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Trento
09 novembre | 06:00

Operai e insegnanti senza un posto letto: la crisi abitativa schiaccia chi lavora. L’Ance: “Servono aiuti pubblici”. Il Comune punta sull’Ostello dei lavoratori, ma serve tempo

Sono sempre di più, purtroppo, i lavoratori in difficoltà a trovare un posto dove dormire. Difficile trovare un dato che fotografi il fenomeno, nell'edilizia molto manodopera proviene da fuori provincia e molte aziende si stanno impegnando o fornire una parte degli alloggi. Ma nelle stessa situazione sono anche diversi insegnanti. A Trento, purtroppo, i tempi per il nuovo ostello dei lavoratori non saranno brevi, vista anche l'esigenza di una ristrutturazione completa delle ex Bellesini

Operai e insegnanti senza un posto letto: la crisi abitativa schiaccia chi lavora

TRENTO. Operai di cantieri edili, stradali, ma anche insegnanti. Sono decine e decine i lavoratori che stanno affrontando sulla propria pelle in Trentino una crisi abitativa senza eguali. Oggi, purtroppo, il lavoro non è più una garanzia di dignità. Con uno stipendio spesso non si riesce a pagare un affitto e arrivare a fine mese.

 

“È un problema che stiamo cercando di affrontare” ci spiega Andrea Basso, presidente di Ance del Trentino, l'associazione che riunisce i costruttori edili. Fino a oggi, le azioni messe in campo dalla Provincia e dai Comuni non sono servite a molto.

 

A fronte di una manodopera interna carente, infatti, sono tantissimi i lavoratori che provengono da fuori provincia per lavorare nei cantieri e che si trovano in condizioni difficili perché non riescono a trovare un posto letto o perché i costi da pagare sono troppo elevati.

 

“Alcune aziende – ci spiega Basso – cercano di mettere a disposizione delle stanze per venire incontro ai bisogni dei propri operatori. Non è semplice perché le richieste negli ultimi anni sono aumentate e sono pur sempre costi in più per le aziende. Servirebbe un maggiore aiuto del pubblico su alcuni ambiti, magari guardando maggiormente alla possibilità del cambio d'uso di alcuni stabili e alla riqualificazione”.

 

Che la situazione non fosse per nulla semplice lo si era capito anche durante l'estate. Casa Baldè è stato un porto sicuro per tantissimi lavoratori impegnati sui cantieri o a sollevare sacchi nei magazzini. Arrivavano dal Marocco, dalla Costa d’Avorio, dal Pakistan, dalla Turchia, ma ciò che li accomunava era di non potersi permettere un tetto sopra la testa.

 

Così, in via Doss Trento, avevano trovato spazio dentro alcuni container, moduli abitativi, un piccolo villaggio che però ora, nei mesi invernali, ospita migranti e senzatetto e solo in minima parte lavoratori.

 

I lavoratori, però, non sono spariti. Continuano a lavorare in Trentino e chi riesce cerca un posto al riparo da amici oppure all'Ostello di Trento. “Le richieste di lavoratori sono aumentate negli ultimi anni” ci spiegano i responsabili della struttura di via Torre Vanga. “Da noi possono rimanere per 14 giorni in modo continuo e abbiamo operai ma anche insegnanti che magari rimangono qui dal lunedì al venerdì per poi tornare a casa nel fine settimana”.

 

Il Comune di Trento, per cercare di affrontare il problema, sta realizzando un progetto di cui si parla ormai da diversi anni. Si tratta dell'Ostello dei lavoratori, che troverà spazio alle ex Bellesini. In una parte dell'edificio che sorge nel quartiere di Cristo Re, oggi sono ospitati richiedenti di protezione internazionale. La Giunta ha approvato nei giorni scorsi il cosiddetto “quadro esigenziale e il documento di indirizzo della progettazione”, atto fondativo della programmazione dell’intervento, che prevede la completa ristrutturazione dell’ala di via Stoppani per realizzare all’interno dell’ampia cubatura un ostello per i lavoratori, spazi per le associazioni, il circolo anziani, la sede della Circoscrizione e una grande sala comune con cucina e bar.

 

Al secondo piano di questo edificio è previsto l’ostello dei lavoratori, residenza sociale con 8 stanze per 16 ospiti e relativi spazi comuni, pensata per chi, per varie ragioni di carattere socio-economico, pur disponendo di un reddito, non riesce ad accedere agli alloggi disponibili sul mercato.

 

Un progetto giudicato positivamente dal presidente della circoscrizione Centro Storico Piedicastello, Andrea Lamalfa. “Servirà per dare delle risposte – ci spiega – bene che venga fatto, ma occorre anche considerare che non rappresenterà purtroppo la soluzione del problema. La crisi abitativa che stiamo affrontando è forte”.

 

I tempi, purtroppo, per il nuovo ostello dei lavoratori non saranno brevi, vista anche l'esigenza di una ristrutturazione completa dell'edificio. L'ipotesi, per alcuni, è che possa essere attivata a partire dal 2028/2029.

 

Un segnale importante, quindi, ma ancora lontano dall’essere la risposta strutturale a un problema che continua a mordere la quotidianità di tanti lavoratori. In Trentino, oggi, il lavoro non basta più per garantirsi una casa: un paradosso che racconta un territorio sempre più in difficoltà sociale.

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