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Trento
28 gennaio | 17:38

Mercato del lavoro in affanno, le imprese programmano migliaia di assunzioni, ma per oltre il 54,7% dei posti il personale non si trova. De Zordo: "Carenza ormai strutturale"

La causa prevalente è stata la "mancanza di candidati" con una quota del 42,3%, mentre la "preparazione inadeguata" si è attestata all’11,2%. I dati sul fabbisogno occupazionale delle imprese trentine nel 2025 arrivano dall'indagine Excelsior realizzata da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’Unione europea

TRENTO. Un mercato del lavoro apparentemente dinamico ma con segnali sempre più importanti di fragilità. Il calo delle assunzioni previste nel 2025 si unisce a una difficoltà che permane di reperimento della manodopera che ha riguardato oltre la metà dei profili ricercati. Questa la fotografia fatta dall’indagine annuale del Progetto Excelsior – realizzata da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’Unione europea.

 

Il Trentino-Alto Adige, insieme a Veneto e Friuli Venezia-Giulia, si è confermato tra le aree con la maggiore difficoltà di reperimento di personale.  Secondo l'indagine Excelsior nel 2025 le imprese trentine hanno previsto complessivamente 85.990 nuove assunzioni, 1.260 in meno rispetto al dato registrato nell’anno precedente (-1,4%).

 

Le richieste di personale si sono concentrate prevalentemente nel settore dei Servizi con 66.220 potenziali assunzioni, pari al 77% del totale.

 

All'interno di questo macro-settore spicca il Turismo-ristorazione, con 35.050 entrate previste, che rappresenta il 40,8% dei potenziali contratti da attivare, soprattutto per cuochi e camerieri (24.890). Seguono il Commercio con 9.300 ingressi e l’Agricoltura con 5.950. L’Industria ha previsto 13.820 entrate, di cui 5.360 nelle Costruzioni e 8.470 nella Manifattura e nell’ambito dei Servizi pubblici (Public Utilities), trainate in particolare dalle aziende metallurgiche.

Per quanto riguarda le richieste per gruppi professionali il primo posto si collocano le professioni qualificate nelle attività commerciali e dei servizi (40,6%; 34.910 unità), seguite dalle professioni non qualificate (22,2%; 19.060), in particolare addetti ai servizi di pulizia (10.730), e dagli operai specializzati (11,0%; 9.450). Le opportunità rivolte ai profili più elevati (dirigenti, professioni intellettuali, scientifiche e con elevata specializzazione) si sono attestate intorno al 4% (3.360) e hanno riguardato per lo più docenti di scuola primaria e pre-primaria, educatori, formatori (1.190) e ingegneri (620).

 

REPERIMENTO PERSONALE

La difficoltà di reperimento ha interessato il 54,7% delle assunzioni programmate delle imprese trentine, un dato superiore rispetto a quello registrato a livello nazionale (47%), e in aumento di quasi 30 punti percentuali rispetto al 2019.

 

“I dati del Progetto Excelsior confermano la dinamicità del mercato del lavoro trentino, che però risulta sempre più esposto a una carenza ormai strutturale di manodopera” ha commentato Andrea De Zordo, Presidente della Camera di Commercio di Trento. Il capitale umano rappresenta la leva strategica principale per sostenere la competitività del sistema produttivo. Stiamo lavorando per rendere la nostra provincia un territorio sempre più capace di trattenere e attrarre le forze lavoro necessarie per rispondere alle esigenze delle nostre imprese”.

 

La causa prevalente è stata la "mancanza di candidati" con una quota del 42,3%, mentre la "preparazione inadeguata" si è attestata all’11,2%.

Le maggiori criticità hanno riguardato gli operai specializzati (70,4%), i dirigenti e le professioni a elevata specializzazione (64,2%) e le professioni tecniche (64,2%). Permangono inoltre significative criticità nel reperimento di alcuni profili specifici, in particolare addetti nelle attività di ristorazione (58,9%) e operai edili, per i quali la difficoltà di reperimento arriva a sfiorare l’80%. Le imprese hanno segnalato difficoltà anche per il personale non qualificato in agricoltura e nella manutenzione del verde (68,2%).

 

Sono aumentati i contratti a tempo determinato che hanno raggiunto il 75,4% delle entrate totali, mentre quelli a tempo indeterminato sono fermi al 10,4%, una percentuale inferiore rispetto a quella registrata a livello nazionale (17,4%) e che dipende soprattutto dalla vocazione turistica del territorio e dalla necessità di attivare contratti per lo più stagionali.

 

Il diploma professionale si è confermato il titolo di studio più richiesto dalle imprese e ha concentrato infatti quasi la metà delle richieste complessive (48,5%).

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