elargire salari più alti ai lavoratori". 

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